giovedì 14 maggio 2015

Sfumature di Uefa: un rappresentante di birra affonda il Napoli

L'Anderlecht festeggia la rete nel match del 20/04/77
Anderlecht – Napoli 2-0 (20/04/77, semifinale di ritorno Coppa delle Coppe)

Anderlecht: Ruiter, Van Binst, Thissen, Docks, Broos, Van der Daele, Van der Elst, Haan, Ressel, Coeck, Rensenbrick. All: Goethals

Napoli: Carmignani, La Palma, Vavassori, Burgnich, Catellani, Vinazzani (75’ Orlandini), Massa, Juliano, Savoldi, Esposito, Speggiorin. All: Pesaola

Arbitro: Matthewson (Inghilterra)

Reti: 20’ Thissen, 57’ Van der Elst

Se fate il nome di Bob Matthewson ad un tifoso napoletano rischierete di sentirvi rispondere in malo modo. Ancora oggi, infatti, nell’ambiente partenopeo è vivissimo il ricordo del pessimo arbitraggio del direttore inglese quella lontana sera del 20 aprile 1977. Il Napoli arrivava ad una semifinale europea per la prima volta e di fronte c’erano i fortissimi belgi dell’Anderlecht, una squadra che aveva vinto la precedente edizione della Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea contro il Bayern Monaco e che avrebbe bissato il successo, nel trofeo destinato alle vincitrici delle coppe nazionale, la stagione successiva. I bianco-viola erano formazione ricca di nomi importanti, particolarmente nel reparto offensivo: basti pensare a François Van der Elst, o agli olandesi Arie Haan (già vincitore di tre Coppe dei Campioni con l’Ajax), Peter Ressel (una Coppa Uefa conquistata col Feyenoord) e “Rob” Rensenbrink (già da sei anni a Bruxelles). Il percorso dei belgi in Europa era stato quasi netto: doppia vittoria con Roda e Galatasaray, mentre con il Southampton nei quarti era arrivato un ko esterno, privo tuttavia di conseguenze per il passaggio del turno. Agli azzurri toccò perciò una delle compagini più toste in circolazione, la naturale favorita per il successo finale. L’undici di Bruno Pesaola arrivava al confronto con Les Mauve et Blanc da imbattuto e avendo subito solamente un gol nelle sfide che l’avevano condotto alla prima storica semifinale della sua storia.
Una formazione del Napoli 1976/77
Nell’ordine erano stati superati: Bodø/Glimt, APOEL Nicosia e Sląsk Wrocław, con Walter Speggiorin e Giuseppe Massa migliori marcatori a quota tre. C’era dunque fiducia nell’ambiente: tanto più che i campani avevano ben poco da perdere. Ottimismo che crebbe notevolmente dopo la gara d’andata al San Paolo: un gol del terzino Giuseppe Bruscolotti, il primatista di presenze in maglia azzurra, nel finale regalò un prestigioso successo ai padroni di casa e un piccolo vantaggio da difendere nel ritorno a Park Astrid. Oltre ai forti avversari, però, i partenopei non avevano fatto i conti con l’arbitro Matthewson, autore di una direzione di gara spudoratamente di parte belga, concretizzatasi in particolare in due episodi. Il primo in avvio, dopo soli 120’’: punizione del capitano e leggenda napoletana Antonio Juliano; deviazione di Giuseppe Savoldi e tocco vincente di Speggiorin. La panchina azzurra scatta come una molla pronta ad esultare, ma viene gelata dall’incomprensibile decisione del fischietto anglosassone. La realizzazione non viene convalidata e ancora oggi non se ne conosce l’esatta ragione: fuorigioco? Fallo di mano? Si riprende e l’Anderlecht si profonde in un grosso sforzo offensivo. Pesaola ha impostato il match in contropiede e i suoi giocatori in campo si attengono scrupolosamente alle indicazioni del tecnico italo-argentino. In una ripartenza al 13’ gli ospiti hanno ancora l’illusione del gol: stavolta a fermarli è la sfortuna, sotto le sembianze della traversa che ferma la conclusione di Salvatore Esposito. Funesti presagi che dopo sette minuti divengono amara realtà: calcio piazzato da destra di Ressel; a centro area svetta il difensore Jean Thissen che pareggia la rete di due settimane prima del suo collega Bruscolotti. Ma il peggio deve ancora arrivare: al 12’ della ripresa è Van der Elst a correggere in rete da due passi il preciso traversone di Rensenbrink, ribaltando la situazione in favore dei campioni in carica. Il signor Matthewson, prima della fine, trova ancora modo di provocare le ire ospiti, sorvolando su un fallo di mano in area belga. 
L'Anderlecht sceso in campo per la finale di Coppa delle Coppe quell'anno
Passa l’Anderlecht, il Napoli cede con l’onore delle armi, ma soprattutto con la rabbia di chi si sente defraudato. Nell’entourage campano il sospetto di una macchinazione ai propri danni viene esposto immediatamente. Sospetto avvallato pesantemente dalla scoperta che l’arbitro inglese di professione fa il rappresentante di birra nel suo paese, una birra belga, di nome Belleuve, sponsor dei Paars-wit e di proprietà del loro presidente. Nessuno più crede alla casualità. E nessuno nel capoluogo all’ombra del Vesuvio si sente dispiaciuto quando l’Anderlecht, nella finale di Amsterdam, viene sconfitto 2-0 dall’Amburgo.


Roberto Pivato

1 commento:

  1. Mmm, alla luce di quanto venuto fuori anche con la semifinale di UEFA 83-84 con il Nottingham...

    " Sospetto avvallato pesantemente dalla scoperta che l’arbitro inglese di professione fa il rappresentante di birra nel suo paese, una birra belga, di nome Belleuve, sponsor dei Paars-wit e di proprietà del loro presidente"

    Incredibile! Ma l' UEFA che combinava!?! Mistero! Mah!

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