mercoledì 22 aprile 2015

C'era una volta in Europa: la Juve perde a Monaco ma vola in finale


Una fase di gioco di Monaco-Juventus del 15/04/98

Monaco – Juventus 3-2 (15/04/98, semifinale di ritorno Champions League)

Monaco: Barthez, Diawara, Christanval, Léonard (65’ Sagnol), Martin, Djetou, Bernabia, Collins, Ikpeba (69’ Špehar), Trezeguet, Henry. All: Tigana

Juventus: Peruzzi, Torricelli, Birindelli, Iuliano, Dimas, Conte, Tacchinardi, Zidane (59’ Pecchia), Pessotto, Inzaghi (5’ Amoruso) (71’ Davids), Del Piero. All: Lippi

Arbitro: Meier (Svizzera)

Reti: 15’ Amoruso, 38’ aut. Conte, 50’ Henry, 74’ Del Piero, 82’ Spehar

La Juve dovrà fare attenzione nella sua seconda trasferta nel Principato di Monaco: la prima, infatti, si concluse con una sconfitta per 3-2. Era il 15 aprile 1998, semifinale di ritorno della Champions Legaue; i bianco-neri avevano ipotecato la finale col 4-1 del Delle Alpi, quindi fu un ko indolore. Un tale risultato garantirebbe il passaggio del turno anche stasera, ma certo, il vantaggio della gara d’andata è molto più esiguo. La formazione di Marcello Lippi si apprestava a disputare la terza finale di fila: l’anno prima l’amara delusione contro il Borussia Dortmund, mentre nel ’96 era stato trionfo nella sfida con l’Ajax. Stavolta sarebbe toccato il Real Madrid e l’epilogo non fu certo dei migliori, con il gol di Predrag Mijatović che condannò i torinesi, regalando alle Merengues la settima coppa. Il cammino della Vecchia Signora nella competizione, che per la prima volta era aperta anche alle seconde classificate dei migliori campionati continentali, era stato complicato solo nella fase a gironi. Nel gruppo B il secondo posto era stato ottenuto alle spalle del Manchester United e davanti a Feyenoord e Kosice, con un bilancio di quattro vittorie e due sconfitte, all’Old Trafford e a Rotterdam. La Juve fu ripescata quale seconda miglior seconda e si qualificò perciò ai quarti, dove ebbe vita piuttosto facile con la Dinamo Kiev: 1-1 a Torino, 1-4 in Ucraina. I monegaschi, vincitori l’anno prima del loro sesto scudetto, arrivavano per la seconda volta al penultimo atto della più prestigiosa competizione europea. Era già successo nel ’94, quando un’altra squadra italiana, il Milan, li aveva eliminati. Si aggiunga che nel ’92, inoltre, erano riusciti a raggiungere la finalissima della Coppa delle Coppe, ma ne erano usciti battuti dal Werder Brema. I bianco-rossi avevano vinto il raggruppamento F, precedendo Bayer Leverkusen, Sporting Lisbona e Lierse, perdendo solo in Portogallo e, per il resto, collezionando quattro successi ed un pari. Nei quarti, poi, avevano compiuto l’impresa di far fuori i Red Devils, in virtù dei gol fuori casa: 0-0 nel Principato, 1-1 in Inghilterra. D’altra parte la compagine di Jean Tigana poteva contare su nomi importanti, specie nel reparto offensivo: si pensi ai vari David Trezeguet e Thierry Henry (due che avrebbero vestito la casacca juventina nell’immediato futuro), o al nigeriano Victor Ikpeba.
David Trezeguet e Thierry Henry in posa scherzosa con la maglia monegasca
I bianco-neri erano in un momento decisivo della stagione: primi in campionato con una sola lunghezza di vantaggio sull’Inter, a cinque giornate dalla fine, ad un passo dall’ennesima finale europea. I bianco-rossi, invece, nella Division 1 francese avevano già irrimediabilmente perso contatto con le prime due, il Lens ed il Metz, perciò non gli rimaneva che tentare l’impresa di vincere con tre gol di scarto al Louis II. La cosa apparve subito assai improbabile, allorché Nicola Amoruso, subentrato dopo appena cinque minuti a Pippo Inzaghi, firmò lo 0-1 (suo secondo centro personale in Champions dopo quello al Kosice nella prima fase), deviando di sinistro un cross teso di Alessandro Del Piero. Erano trascorsi soltanto quindici minuti. Il pareggio locale arrivò al ’38, con una violenta punizione mancina del difensore belga Philippe Léonard, deviata fortunosamente in barriera da Antonio Conte. L’1-1 all’intervallo lasciava in ogni caso tranquilla la Juventus. Sicurezza leggermente scalfita dal 2-1 di Thierry Henry, con un pregevole tocco a scavalcare Angelo Peruzzi in uscita, dopo cinque primi nella ripresa. Ma a riportare definitivamente la serenità in casa bianco-nera ci pensò ancora una volta il capitano, con una splendida volèe di destro. Ad un quarto d’ora dalla conclusione era il gol che metteva la parola fine al discorso qualificazione.
Nicola Amoruso
I padroni di casa si tolsero comunque lo sfizio di aggiudicarsi il match, andando a segno per la terza volta col croato Robert Špehar - già capocannoniere del campionato del suo paese e poi di quello belga e, nel ’99, in Italia con la maglia del Verona - abile a girare in rete di testa un traversone dalla destra. Il 3-2 finale mandò dunque ad Amsterdam, per la finalissima del 20 maggio, la Juventus, con l’esito deludente di cui abbiamo già detto.


Roberto Pivato

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