martedì 31 marzo 2015

La prima volta dei Maestri in Italia sotto lo sguardo del Duce

Italia-Inghilterra 1-1 (Roma, 15/05/1933, amichevole)

Gli azzurri campioni del mondo ('34)
Italia: Combi, Rosetta, Caligaris, Pizziolo, Monti, Bertolino, Costantino, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi. All: Vittorio Pozzo

Inghilterra: Hibbs, Goodall, Hapgood, Strange, White, Copping, Geldard, Richardson, Hunt, Furness, Bastin. All: Herbert Chapman

Marcatori: Ferrari 4', Bastin 24'

Arbitro: Bauwens (GER)



Herbert Chapman
Ad un anno esatto dalla rassegna planetaria, da ospitare sul suolo patrio, fervono i preparativi, imperversa l'organizzazione e vanno in scena le prime prove generali. Per testare le strutture e l'affetto del pubblico italiano, occorre individuare un avversario di grido: non un semplice sparring partner, ma una compagine di respiro internazionale. Indaffarata nell'allestimento dei mondiali del 1934 e sfilati i primi petali dalla margherita, il massimo organismo calcistico italiano, conviene sulla scelta della rivale: l'identikit tracciato corrisponde a quello dell'Inghilterra. Chi meglio dei Maestri inglesi può fornire agli azzurri e all'Italia un test probante in vista dell'impegno venturo?. La missione è però compiuta soltanto a metà: resta da convincere la FA. Dagli uffici della federazione parte un cablogramma: destinazione Londra, sede della FA. La richiesta è ufficialmente inviata. La palla passa nelle mani dei dirigenti della Football Association: spetta a loro dare il beneplacito all'esibizione. Passano alcuni giorni,, ma l'avallo tarda ad arrivare. Di mezzo ci sono, come sempre, annose questioni di politica estera: Oltremanica non condividono la bulimica politica espansiva varata da Benito Mussolini. Ma alla fine, per galanteria, l'invito non viene rispedito al mittente. Fugate le ultime remore, dissipati i dubbi e sgomberata per qualche ora la mente dai rompicapi politici, la selezione dei Tre Leoni si appresta a soggiornare per la prima volta in Italia. 
Il 15 Maggio 1933, allo Stadio Nazionale del Partito Fascista Italiano, l'odierno Flaminio, regna l'entusiasmo. C'è aria di festa generale, quando tra ali di fazzoletti volteggianti e saluti romani ossequianti, le due squadre scendono in campo. A supervisionare il tutto, dall'alto del suo palchetto d'onore, attorniato da ragazze e gerachi, c'è anche il Duce. La folla lo acclama, lo osanna. Le telecamere lo inquadrano.  Lui, impettito in giacca d'ordinanza e barba d'un giorno appena, si annoda la cravatta e senza lasciar trasparire alcuna emozione si accomoda sulla poltroncina. Accenna un timido sorriso soltanto quando l'arbitro, l'arianissimo Bauwens, infila il fischietto tra gli incisivi e lancia il segnale d'avvio. Fraseggi, sportellate, spintoni. Si gioca poco. E' la tattica a farla da padrona: da una parte il "Sistema" di Herbert Chapman, leggendario manager dell'Arsenal, dall'altra il "Metodo" di Vittorio Pozzo, commisario tecnico al quarto anno sulla panchina azzurra, che in futuro traghetterà gli azzurri verso un inarrivabile bis "Mundial". 
Giovanni Ferrari
Scontro tra filosofie. Al quarto minuto di gioco si spezza l'equilibrio: è una sassata di Giovanni Ferrari, attaccante all'epoca in forza alla Juventus, a fulminare Hibbs. L'Inghilterra accusa il colpo e sbanda paurosamente, lasciando il pallino del gioco agli azzurri. Che sembrano avere le ali ai piedi, ma che tuttavia non riescono a concretizzare: al 18' Costantino avrebbe sul piede la palla del raddoppio, ma incespica sul pallone e sciupa clamorosamente. Pozzo si mangia le mani, Mussolini osserva impassibile. Chapman ringrazia e trama la vendetta.  Una breve consultazione con i membri della panchina, un paio di accorgimenti tattici, qualche urlaccio: i calciatori di Sua Maestà sono catechizzati a dovere. E il pareggio non tarda ad arrivare: Furness gigioneggia al limite dell'area e apparecchia per Bastin; l'ala dei Gunners, sul filo del fuorigioco, come si suol dire oggi, non crede a cotanto ben di Dio e con una pistolettata di prima intenzione supera il malcapitato Combi. Sul cronomentro scorre il ventiquattresimo minuto di gioco. 
Cliff Bastin
La  partita è ancora giovane, ma il risultato non subirà ulteriori oscillazioni. Nella ripresa è l'Italia a crederci di più: nonostante un Meazza a mezzo servizio, sarà Hibbs a gaudagnarsi la palma del migliore in campo, sventando a più riprese gli assalti azzurri. Impalpabile e leggerina invece l'Inghilterra in zona goal: al rientro dagli spogliatoi, nè Hunt e nè Furness, sagacemente piantonati da Rosetta e Caligaris, riusciranno a rendersi pericolosi dalle parti dell'estremo azzuro. E la prima trasferta inglese nel Belpaese porterà fortuna agli azzurri: la banda Pozzo trionferà, non senza ombre, nella manifestazione iridata dell'anno successivo. Dove non prenderà parte invece l'Inghilterra: gli screzi con la FIFA  termineranno soltanto nel 1950, quando presenziando ai mondiali brasiliani, la rappresentativa dei Tre Leoni si spoglierà finalmente dell'aura di presunta superiorità che l'aveva accompagnata nella prima metà del Novecento.


Vincenzo Lacerenza 

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