martedì 3 febbraio 2015

La seconda Coppa Italia della Fiorentina passa per la goleada di Roma


La Fiorentina con la Coppa Italia 1960/61

Roma – Fiorentina 4-6 (03/05/61, quarti di finale Coppa Italia)

Roma: Cudicini, Stucchi, Raimondi, Fontana, Losi, Giuliano, Orlando, Pestrin, Manfredini, Selmosson, Menichelli. All: Foni

Fiorentina: Sarti, Robotti, Castelletti, Gonfiantini, Orzan, Rimbaldo, Hamrin, Benaglia, Da Costa, Milan, Petris. All: Hidegkuti

Arbitro: Bonetto di Torino

Reti: 24’ Pestrin, 33’ Da Costa, 35’, 43’ e 84’ Petris, 44’ Selmosson, 71’ e 86’ Milan, 75’ Menichelli, 87’ Orlando

Roma – Fiorentina è un classico della Coppa Italia. Allo Stadio Olimpico le due squadre si sono già affrontate dieci volte: cinque successi locali (di cui quattro negli ultimi confronti), tre pareggi e due vittorie ospiti. I giallo-rossi, assieme alla Juventus, sono la formazione che vanta il maggior numero di trionfi nella competizione: ben nove. Anche i viola, d’altra parte, hanno dimostrato di avere buon feeling con questo torneo, aggiudicandoselo in sei edizioni. La seconda volta dei toscani fu nel ’61, a ventun anni di distanza dalla prima vittoria, ma l’anno dopo la finale persa con la Vecchia Signora. In quella stagione i gigliati ottennero il settimo posto in campionato, ma, soprattutto, conquistarono la prima Coppa delle Coppe della storia. In tutto furono tre i successi stagionali per la Fiorentina: oltre alle già citate Coppa delle Coppe e Coppa Italia, arrivò la Coppa delle Alpi (vinta come nazione assieme a Brescia, Lecco, Pro Patria, Reggiana, Parma, Monza e Lazio). Insomma: un trionfo! Anche la Roma poté fregiarsi di un titolo continentale, sebbene non riconosciuto ufficialmente dalla neonata Uefa: la Coppa delle Fiere. In serie A i capitolini, trascinati dai gol del bomber argentino Pedro Manfredini, terminarono in quinta posizione, qualificandosi così nuovamente per la Coppa delle Fiere. Il 3 maggio 1961, nella capitale, le due compagini si incrociarono per il quarto di finale secco della coppa nazionale, a vent’anni di distanza dal loro primo confronto in questa competizione: anche allora erano quarti di finale in gara unica; vinsero i romanisti (poi battuti in finale dal Venezia) con un sonoro 4-1. Il match in campionato, disputato all’ultima giornata del girone d’andata, a fine gennaio, aveva visto il successo viola per 1-3, con le marcature di Kurt Hamrin, la doppietta di Gianfranco Petris e il gol della bandiera giallo-rosso di Juan Alberto Schiaffino.
Gianfranco Petris
In coppa i laziali avevano superato Napoli e Bologna, mentre i toscani erano entrati in scena un turno dopo e avevano prevalso sul Messina. In campionato, a cinque giornate dalla fine, la formazione di Alfredo Foni era quinta, avanti di due lunghezze rispetto a quella di Nándor Hidegkuti (subentrato a novembre al connazionale Lajos Czeizler) e potenzialmente ancora in lotta per il tricolore. Nelle coppe europee la Fiorentina era già qualificata per la finale (il cui match d’andata a Glasgow sarebbe andato in scena di lì a due settimane), mentre la Roma avrebbe giocato a fine maggio lo spareggio di semifinale contro un’altra compagine scozzese: gli Hibernian. Quello del 3 maggio fu un match incredibile, spettacolare e straripante di segnature: ben dieci! Ad aprire le danze è il centrocampista Paolo Pestrin, pilastro della mediana giallo-rossa dal ’56 al ’63, con quasi 200 presenze all’attivo (sarebbe andato a segno anche nella finale di Coppa delle Fiere col Birmingham ad ottobre).
Dino Da Costa
Dopo dieci minuti, tuttavia, la situazione era già ribaltata: pareggio del brasiliano Dino Da Costa - in prestito quell’anno proprio dalla Roma, dove sarebbe tornato in tempo per vincere la Coppa delle Fiere; è l’ottavo miglior marcatore di sempre della società capitolina e il primatista di realizzazioni nel derby romano; ebbe grande fortuna nella Coppa Italia che vinse tre volte: coi viola, con l’Atalanta due anni più tardi e con la Juventus nel ’65 – e vantaggio ospite ad opera di Gianfranco Petris – la punta friulana che vinse per due volte il titolo di capocannoniere della Coppa Italia (nel ’60 e nel ’61) e che fu pure il miglior marcatore della Coppa delle Alpi di quell’anno; fu il primo giocatore italiano ad andare a segno nella Coppa delle Coppe (il 23 novembre 1960 contro il Lucerna) e il primo calciatore di serie B ad essere convocato in nazionale (quando militava nella Triestina nel ’58). Fu una giornata straordinaria per Petris, a segno altre due volte: una a fine primo tempo per l’1-3, l’altra a pochi minuti dal ’90 fissando momentaneamente il risultato sul 3-5. La prima frazione di gioco si chiuse sul 2-3, vista la rete dello svedese Arne Selmosson – altra figura rimasta nella storia del derby capitolino, essendo l’unico ad aver segnato con entrambe le maglie delle formazioni romane; in nazionale conquistò l’argento ai mondiali del ’58. Nella ripresa gli altri cinque gol: come già detto la terza segnatura di Petris, all’ ’84; la doppietta di Luigi Milan – altro goleador della finale di Coppa delle Coppe, in cui realizzò tre delle quattro reti gigliate – al ’71 e all’ ’86; e le reti locali di Giampaolo Menichelli – la grande ala che avrebbe disputato gli sfortunati mondiali cileni e che, passato alla Juve, avrebbe vinto scudetto e Coppa Italia – e Alberto Orlando – punta romana, capocannoniere della Fiorentina nel campionato 1964/65, capace di segnare una quaterna all’esordio in nazionale (nel 6-0 alla Turchia il 2 dicembre ’62, in una gara di qualificazione agli europei). 4-6! Passano gli ospiti, che batteranno la Juventus in semifinale e la Lazio nella finale giocata a Firenze. In ogni caso il pubblico di quel giorno non si sarà annoiato.


Una formazione della Roma '60/'61
 
Roberto Pivato

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