mercoledì 4 marzo 2015

Tozzi stende il Napoli nell'anno del primo trionfo laziale in Coppa Italia

Lazio-Napoli 3-1 (Roma, 15/06/1958, Coppa Italia, Primo turno)


La Lazio festeggia la Coppa Italia del '58
Lazio: Lovati, Lo Buono, Colombo, Carradori, Pinardi, Pozzan, Bizzarri, Burini, Tozzi, Tagnin, Prini. All: Bernardini

Napoli: Benevenuti, Comaschi, Greco II, Beltrandi, Franchini, Posio, Novelli, Bertucco, Brugola, Pesaola, Gasparini. All. Amadei

Arbitro: Lo Bello di Siracusa

Marcatori: Tozzi 16', 32', Tagnin 47', aut. Colombo 80'

Amedeo Amadei
Terminata la lunga pausa conseguente al secondo conflitto bellico, la Coppa Italia ritorna ad occupare i calendari calcistici a partire dalla stagione 1957-1958. Trascorrono gli anni, cambia anche la formula: ai turni ad eliminazione diretta si aggiungono i classici gironi all'italiana. Proprio a questa edizione risale il primo confronto tra Lazio e Napoli:  biancocelesti e partenopei si ritrovano abbinati nel girone H. Favorito, anche per i valori espressi dal campionato, è il Napoli, timonato all'epoca da Amedeo Amadei, ex prolifico stoccatore che aveva terminato la carriera all'ombra del Vesuvio dopo aver gonfiato le reti di tutte Italia al servizio di Roma, Inter e Atalanta.  Diametralmente opposto era stato il percorso delle due compagini in campionato: mentre gli azzurri avevano lottato per le posizioni nobili della classifica, i capitolini avevano navigato in acque perigliose per tutta la stagione, scampando ad un'ingloriosa retrocessione soltanto per una manciata di punti. Lo scenario si era però completamente ribaltato in Coppa Italia: la Lazio aveva superato il Palermo con un roboante 5-1 nella prima giornata, mentre il Napoli, a dispetto di quanto di buono lasciato intravedere in campionato, era stato regolato a domicilio dalla Roma. La gara dell'Olimpico rappresentava per gli azzurri già un'ultima spiaggia, un crocevia fondamentale, una gara da non fallire per non intaccare le speranze di qualificazione: una sconfitta avrebbe sancito, anche se non aritmeticamente, la fine dell'avventura partenopea in Coppa Italia. I buoni propositi resteranno però nelle intenzioni dei calciatori azzurri.
Humberto Tozzi
L'Olimpico rumoreggiante e fiammeggiante, affollato da circa tremila sostenitori biancocelesti, spingerà gli aquilotti verso un' affermazione di capitale importanza in ottica qualificazione. Trascinatore, nell'assolato pomeriggio romano, sarà Humberto Tozzi, che prima concretizzerà, con un guizzo da avvoltoio d'area, una pregevole combinazione stretta con Bizzarri e Tagnin, e poi, un quarto d'ora più tardi, troverà anche la rete del raddoppio con una bordata da fuori area. Curiosa la vicenda legata al traferimento di Tozzi: il tesseramento dell'oriundo proveniente dal Palmeiras fu al centro di un'accesa diatriba a colpi di carte bollate e udienze con la federazione, poi risoltasi con il tanto agognato lieto fine. A chiudere definitivamente la pratica, fiaccando le ultime velleità partenopee, sarà poi Carlo Tagnin, infaticabile mezzala che in futuro vivrà da protagonista l'epopea della Grande Inter del "Mago" Herrera. Il Napoli, gravato dal pesante passivo e privo di alcuni dei suoi uomini migliori come Vinicio, Di Giacomo, Morin e Bugatti, non getterà la spugna, riuscendo, grazie ad una maldestra autorete di Colombo, a siglare la classica rete della bandiera.
Carlo Tagnin
L'infortunio tecnico del difensore biancoceleste non modificherà però più di tanto la sostanza: la Lazio porterà a casa l'intero bottino, mentre il Napoli incapperà nel secondo rovescio consecutivo. I partenopei si riscatteranno prontamente, liquidando il Palermo, salvo poi tornare a balbettare nelle restanti giornate. Gli uomini di "Fuffo" Bernardini, alla guida dei capitolini dopo aver vestito la casacca biancoceleste da calciatore, manteranno invece ben saldo il comando del raggruppamento, riuscendo così a volare alla fase ad eliminazione diretta. Per i biancocelesti sarà una marcia trionfale: supereranno il Marzotto ai quarti, si sbarazzeranno della Juventus in semifinale, prima di sollevare il trofeo sotto il naso della Fiorentina.


Vincenzo Lacerenza

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