giovedì 23 aprile 2015

Sfumature di Uefa: Francini e un autorete regalano al Napoli il primo sorriso con una compagine tedesca

La rosa del Napoli '88-89
Napoli-Lokomotive Lipsia 2-0 (09/11/1988, Coppa Uefa, sedicesimi di ritorno)

Napoli: Giuliani, Renica, Fusi ('89' Carannante), Ferrara, Corradini, Francini, De Napoli, Crippa, Maradona, Carnevale, Careca. All: Ottavio Bianchi

Lokomotive Lipsia: Muller, Lindner, Kreer, Kracht, Baum, Scholz, Liebers (76' Hedmond), Bredow, Marschall, Leitzke (Rische 43'), Halata. All: Hans-Ulrich Thomale

Marcatori: Francini 2', aut. Scholz 61'

Arbitro: Georges Sandoz


Ottavio Bianchi

A Fuorigrotta si erano vissuti periodi migliori. La voleè di Rizzolo, arrivata al 66' di Napoli-Lazio, quinta giornata di campionato, permette ai biancocelesti di agguantare un insperato pareggio al San Paolo. Per gli uomini di Ottavio Bianchi, passati in vantaggio al quarto d'ora, è un mezzo disastro. Il passo falso costa agli azzurri un ulteriore perdita di contatto con la vetta della classifica: i partenopei scivolano al secondo posto posto, a due lunghezze dall'Inter, vittoriosa di misura sulla Sampdoria e scattata al comando della graduatoria. Il clima, in casa Napoli, inizia a farsi pesante. La rimonta subita con la Lazio, con annesso timido tentativo di fuga nerazzurro, genera alcuni malumori tra le fila dell'esigentissimo pubblico azzurro: il tifo organizzato contesta la squadra per lo scarso impegno mostrato nella gara con i capitolini. Ma, risultato a parte, quello che più non va giù agli inquilini degli spalti, è la prova incolore, soprattutto sul piano del gioco, a lunghi tratti farraginoso ed eccessivamente compassato, messa in mostra con l'undici laziale. 

Napoli-Pecara 8-2 ('88-89)
Eppure, in avvio, il Napoli non aveva demeritato: ad eccezione dell'inaspettata sconfitta patita a Lecce, erano arrivate tre vittorie, tra cui il bulimico e spettacolare 8-2 al Pescara alla terza giornata, a fare da controcanto al piccolo incidente di percorso in cui i partenopei erano incappati al Via del Mare. Ma, evidentemente, non era bastato: abituati fin troppo bene da Maradona e compari, i supporter azzurri, pretendevano qualcosa in più. Disillusi dalle prestazioni e scoraggiati dall'ultimo risultato deludente, alcuni gruppuscoli della galassia curvaiola, minacciano di boicottare lo stadio in occasione della gara infrasettimanale con i tedeschi   orientali della Lokomotive Lipsia, valida per i sedicesimi di Coppa Uefa. Un'abdicazione al tifo, paventata alla vigilia di un incontro cruciale per le sorti azzurre in Europa, che manda su tutte le furie il presidente Ferlaino. Il numero uno azzurro, inviperito per la decisione controversa di alcune frange del tifo, non esita a prendere le relative contromisure. Messo all'angolo, Ferlaino, adotta il pugno di ferro. E, i provvedimenti, anche impopolari, non si fanno attendere: l'alto dirigente partenopeo non autorizza la diffusione delle immagini televisive della partita.  Le regole d'ingaggio sono chiare: solamente con il tutto esaurito, i vertici di Soccavo, daranno il beneplacito alla diretta televisiva. 
Ferlaino brinda con Maradona
La piazza, naturalmente, non prende bene la censura imposta dall'alto, e si fa sentire. Ma, alla fine, la società, raggiunge almeno parzialmente l'obiettivo: dall'annuncio della diretta televisiva soppressa, nel giro di poche ore, vengono polverizzati circa diecimila tagliandi. Il fine daltronde, in un trionfo di macchiavellismo, giustifica i mezzi: il Napoli, dopo l'1-1 maturato nella DDR, si gioca tutto tra le mura amiche. E, uno stadio semideserto, svuotato della propria passione, sicuramente non gioverebbe alla squadra impegnata ad ottenere il lasciapassare per gli ottavi di finale. E, a dirla tutta, oltre all'aspetto sportivo, ad invogliare tale politica, è anche il punto di vista economico: l'occasione è ghiotta per rifocillare le casse societarie. Il ruolo di mediatore, spetta come sempre a Diego Armando Maradona, il leader maximo che, sui giornali e nelle interviste, chiama a raccolta i napoletani. E, si sa, Napoli non è come Ulisse, e al richiamo della sirena più bella, proprio non sa resistere. Cosi il 9 Novembre 1988 non ci sarà il tutto esaurito, e quindi la tanto demonizzata diretta televisiva, ma sugli spalti di Fuorigrotta si contano comunque sessantamila cuori azzurri che battono all'unisono. La strategia orchestrata dal tandem Ferlaino-Maradona, ha dato i suoi frutti. Tanto che dalla Curva B, cuore pulsante del tifo azzurro - eternato anche in una celebre canzone di Nino D'Angelo - srotolano uno striscione con su scritto, a caratteri cubitali: "Non sarete mai soli". E' la dimostrazione d'affetto che il Napoli e Maradona cercavano. Ne da conferma lo stesso fuoriclasse argentino, quando, appena sbucato dagli spogliatoi, si volta a dare un'occhiata alla curva, prima di applaudire candidamente all'indirizzo dei tifosi. 
Matthias Zimmerling
Poco dopo, dallo stesso tunnel, in maglia giallo senape, guadagna il terreno di gioco anche la Lokomotive Lipsia. La truppa di Hans-Ulrich Thomale, tecnico che in futurò arriverà a sedere sullla prestigiosa panchina del Bayern Uerdingen 05, non sta incantando in campionato: dopo un mesto avvio di campionato, i Loksche, occupano la decima piazza, ad otto lunghezze di distanza dalla Dinamo Dresda, prima della classe. Ma ciò non toglie che siano una formazione da prendere comunque con le pinze: ne sanno qualcosa gli svizzeri dell'Aarau, spazzati via nei trentaduesimi con un perentorio 7-0 aggregato. A differenza dell'andata, però, i gialloblu, devono fare a meno dell'autore del gol all'andata: quel Matthias Zimmerling, strutturato centravanti, che coglierà le migliori fortune al servizio dei più disparati sodalizi dell'ex DDR. Per fortuna del Napoli, invece, Giovanni Francini, marcatore azzurro nella gara d'andata, è in campo. E si ripete: non è ancora scoccato il terzo minuto di gioco, quando, su una palla inattiva, accuratamente eseguita da Maradona, il difensore prelevato dal Torino nell'estate del 1987 in cambio di quasi sei miliardi di lire, si materializza nel cuore dell'area di rigore e, con una perentoria zuccata, corregge in rete. Spezzato subito l'incantesimo, il Napoli non si siede, e continua ad attaccare in cerca della rete del raddoppio. 
Giovanni Francini
D'altra parte, senza frenesia, i gialloblu si difendono con ordine. E, anche se la rete a freddo del Napoli, ha scombussolato i piani di Thomale, le consegne tattiche impartite negli spogliatoi non vengono rivoluzionate: Kreer francobolla Maradona, Lindner si prende cura di Careca, mentre Liebers viene dirottato sulle tracce del peperino Carnevale. Marcature asfissianti, cravatte e cinture, però, si rivelano facilmente eludibili: è la mira a difettare sulle conclusioni da posizione ravvicinata di Carnevale e Careca, mentre è la dea bendata a dire di no su un imperioso stacco aereo di De Napoli. Dopo tanto Napoli, la Lokomotive Lipsia, passata la mezzora sul cronometro, inizia ad affacciarsi dalle parti di Giuliani: troppo timidamente però per poter impensierire seriamente l'estremo campano. Come se non bastasse, poi, in chiusura di tempo, i tedeschi orientali perdono, per infortunio, un'altra pedina fondamentale per il proprio scacchiere: Hans Jorg Lietzke - discreto attaccante che con i Loksche collezionerà ottantuno gettoni di presenza e quindici reti - rimasto contuso dopo uno scontro con Giuliani, sarà costretto ad abbandonare anzitempo la contesa. Piove sul bagnato per i tedeschi orientali. 
Hans-Jorg Lietzke
Che però, con orgoglio, in un avvio di ripresa colorato dai fumogeni dei tifosi azzurri, orgogliosamente, gettano il proverbiale cuore oltre l'ostacolo. E quasi riescono a rimettere in piedi la sfida: al 49', una fucilata di Matthias Linder, perno della DDR, scheggia il palo alla destra di Giuliani. Ma, più che una reazione organizzata, pare una sfuriata estemporanea. Passato lo spavento, il Napoli torna a prendere saldamente in mano le redini del gioco. E, al 55', finalmente arriva anche il 2-0: punizione dal limite di Maradona, la palla sporcata dalla barriera termina, ancora una volta, tra i piedi di Francini; il bomber di coppa calcia a botta sicura, Muller respinge provvidenzialmente, ma, per sua sfortuna, la palla carambola su un poco reattivo Scholz, il quale finsice per insaccarla in rete. 
Heiko Scholz
E' il goal qualificazione. La mezzora restante è un compendio di napoletanità: sulle tribune si canta e si fa festa, si applaude e si accendono fumogeni. E poco importa se a farne le spese è la visibilità. In campo invece, gli azzurri, galvanizzati, provano a rimpinguare il bottino, dispensando virtuosismi e giocate d'alta scuola: proprio per non far rimpiangere, a chi ancora non ne fosse convinto, di aver acquistato il tagliando della gara. Dopo l'amaro precedente di sei anni prima, con il Kaiserlautern, capace di maramaldeggiare sia in casa propria che al San Paolo, gli azzurri, liquidando la Lokomotive Lipsia, superano, per la prima volta, l'esame di tedesco. E, una volta infranto il tabù, non si fermeranno più. Nella cavalcata trionfale che li porterà ad alzare la Coppa Uefa, mieteranno altre vittime teutoniche: si sbarazzeranno in semifinale del Bayern Monaco e nell'ultimo atto, sottrarranno il trofeo dalle brame dello Stoccarda*.


Vincenzo Lacerenza

* Oltre alle compagini tedesche, prima di sollevare al cielo la prima, e finora unica, Coppa Uefa della propria storia, il Napoli mise anche in riga, nell'ordine: i greci del Paok Salonicco nei trantaduesimi, i francesi del Bordeaux all'altezza degli ottavi di finale e la Juventus nel confronto fratricida dei quarti.




 

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