giovedì 14 maggio 2015

Coppa delle Coppe 1962: Hamrin replica a Peirò e manda la Viola al replay

Atletico Madrid-Fiorentina 1-1 (10/05/1962, Coppa delle Coppe, finale)


Una formazione della Fiorentina ('61-62)
Atletico Madrid: Madinabeytia, Rivilla, Chuzo, Calleja, Ramiro, Peirò, Glaria, Adelardo, Mendonca, Jones, Collar. All: Josè Villalonga

Fiorentina: Sarti, Gonfiantini, Castelletti, Rimbaldo, Ferretti, Orzan, Bartu, Dell'Angelo, Petris, Milan, Hamrin. All: Nandor Hidekguti

Marcatori: Peirò 11', Hamrin 27'

Arbitro: Tom Wharton

Disputata la prima edizione pilota nel 1961, il 16 Febbraio di quello stesso anno, per la Coppa delle Coppe, arriva il decisivo cambio di rotta. Riunitisi ad Amsterdam, in un sigillatissimo convegno, i membri del comitato della Mitropa, fautori della messa in piedi della manifestazione, si fanno da parte: a partire dal 1962 il torneo passa sotto l'ala protettrice della Uefa, che se ne prende in carico l'allestimento. Ottenuti i crismi dell'ufficialità, il torneo, fin lì forse snobbato da più parti, diventa di colpo più allettante.
Nandor Hidekguti
Anche per le compagini italiane, e sopratutto per la Fiorentina, campione in carica, e per questo attesa al varco dagli avversari. C'è tanta pressione sugli uomini di Nandor Hidekguti - una delle stelle dell'Aranycsapat che l'anno prima, trionfando in Coppa delle Coppe, Coppa delle Alpi e Coppa Italia, aveva fatto il pieno d'argenteria con la Viola - chiamati a far rivivere le emozioni dell'annata precedente. Confermarsi, si sa, è impresa assai ardua, ma i viola paiono poterci riuscire: mentre in campionato rivaleggiano per il titolo assieme alle due milanesi, in Coppa delle Coppe, memori di quanto fatto l'anno prima, proseguono senza particolari affanni o intoppi: superati di slancio gli austriaci del Rapid Vienna negli ottavi di finale, sbarazzatisi col brivido dei cecoslovacchi della Dinamo Zilina e strapazzati in semifinale i magiari della Ujpest Dosza, per i medicei si spalancano le porte della finale. 

L'Atletico posa con il trofeo appena vinto a Stoccarda
Da giocarsi a Glasgow, dove ad attendere la Viola c'è l'Atletico Madrid, anch'esso reduce da una marcia sin lì irreprensibile: strapazzati i francesi del Sedan nel primo turno, i Colchoneros si fanno apprezzare anche negli ottavi con il Leicester City, prima di mettere in riga i tedeschi del Werder Brema e di  impartire una severa lezione ai tedeschi orientali del Motor Jena. Cosi, il 10 Maggio, nella millenaria cornice di Hampden Park, la ciurma al soldo di Josè Villalonga - il baffuto e sempre impeccabile tecnico che, in tempi non sospetti, aveva condotto il Real Madrid alla conquista delle prime due Coppe dei Campioni - è pronta a sfidare i toscani con l'intento di detronizzarli.
Jorge Alberto Mendonca
Non è dello stesso avviso la Fiorentina che, però, complice un avvio sottotono, al 11' deve capitolare: Jorge Alberto Mendonca, l'estrosa mezzapunta nata nell'Angola portoghese che con la maglia biancorossa si toglierà parecchie soddisfazioni (nei suoi nove anni in riva al Manzanarre infilerà la sfera in fondo al sacco in ben cinquantanove circostanze), capta il movimento di Peirò alle spalle della troppo disgiunta retroguardia gigliata e lo serve; per lo stempiato centravanti madrileno che, prima di concludere la carriera coi Colchoneros, sperimenterà le tensioni e i deliri pallonari del Bel Paese, dove indosserà le casacche di Torino, Inter e Roma - è un gioco da ragazzi rendere vana, con un tocco tanto volpino quanto delizioso, l'uscita disperata di Sarti.
Peirò
Esulta lo spicchio di tifosi saliti in Scozia da Madrid, mentre don Javier Barros, presidentissimo colchoneros, esibisce un bel sorriso a trentadue denti, prima di sistemarsi, come rito scaramantico impone, il fatidico nodo della cravatta. Ma la Fiorentina non si abbatte e, poco prima della mezzorra, riesce ad approfittare di un Atletico eccessivamente lezioso ed accademico: rubata palla al centrocampo, parte un contropiede a velocità supersonica, il cui coronamento è affidato allo svedese Kurt Hamrin che, ineffabile, marca la sua sesta rete nella competizione, rimettendo in carreggiata i gigliati. 

Kurt Hamrin
Non succederà più nulla: la ripresa, come fedelmente riportato da alcune cronache dell'epoca, è un susseguirsi di noia e sbadigli, ritmi soporiferi e pochi sussulti. Con il pari, però, l'assegnazione del trofeo non può avere luogo: non essendo, i supplementari ed i rigori, contemplati dal regolamenti, per decretare i vincitori occorrerà attendere il replay. Trascorreranno quattro mesi, poi al Neckharstadion di Stoccarda, sede deputata ad ospitare la replica, i Colchoneros vivranno una serata magica: Jones, Mendonca e il solito Peirò, asfalteranno l'undici gigliato, mai in partita, rintuzzando il palmares con il primo trofeo internazionale della propria storia.

Vincenzo Lacerenza     

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