giovedì 23 aprile 2015

Sfumature di Uefa: 1969, la Dinamo Kiev non conquista il Franchi


La formazione della Fiorentina 1969/70

Fiorentina – Dinamo Kiev 0-0 (26/11/69, ritorno ottavi di finale Coppa dei Campioni)

Fiorentina: Superchi, Rogora, Longoni, Ferrante, Brizi, Merlo, Esposito, De Sisti, Chiarugi, Maraschi, Amarildo. All: Pesaola

Dinamo Kiev: Rudakov, Troshkin, Sosnikhin, Levchenko, Krulikovski, Serebryanikov, Muntyan, Medvid, Puzach, Khmelnitskiy, Byshovets. All: Maslov

Arbitro: Marschall (Austria)

L’impresa la Fiorentina l’aveva fatta all’andata, a Kiev, allora Unione Sovietica. Di fronte a quasi centomila spettatori la viola aveva offerto una prestazione spettacolare, espugnando lo Stadio Olimpico grazie alle reti di Luciano Chiarugi e Mario Maraschi; in mezzo il momentaneo pareggio di Viktor Serebryanikov. Una prova tanto convincente da essere applaudita dallo stesso pubblico sovietico e da spingere il tecnico degli ucraini, Victor Maslov, a definire i gigliati la miglior squadra che avesse mai giocato in Russia. Ora si trattava di difendere quel prezioso vantaggio nel ritorno, al Franchi, per ottenere l’accesso ai quarti di finale della Coppa dei Campioni 1969/70.
Luciano Chiarugi
I viola fin lì avevano sempre vinto, 1-0 e 1-2 nei sedicesimi contro gli svedesi dell’Östers; così come i bianco-azzurri, che si erano sbarazzati dell’Austria Vienna grazie al successo in trasferta per 1-2 e a quello casalingo per 3-1. Per continuare il cammino nella seconda Coppa dei Campioni della loro storia, – la precedente partecipazione risaliva alla seconda edizione del torneo, nel ‘56/’57; allora i toscani giunsero fino alla finale, persa al Bernabéu contro il Real Madrid -  agli uomini di Bruno Pesaola bastava un pari tra le mura amiche. In campionato, dopo nove giornate, i viola erano secondi, staccati di tre punti dal Cagliari capolista; in Coppa Italia avevano superato da imbattuti la fase a gironi e attendevano il Varese nei quarti. La Dinamo era un vero e proprio squadrone: grazie all’apporto di giocatori che avevano anche una notevole esperienza internazionale con la maglia dell’URSS - quali gli attaccanti Anatoliy Byshovets, Anatoliy Puzach e Vitaly Khmelnitskiy, i centrocampisti Viktor Serebryanikov e Volodymyr Muntyan, il difensore Vladimir Levchenko e il portiere Evgeni Rudakov - e la guida di Maslov - in carica dal ’64 al ’70, anno in cui il suo posto venne preso da un altro guru della panchina ucraina: il Colonnello Valeri Lobanovski – gli ucraini si erano aggiudicati tre campionati russi consecutivi e due Coppe dell’URSS. Insomma, nonostante la grande prova dell’andata ed il vantaggio conseguitone, non c’era da fidarsi. Infatti non fu facile. Gli ospiti attaccarono, prestando al contempo il fianco al contropiede locale, ma nel complesso «non hanno mai offerto l’impressione di essere in grado di sovvertire l’esito della contesa»[1]
Viktor Serebryanikov
Il brivido maggiore per Franco Superchi è arrivato ad una manciata di minuti dalla conclusione, quando, a seguito di una mischia in area,  il terzino Vadim Sosnikhin ha colpito la traversa. Alla fine, però, lo 0-0 di partenza non venne modificato e i padroni di casa poterono festeggiare il passaggio del turno. Nei quarti fu fatale il confronto col Celtic Glasgow, poi finalista del torneo: gli scozzesi si imposero in casa per 3-1. I disperati tentativi di rimonta viola al ritorno fruttarono soltanto un 1-0, insufficiente per la qualificazione. La seconda avventura dei gigliati in Coppa dei Campioni si concluse lì; Firenze avrebbe dovuto aspettare ventinove anni per tornare sul palcoscenico più prestigioso d’Europa.

Roberto Pivato


[1] Articolo di Gigi Boccacini su La Stampa del 27 novembre 1969.

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