mercoledì 10 dicembre 2014

In Mondovisione: Steaua Bucarest-River Plate 1986

Steaua Bucarest-River Plate 0-1 (Tokyo, 14 Dicembre 1986, finale unica Coppa Intercontinentale)

La locandina della finale Intercontinentale 1986
Steaua Bucarest: Stingaciu, Iovan, Belodedici, Bumbescu, Weissenbacher, Barbulescu (70' Majearu), Stoica, Balan, Balint, Lacatus, Piturca. All: Iordanescu

River Plate: Pumpido, Gordillo, Gutierrez, Ruggeri, Montenegro, Enrique, Gallego, Alonso, Alfaro (68' Sperandio), Alzamendi, Funes. All: Veira

Fresca vincitrice della Coppa dei Campioni ai danni del Barcellona del manager inglese Terry Venables, la Steaua Bucarest è la prima formazione del blocco comunista a rappresentare l'Europa nella Coppa Intercontinentale. Non solo, la stagione dei Vitezistii è da incorniciare: conquisteranno infatti anche la massima divisione nazionale, distanziando di ben nove lunghezze lo Sportlul Studentesc di George Hagi, quell'anno capocannoniere del torneo con trentuno centri. A contendere l'alloro iridato ai rumeni sono gli argentini del River Plate. Due mesi prima il Millo, timonato da Hector Rodolfo Veira, leggenda del San Lorenzo delle Carasucias, aveva superato in finale di Libertadores sia all'andata che al ritorno i colombiani dell'America de Calì, staccando così il lasciapassare per Tokyo e bissando il successo in campionato, arrivato qualche mese prima.
Alonso sta per lanciare Alzamendi
 Priva di grandi nomi e con Hagi indisponibile, la Steaua si affida alla vena realizzativa di Victor Piturca e Marius Lacatus e alle folate offensive del talentuoso capitano Gavril Balint. Sulla panchina non c'è più il condottiero della campagna europea Emerich Jenei, passato al timone della nazionale, ma sopratutto tra i pali non ci sono più i baffoni beat di Helmuth Duckadam. L'Eroul de la Sevilla, capace di neutralizzare tutti e quattro i calci di rigore del Barcellona nella finale di Coppa dei Campioni ha infatti lasciato il calcio giocato in estate a causa di una trombosi alle mani. O forse, secondo un'altra versiore il portiere non avrebbe consegnato al figlio del dittatore Nicolae Ceausescu una Mercedes ricevuta in dono dal Real Madrid per aver negato la gioia europea agli acerrimi rivali del Barcellona. La mancata elargizione della vettura avrebbe scatenato l'ira del rampollo di casa Ceausescu,  fino a spingerlo a commissionare una spedizione punitica contro Duckadam, avente per obiettivo quello di spezzare le falangi delle mani del portiere. Nessuno sa quale sia la verità, fatto sta che l'eroe di Siviglia torna a giocare solo nel 1989. Niente però sarà più come prima. 
Giocatori del River Plate festanti dopo il fischio finale
Dall'altra parte Veira sa di avere una squadra solida, quadrata e molto più rodata rispetto ai rumeni. A partire dalla difesa, guidata da Alejandro Montenegro e Oscar Ruggeri. La squadra argentina però fa paura soprattutto in avanti. Anche se ha perso Enzo Francescoli, talento cristallino emigrato in Francia, il Millo può contare infatti sull'estro di Norberto Alonso, sull'imprevedibilità e la velocità di Antonio Alzamendi , ma sopratutto sui goal di Juan Gilberto Funes, detto il Bufalo e autore di due reti equamente distribuite tra andata  e ritorno nella finale di Libertadores. Dopo un avvio promettente dei rumeni, con tanto di rete annulata, è il River a spezzare l'equilibro al 28': Alonso approfitta di una distrazione della retroguardia rumena e  batte rapidamente un calcio di punizione; la palla arriva ad Alzamendi, bravo e caparbio a rimanere freddo ed a ribadire in rete la prima respinta dell'estremo difensore rossoblu. Nella ripresa la Steaua prova a rimettersi in carreggiata, ma lo fa attraverso una manovra lenta e confusa. Orgoglio e niente più. La migliore occasione per riequilibrare le sorti dell'incontro capita sul piede destro di Marius Lacatus che però spedisce alto. Il River agisce di rimessa, cercando di sfruttare i varchi lasciati dallo Steaua intento a recuperare il risultato. 
Antonio Alzamendi
Su una di queste transizioni Funes, imbeccato dall'onnipresente Alzamendi,  potrebbe addirittura siglare la rete del rappoddio, bravo nella circostanza Stingaciu a restare in piedi fino all'ultimo ed ad inghiottire la bordata ravvicinata del centravanti argentino. Non cambia però di molto la sostanza, con il River Plate che si laurea campione del mondo per la prima e unica volta nella sua storia, consegnando al calcio argentino anche il titolo iridato per club, dopo quello conquistato dalla nazionale ai mondiali messicani dello stesso anno. Trecentosessantacinque giorni da incorniciare per il futbol Albiceleste.

Vincenzo Lacerenza (twitter:@vinlacer7)

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