mercoledì 13 maggio 2015

C'era una volta in Europa: la Juventus è la prima ad espugnare il Bernabéu

Una formazione della Juventus 1961/62
Real Madrid – Juventus 0-1 (21/02/62, ritorno quarti di finale Coppa dei Campioni)

Real Madrid: Araquistain, Casado, Miera, Del Sol, Santamaria, Ruiz A., Tejada, Ruiz F., Di Stefano, Puskas, Gento. All: Munoz

Juventus: Anzolin, Sarti, Garzena, Charles, Bercellino, Leoncini, Mora, Mazzia, Nicolè, Sivori, Stacchini. All: Parola

Arbitro: Guigue (Francia)

Reti: 38’ Sivori

La violazione europea del Santiago Bernabéu avvenne per la prima volta il 21 febbraio 1962, all’improvviso, senza che ci fosse alcun segnale che la storia si potesse manifestare in maniera tanto prepotente proprio quella sera. Si giocava la gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni; l’avversario del Real Madrid – una squadra piena zeppa di campioni: Alfredo Di Stéfano, Ferenc Puskás, Justo Tejada (tutti e tre capicannonieri della manifestazione con sette reti in altrettante partite), José Santamaría, Francisco Gento, Luis Del Sol … ; capace di aggiudicarsi le prime cinque edizioni del trofeo, che spadroneggiava in Spagna e che nei turni precedenti si era sbarazzato senza troppi problemi degli ungheresi del Vasas (con un parziale di 5-1) e dei danesi del Boldklubben 1913 (addirittura con un complessivo 12-0) – era la Juventus, la quale stava disputando una stagione al di sotto delle aspettative, che si sarebbe rivelata nel complesso una delle peggiori della sua storia. Si aggiunga a ciò che il match d’andata al Comunale era terminato 0-1, deciso da una marcatura della Saeta Rubia. Il pronostico era tutto dalla parte delle Merengues, nettamente superiori tecnicamente. Inoltre lo stadio madrileno non aveva ancora visto una sconfitta della propria formazione in campo continentale. I bianco-neri partecipavano per la terza volta al massimo torneo Uefa: le prime due erano state esperienze tutt’altro che esaltanti, conclusesi entrambe al primo turno. Stavolta i torinesi avevano avuto la meglio di Panathinaikos e Partizan Belgrado, ottenendo l’accesso ai quarti di finale: per loro già un grande risultato. Il sorteggio era stato maligno, opponendo al team di Carlo Parola (subentrato al cecoslovacco Julius Korostelev dopo appena due turni di campionato) la compagine sulla carta più forte del continente.
Il Real Madrid 1961/62
Forza dimostrata dai madrileni a Torino, dove sembravano già aver messo in cassaforte la qualificazione. La vigilia dell’incontro del Bernabéu, perciò, era trascorsa tranquilla, con la convinzione condivisa che si sarebbe trattato di una semplice formalità per i locali e di poco più di un giro turistico nella capitale spagnola per gli ospiti. Ma si sa: nel calcio non bisogna mai dare nulla per scontato e si deve stare attenti a non peccare di presunzione. Due errori che probabilmente i Blancos commisero quel giorno, pagando con la perdita dell’imbattibilità casalinga e con lo spareggio di Parigi. La Juve, per l’occasione in tenuta completamente nera, era consapevole di non aver nulla da perdere: il suo dovere in coppa l’aveva già fatto, mentre in serie A stava zoppicando notevolmente, staccata dieci punti dalla vetta e reduce dal ko interno col Palermo. In casa del Real, mentre i minuti passavano e gli attacchi dell’undici di Miguel Muñoz erano ben arginati dalla Vecchia Signora, – con Giancarlo Bercellino che seguiva come un’ombra Puskás e il non ancora ventunenne Bruno Mazzia a limitare Di Stéfano – la compagine piemontese iniziava anche a proporsi dalle parti di José Araquistáin. Fu al minuto 38 che successe l’imponderabile: cross del giovane Bruno Nicolè per la testa dell’ariete gallese John Charles; sponda per capitan Omar Sivori che in diagonale di sinistro superava in uscita l’estremo difensore avversario. Improvvisamente un silenzio incredulo cadde sullo stadio. Le certezze del Real iniziavano a vacillare, anche se c’era ancora più di un tempo da giocare. Nonostante gli attacchi degli spagnoli il risultato tuttavia non mutò, rendendo necessaria una gara di spareggio da disputarsi al Parco dei Principi di Parigi, una settimana più tardi.
Il gol decisivo di Omar Sivori
In quella sfida El Cabezòn andò nuovamente a segno, ma fu una rete illusoria per le Zebre. Le Merengues segnarono tre volte - con Rafael Batista Hernández detto Felo, Luis Del Sol e Justo Tejada – volando così in semifinale, dove avrebbero facilmente prevalso sullo Standard Liegi. In finale, tuttavia, arrivò uno spettacolare ko per 5-3 col Benfica, malgrado la tripletta di Puskás. La compagine di Muñoz si consolò con le vittorie nella Primera División e nella Coppa del Generalísimo, mentre la Juventus non andò oltre il dodicesimo posto in serie A e la semifinale di Coppa Italia. Eppure quella Juve rimane scolpita indelebilmente nella memoria calcistica collettiva come la prima squadra in grado di violare il Santiago Bernabéu. 


Roberto Pivato

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