giovedì 21 maggio 2015

The Derby of the Century: quando WBA e Wolves dominavano - terza parte

Una rosa dei Wolves anni '50
Non si può, tuttavia, parlare di West Bromwich Albion senza parlare di Wolverhampton, e viceversa. I Lupi furono i protagonisti assoluti degli anni ’50, guidati dal manager Stan Cullis, tutt’oggi idolo del Molineux. Furono fondati nel 1877, non questa volta da operai di una fabbrica ma da studenti di una scuola. Alla St. Luke’s Church School i voti erano ottimi e il magnanime preside, per premiare i suoi ragazzi, gli regalò un pallone da calcio con cui svagarsi nei cortili fangosi della città, con il quale gli studenti cominciarono tuttavia a cimentarsi seriamente. Nel mezzo delle West Midlands, nel cuore della Black Country, nella terra nera, piena di fumi e di fuliggini, di operai dalle mani piene di calli e da minatori dai visi anneriti e dalla pelle tostata, cominciò la favola del football. Gli studenti della St. Luke’s si unirono ben presto ai Blakenhall Wanderers, formando il Wolverhampton Wanderers, prendendo il nome dell’intera città, poi nel 1889 entrarono nel professionismo e furono tra i fondatori della nuova Football League, in seguito alla quale cambiarono anche il colore della maglia, fino ad allora bianco-blu e poi bianco-rossa, in modo da distinguersi sia dai rivali del West Brom sia dal Sunderland: fu scelto il nero, il colore della Black Country, e poi l’oro, e da lì nacque la leggenda dei Wolves. Nel 1893 venne conquistata la prima FA Cup, poi nel 1908 la seconda mentre la squadra militava in Second Division; Wolverhampton divenne ben presto uno dei principali centri calcistici dell’intero paese e non solo: col passare degli anni infatti numerosi furono i club che giunsero nelle West Midlands per disputare amichevoli con i Lupi, come il Real Madrid e il Racing de Avellaneda, ma anche l’Honved di Puskás che venne addirittura battuto per 3-2 in rimonta, in una partita del 13 dicembre 1954 che indirettamente dette avvio alla nascita della moderna Coppa dei Campioni, nel più curioso dei modi. 
Stan Cullis
Dopo la batosta subita dalla nazionale inglese per mano dei magiari, infatti, la vittoria del Wolverhampton fu, in un moto eccessivo d’orgoglio, celebrata a dismisura sui giornali nazionali del giorno successivo, con un celebrativo “Champions of the World” che oltremanica, ma soprattutto in Francia, fece scalpore. Gli eterni rivali francesi non esitarono infatti ad abbassare i toni dei vicini di casa, accusando il Wolverhampton di Stan Cullis di vincere le partite solo in casa. In effetti, c’è da dire che l’Honved trovò al Molineux un campo indegno, fangoso ed al limite del giocabile, caratteristica che sicuramente intralciò il talento di Puskás e compagni. I francesi, ed in particolar modo l’Equipe, diedero avvio dunque ad una disputa alla quale partecipò l’intera Europa calcistica, alla fine della quale si porranno le basi per la nascita dell’attuale Champions League. Ad ogni modo, con la vittoria sugli ungheresi l’orgoglio di un paese intero si era ristabilito e rinsaldato. Il Wolverhampton venne denominato “The club of the Fifties” e non a caso, visto che quegli furono gli anni in cui i Lupi collezionarono un sacco di coppe e campionati. In realtà, gli oro-neri cominciarono già dal 1949 con la vittoria della FA Cup per poi finire nel 1960 con un’altra FA Cup, come chiusura simbolica di un ciclo incredibile, con Stan Cullis, uomo simbolo del Molineux, sempre in panchina. La squadra si faceva vanto di nomi leggendari: Billy Wright su tutti, storico difensore che non ha mai collezionato nemmeno un’ammonizione, poi Jimmy Mullen, Roy Swinbourne, Bill Slater, il portiere Bert Williams.
Billy Wright
Questi uomini riportarono a Wolverhampton la gioia di vincere ma soprattutto la consapevolezza del significato della vittoria: in quel magico decennio, oltre alle due FA Cup sopracitate, ben tre campionati vinti e due secondi posti, come riscatto di un lunghissimo periodo fatto di enormi delusioni, come il campionato perso all’ultima giornata nel 1938 per mano dell’Arsenal, passando per la Coppa d’Inghilterra persa l’anno successivo in favore del meno quotato Portsmouth, per finire col titolo perso nel ’47 per mano del Liverpool alla stessa identica maniera. Dopo gli incredibili successi, Stan Cullis lasciò il club nel ’64, dopo non essere riuscito ad evitare la retrocessione in Second Division, e la compagine black and gold tornerà alla ribalta del calcio nazionale ed internazionale solo negli anni ’70, e in particolare nel ’72 quando in Coppa UEFA i Lupi eliminarono la Juventus ai quarti di finale e il Ferencvaros (ancora gli ungheresi!) in semifinale, prima di perdere disgraziatamente la finale per mano dei connazionali del Tottenham.
Non molti, a ben vedere, conoscono la storia di questi due gloriosi club, ma soprattutto in pochi si immaginerebbero che nel giro di un decennio, quello degli anni ’50, queste squadre dominarono in lungo e in largo il palcoscenico del calcio britannico e quello europeo, ponendo le basi, seppur indirettamente, per gli sviluppi più importanti della storia del calcio. Ad ogni modo, il fervore che caratterizzò queste due compagini durante quegli anni, fu anche e senza dubbio alimentato dall’immensa rivalità che esiste tra le due squadre. Wolverhampton e West Bromwich Albion giocano infatti il così detto Black Country Derby, a detta di tutti il derby più acceso e sentito di tutta la terra d’Albione. 

Immagine vintage del Black Country Derby ('81)
Dopo essersi dati battaglia per tutto il corso della stagione 1953-1954, i due club si incontrarono per il Charity Shield del ’54, per contendersi definitivamente il primato cittadino e nazionale, ma non solo. Fu una delle partite più spettacolari di sempre, e si concluse con un pirotecnico 4-4, davanti ai 45.000 spettatori del Molineux. Roy Swinbourne con due gol, poi Norman Deeley e Johnny Hancocks furono i marcatori per i Wolves, mentre uno scatenato Ronnie Allen realizzò una leggendaria tripletta per il suo West Brom, che fece il quarto gol con Reg Ryan. 4-4, pareggio e trofeo condiviso. Come a voler dire che forse, ogni tanto, la storia può essere scritta in due, e che un significato, un momento, un concetto o meno astrattamente un ricordo implicano l’esistenza fondamentale di un opposto, un rivale, un bianco ed un nero, senza il quale l’altro perderebbe di significato e di senso o, similmente, di causalità e dunque di realtà. Stan Cullis e Vic Buckingham, West Bromwich Albion e Wolverhampton.


Giuseppe Platania

Nessun commento:

Posta un commento