martedì 11 novembre 2014

Bill Shankly e il Charity Shield del 1974



10 Agosto 1974, Wembley Stadium, Londra. Ore 15:00. All’interno del tunnel che porta al campo Billy Bremner e Emlyn Hughes si chinano l’uno vicino all’altro confabulando qualcosa. Li becca subito Bill Shankly, che prende da parte lo scozzese suo connazionale, ridendo e sghignazzando. Il vecchio Shanks. Una vita passata a Liverpool, a partire dal 1959. Quando prese in mano quella squadra relegata ormai da anni in seconda divisione, che prima di lui aveva collezionato un fallimento dopo l’altro. Quella squadra fatta di giocatori come Bert Shorty Slater, il piccolo portiere scozzese, Ronnie Moran, Alan A’Court e Roger Hunt e riportata poi, con tanto lavoro duro e dedizione, in First Division.

Fino a toccare il cielo con la Coppa UEFA del ’73 e le due FA Cup, oltre ai tre campionati conquistati, il primo dei quali solo due anni dopo la promozione. E ora Shankly è lì, poche settimane dopo il suo annunciato ritiro. Al suo posto, a Luglio, era stato già nominato Bob Paisley, ma quel pomeriggio doveva essere lui a guidare i suoi ragazzi. Lui per l’ultima volta. Lì, davanti a tutta l’Inghilterra. Lì nel tunnel di Wembley, a stringere la mano a Brian Clough, a guardare fuori quella luce verde, lì a ridere con Billy Bremner. A proposito di William Bremner. Capitano storico e indiscusso del Leeds United, il club che per molti in quegli anni (e per Cloughie in particolare) era considerato come dirty, sporco – lo sporco Leeds. Capitano a discapito di tutto, il Capitano campione d’Inghilterra. Distoglie lo sguardo quando Clough lo guarda, non c’è e non ci sarà mai feeling tra i due: se l’ex condottiero del Derby County è destinato a lasciare i Whites pochi giorni dopo, è anche per causa sua.
Si entra. Shankly e Clough guidano i propri giocatori, in fila. Hughes stringe a sé la Coppa, Bremner regge il trofeo di First Division. Ancora pochi secondi e avrà inizio il match valevole per la Supercoppa d’Inghilterra, o Charity Shield, del ’74. Appena la folla vede entrare il corteo di maglie rosse e bianche, Wembley esplode di gioia. E di applausi. Tutti per Bill Shankly. E’ il suo momento, il suo pomeriggio. Cloughie si gira e batte le mani, ammirandolo con rispetto e devozione, buttandogli qualche battuta che Shanks non coglie, o che ignora completamente. Wembley si alza e batte le mani, e la porzione rossa del sacro tempio del football inneggia l’allenatore che ha portato i Reds sul tetto d’Inghilterra e d’Europa. Anche Don Revie è presente in tribuna. Lui, l’attuale tecnico dell’Inghilterra, che solo pochi mesi prima ha guidato il Leeds alla conquista del suo secondo storico titolo di First Division. Ma il momento dei festeggiamenti e delle onorificenze è finito, adesso è tempo di giocare. On the pitch, le due squadre più forti d’Inghilterra, che hanno rivaleggiato per il titolo fin dai tempi della promozione del Liverpool. A Wembley, finalmente.
Le formazioni vengono annunciate, sotto il coro di You’ll Never Walk Alone, a cominciare dai campioni d’Inghilterra: col numero 1, Harvey. Col 2 Reaney, col 3 Cherry, col 4 capitan Bremner, col 5 McQueen, col 6 Norman Hunter, col 7 Lorimer, con l’8 Clarke, col 9 Jordan, col 10 Johnny Giles. Con l’11 Eddie Gray.
Dall’altra parte il Liverpool, i vincitori della Coppa. Col numero 1 Clemence. Col 2 Smith, col 3 Lindsay, col 4 Thompson, col 5 Cormack e col 6 capitan Hughes, col 7 Kevin Keegan, con l’8 Hall, col numero 9 Heighway, con l’11 Ian Callaghan. E col 12 Phil Boersma.
Proprio l’attaccante inglese originario del Merseyside segna la rete del vantaggio per i Reds, al 19’. Thompson batte un calcio di punizione da centrocampo, un lancio lungo deviato da Giles che tuttavia si lascia scappare il pallone, raccolto poi velocemente da Keegan il quale, in velocità, supera il difensore e con un potente diagonale spedisce la sfera dalle parti di Harvey. Il portiere del Leeds però non trattiene e il pallone finisce sui piedi di Boersma, che mette in rete resistendo all’attacco del portiere. 1-0.
La partita si fa nervosa. Le due squadre si erano affrontate tante volte in quegli anni, combattendo in ogni occasione delle cruenti battaglie. Ma mai come in questa gara la tensione ha raggiunto livelli vertiginosi. Billy Bremner e John Giles, i due giocatori più simbolici del dirty Leeds di quegli anni, cominciano a mordere fastidiosamente le caviglie degli uomini di Shankly, a partire dai primi minuti di gioco, forse per fare dispetto a Clough, che ha sempre criticato il loro comportamento in campo. L’irlandese numero 10 della squadra dello Yorkshire reagirà malamente a un fallo avversario, scagliandosi contro l’autore dalla spinta e beccandosi un ammonizione e una ramanzina dall’arbitro. Piccoli episodi, precursori dello sgradevole evento principale del match.
Anche il gioco, tuttavia, continua. Il Liverpool reagisce alla fisicità degli avversari con una perfetta circolazione palla e passaggi veloci atti a sfruttare la rapidità e le incursioni pericolose e sanguinose dei micidiali attaccanti Reds, su tutti Kevin Keegan. Ma i vincitori della Coppa non riescono ad imporsi sulla difesa dei Whites, e la prima metà di gara si conclude sull’1-0.
L’inizio del secondo tempo prende la stessa piega del primo, e nei primi minuti della ripresa anche le Rose bianche di Leeds si fanno pericolose, in particolare con Bremner.
Poi, il caos. Dopo una punizione battuta male dal Liverpool, gli animi si surriscaldano. Kevin Keegan, il giocatore forse più colpito dai rivali del Leeds, già di per sé innervosito dai numerosi calci e pugni subiti da Giles e Bremner non sanzionati dall’arbitro, reagisce malamente ad un ulteriore scontro di gioco, prendendosi a scazzottate con Billy Bremner. L’arbitro questa volta è presente ed espelle entrambi. Siamo al 60’. Keegan, in seguito, fa un gesto che susciterà le ire dei tifosi del Liverpool: al momento dell’espulsione, si toglie la maglia e la butta per terra. Lo imiterà William Bremner, e i due usciranno dal campo a torso nudo, uno dietro l’altro: un’immagine amara e suggestiva, rimasta impressa nelle memorie di molti tifosi e nelle numerose foto.
Cloughie farà entrare il giovane McKenzie al posto di Allan Clarke e le squadre riprendono a giocare in dieci contro dieci, in un nervosismo crescente anche sugli spalti. La nuova svolta arriva al 70’: Lorimer raccoglie palla a centrocampo, salta un avversario e dalla trequarti lancia un pallonetto che Cherry, di testa, infila in rete. E’ il gol dell’1-1 e tutto è riaperto, all’improvviso, sotto l’esultanza sfrenata dei tifosi venuti da Leeds. I minuti finali del match sono intensi, con le squadre che ondeggiano da una parte all’altra del campo alla ricerca del gol vittoria, che non arriverà per nessuno dei due sodalizi, per un soffio.
Saranno, infatti, calci di rigore. Un evento storico, perché quella del ’74 è stata la prima edizione decisa dai tiri dal dischetto. Parte il Leeds, tirando con Peter Lorimer, che insacca la rete. E’ il turno di Lindsay, per il Liverpool, che non sbaglia. In sottofondo, dagli spalti, parte una dolce melodia.
And the sweet silver song of a lark
Walk on through the wind…

Non sbaglieranno né Giles né Hughes, né Gray né Hall.
Walk on through the rain
Though your dreams be tossed and blow…
Hunter e Smith andranno a rete, e poi con Cherry e Cormack sarà 5-5. Si va dunque ad oltranza, e il Leeds sceglie di far battere il proprio portiere Harvey, che scalcerà fuori dallo specchio della rete.
Walk on, walk on with hope in your heart…
Clemence, il portiere del Liverpool, se la ride e va ad abbracciarlo. Anche Harvey sorride: sembra già tutto finito. Già, perché dal dischetto andrà Ian Callaghan, che non sbaglierà il tiro decisivo. 6-5 e Charity Shield al Liverpool.
And you’ll never walk alone
You’ll never walk alone…
 Emlyn Hughes sale le gradinate di Wembley, raccoglie un berretto del Liverpool da un ragazzino e se lo mette in testa. Arriva nel corridoio, seguito da tutta la squadra, e prende il piatto d’argento del Charity Shield. Se lo guarda tutto, raggiante in volto, e poi lo alza con tutte e due le braccia.
And you’ll never walk alone
You’ll never walk alone…
Qualche minute dopo Bill Shankly tornerà negli spogliatoi col suo ultimo trofeo tra le braccia, sotto gli applausi incessanti dei suoi tifosi.

di Giuseppe Platania

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