giovedì 5 marzo 2015

Bastano dieci minuti alla Fiorentina per la prima vittoria sul terreno della Juve


Una formazione della Fiorentina 1935/36

Juventus – Fiorentina 1-3 (24/05/36, quarti di finale Coppa Italia)

Juventus: Bodoira, Santagostino, Foni, Depetrini, Monti, Varglien I, Diena II, Serantoni, Gabetto, Varglien II, Cason. All: Rosetta

Fiorentina: Baggiani, Pizziolo II, Magli, Pizziolo I, Piccini, Morselli, Borsetti, Perazzolo, Comini, Scagliotti, Gringa. All: Ara

Reti: 17’ Varglien II, 76’ Perazzolo, 85’ Scagliotti, 86’ Comini

Arbitro: Scarpi di Dolo (VE) (esp. al 79’ Varglien II)

Il primo confronto in Coppa Italia tra Juventus e Fiorentina coincide col primo successo gigliato a Torino. I bianco-neri dell’allenatore-giocatore Virginio Rosetta hanno concluso il campionato al quinto posto, a cinque punti dal Bologna campione d’Italia. I viola del vercellese Guido Ara non erano riusciti a ripetere la grande stagione precedente, nella quale erano giunti terzi in serie A, e avevano terminato al dodicesimo posto, nei quartieri meno nobili della graduatoria. La massima serie si era chiusa da due settimane, ma la Juventus era scesa in campo appena tre giorni prima, per affrontare l’Ambrosiana, a Milano, nell’ottavo di finale di Coppa Italia. La vittoria della Vecchia Signora era arrivata grazie ad un gol nel finale di Armando Diena, alla sua ultima stagione in bianco-nero prima del passaggio all’Ambrosiana stessa, con la quale, tuttavia, non sarebbe mai sceso in campo. I toscani, invece, avevano disputato il turno precedente a metà gennaio, battendo nettamente in casa il Genoa per 3-0 (a segno l’ungherese Janos Nehadoma, Italo Romagnoli e il futuro genoano e campione del mondo Mario Perazzolo).
Mario Perazzolo
Entrambe le formazioni erano entrate in gare nei sedicesimi, dove il giorno di Santo Stefano del ’35 avevano eliminato agevolmente due compagini liguri: la Juve aveva vinto a Sanremo per 1-4  (coi gol di Umberto Menti, del fiumano Giovanni Varglien e la doppietta di Guglielmo Gabetto), la Fiorentina aveva strapazzato la Sestrese per 8-0 (doppietta di Mario Mannelli e triplette di Romagnoli e Nehadoma). La viola doveva ancora subire gol, ma era chiamata alla prima trasferta di coppa, in uno stadio dove fino ad allora non aveva mai vinto, contro una squadra sulla carta più forte e priva dei due goleador della manifestazione, cioè Romagnoli e Nehadoma. Primo match casalingo invece per le Zebre che cercavano in coppa il riscatto dopo l’interruzione della striscia di scudetti consecutivi, ben cinque. Quell’anno le due sfide in serie A si erano concluse in parità: 1-1 a Firenze, 0-0 a Torino. Ora la gara secca avrebbe determinato chi delle due avrebbe avuto accesso alla semifinale, dove ci sarebbe stato il Torino. Era la prima vera e propria edizione della coppa nazionale: nel ’22, infatti, le partecipanti erano esclusivamente club di categorie inferiori e nel ’27 la manifestazione era stata interrotta ai sedicesimi di finale, per mancanza di date in cui giocare. 

La Juventus 1935/36

Le sorti del confronto sembrarono arridere ai padroni di casa dopo soli 17’: fu Varglien II (cioè Giovanni, il mediano fratello minore di Mario; oltre vent’anni alla Juve, con la vittoria di cinque tricolori e successivamente di due coppe Italia) ad aprire le marcature per l’1-0. In dieci minuti nella ripresa, tuttavia, gli ospiti ribaltarono completamente la situazione. Successe tutto tra il 76’ e l’ ’86: il pareggio fu realizzaato da Perazzolo; nove minuti più tardi il sorpasso ad opera dell’alessandrino Cinzio Scagliotti (miglior marcatore viola in campionato; avrebbe indossato la maglia bianco-nera nella stagione ‘36/’37); a quattro dal 90’, infine, il definitivo 1-3 firmato da Cherubino Comini. Fiorentina che espugna il Benito Mussolini di Torino per la prima volta e che torna nel capoluogo piemontese la settimana successiva. L’avversario stavolta è il Toro; in palio la finalissima di Genova. Si imporranno i locali per 2-0, andando poi a vincere il derby piemontese contro l’Alessandria e sollevando quindi la coppa. I gigliati dovranno attendere quattro anni per aggiudicarsi il trofeo e cinque per vincere di nuovo in casa della Juve.

Roberto Pivato

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