mercoledì 4 febbraio 2015

Il primo successo dell'Inter in Coppa Italia prende il via da Napoli


L'Ambrosiana Inter 1938/39

Napoli – Ambrosiana Inter 1-1 (26/12/38, sedicesimi di finale Coppa Italia)

Napoli: Sentimenti, Tamietti, Castello, Riccardi, Fabbro, Prato, Mian, Romagnoli, Biagi, Negro, Venditto. All.: Payer

Ambrosiana Inter: Sain, Girotti, Ballerio, Suber, Puppo, Vale, Rovelli, Meazza, Guarnieri, Campatelli, Candiani. All.: Cargnelli 

Arbitro: Scorzoni di Bologna

Reti: 1’ p.t.s. Candiani, 6’ s.t.s. Fabbro

Era dal 6 novembre che l’Ambrosiana non vinceva, da quel 7-1 alla Lucchese nella settima giornata di campionato. Poi due pareggi, con Modena e Roma, e due sconfitte, a Napoli e sul terreno del Torino. Così i punti di distacco dai granata capolista erano diventati quattro. Per la squadra di Tony Cargnelli – il tecnico austriaco, arrivato dal Bari per sostituire il dimissionario Armando Castellazzi, aveva fin lì legato i suoi successi al Torino, col quale vinse scudetto nel ’28 e Coppa Italia nel ’36 -, la quale era campione d’Italia in carica, c’era ora la breve sosta natalizia, caratterizzata dall’ingresso in gara nei sedicesimi della coppa nazionale. Il match secco si sarebbe svolto il giorno di Santo Stefano allo stadio Partenopeo, nel capoluogo campano. Il Napoli stava offrendo un rendimento altalenante in campionato: l’ultima gara era stata persa sul campo del Genova, ma nel turno precedente gli azzurri dell’ungherese Eugen Payer – alla sua unica esperienza sulla panchina napoletana, venne esonerato a febbraio e sostituito da una commissione tecnica – avevano battuto proprio i meneghini tra le mura amiche grazie ad una rete di Giovanni Venditto, attaccante che vestì la maglia azzurra per dieci anni. Per entrambe le compagini era l’esordio in quell’edizione della manifestazione. I nero-azzurri erano reduci da due semifinali consecutive, mentre i campani non erano mai andati oltre i quarti di finale (da cui furono eliminati, l’anno prima, proprio dall’Inter). Dopo 90’ il match era inchiodato sullo 0-0; necessari perciò i supplementari.
Enrico Candiani
Un minuto fu sufficiente agli ospiti per passare in vantaggio con Enrico Candiani, l’ala varesina alla prima stagione da professionista; avrebbe poi vinto lo scudetto dell’anno successivo, prima di vestire anche le maglie di Juventus, Pro Patria e Milan. Il pareggio locale arriva a dieci dal termine, grazie ad una deviazione in mischia di Aldo Fabbro, centrocampista istriano che a Napoli avrebbe giocato fino al ’43; morì l’anno dopo, non ancora venticinquenne, nella sua casa di Pola, rasa al suolo da un bombardamento aereo. Si dovette perciò disputare lo spareggio a Milano, il 5 gennaio del ’39.
Il trafiletto di giornale che dà la notizia della morte di Aldo Fabbro
Decisivo fu nuovamente Candiani che regalò gli ottavi ai lombardi. Da lì in poi percorso netto per l’Ambrosiana: 0-1 a Livorno, 1-0 alla Roma, 1-3 al Genova e 2-1 al Novara nella finale di Roma. Era il primo successo nel torneo per la Beneamata, che si ripeté altre sei volte nella storia della coppa nazionale; due allori in più rispetto ai partenopei. All’ombra del Vesuvio le due squadre si ritrovarono di fronte in questa competizione ben 58 anni più tardi, nella semifinale di ritorno dell’edizione ‘96/’97: fu ancora 1-1, ma stavolta passarono i padroni di casa ai rigori (poi superati in finale dal Vicenza). Gli ultimi due precedenti negli anni 2000: il quarto di finale 2010/11 (vittoria dal dischetto dell’Inter, poi campione) e quello della stagione seguente (2-0 per il Napoli, poi vincitore).

Roberto Pivato

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