sabato 27 giugno 2015

Latinoamericana: Brasile-Paraguay

Brasile-Paraguay 2-3 (Lima, 01/04/1953, Campeonato Sudamericano, spareggio finale)

Brasile: Castilho, Djalma Santos, Haroldo II, Nilton Santos, Brandaozinho, Bauer, Julinho, Didì, Baltazar , Pinga, Claudio Pinho. All: Moreira
Una formazione dell'Albirroja ('53)

Paraguay: Riquelme, Olmedo, Herrera, Hermosilla, Gavilan, Leguzamon, Berni, Lopez, Fernandez, Romerito, Gomez. All: Fleitas Solich

Marcatori: Lopez 14', Gavilan 17, Fernandez 41', Baltazar 56', 65'

Arbitro: Charles Dean (ENG)

Come per l'edizione del 1924, quando le scorie di una guerra civile avevano fatto dirottare la manifestazione verso l'Uruguay, fresco campione olimpico, anche la gestazione del Campeonato Sudamericano 1953 è assai travagliata: assegnata in primo luogo al Paraguay, il carrozzone del torneo viene trasferito in Perù. Alla base ci sono motivi di natura logistica: è la carenza di infrastrutture - ad Asuncion esiste un solo impianto con i requisiti necessari per ospitare le gare - a far tornare sui propri passi la CONMEBOL, spingendola a virare sul più organizzato Perù.

Manuel Fleitas Solich
Per l'Albirroja, a caccia del primo alloro continentale dopo quattro piazze d'onore, e reduce da un non brillantissimo campionato mondiale, non è una bella notizia: sfumata la possibilità di godere del supporto del pubblico amico, inelutabilmente, i biancorossi vedono assottigliate le proprie chance di vittoria finale.  Per evitare cali di tensione e contraccolpi psicologici di sorta, il tecnico, il carismatico Manuel Felitas Solich, per la quinta volta al timone della nazionale, mostra il pugno di ferro: per il buen retiro, sceglie l'Estadio de Sajonia, l'odierno Defensores del Chaco. L'ex leader del Nacional, che, in futuro, si troverà a sedere anche sulla panchina del Real Madrid, da buon ginniasarca, calibra, a sua immagine e somiglianza, le sessioni d'allenamento: flessioni, stretching, pesi, due volte al giorno per tre mesi. Un tour de force massacrante, interrotto soltanto da qualche bevanda galeottamente contrabbandata dai più temerari: difficile resistere sino alla pausa pranzo, di solito consumata in un bar di avenida Carlos Antonio Lopez.

Angel Berni ai tempi del Betis
Ritiro bunker, privazioni, allenamenti al cilicio, danno i loro frutti: all'esordio il Cile è schiantato con convincente 3-0. Allentata la tensione del debutto, qualcosa, negli ingranaggi biancorossi si inceppa: seguono lo scialbo 0-0 con l'Ecuador, la schizofrenica gara col Perù, pareggiata sul campo, ma persa a tavolino per aver oltrepassato il limite di sostituzioni consentite, e lo scoppiettante 2-2 con l'Uruguay, prima del sofferto ritorno al successo con la Bolivia. Complice la debacle del Brasile, giustiziato nello stesso turno da una rete del peruviano Navarrete, però, l'Albirroja può ancora sperare: la Selecao comanda il girone con due punti di margine sui Guaranì; distanza colmabile con lo scontro diretto in programma all'ultima giornata. E il 27 Marzo, il clamoroso aggancio, che rimanda ogni verdetto allo spareggio, si concretizza: Nilton Santos apre le danze per il Brasile dopo appena dodici giri di lancette, Attilio Lopez riporta in carreggiata l'Albirroja e nel finale, Pablo Leon, per tutti l'"Aguatero de Lima" - una meteora che mai più vestirà la casacca biancorossa - subentrato all'infortunato Angel Berni, beneficia di un errato disimpegno della retoguardia verdeoro, per infilare la rete dell'imprevdibile sorpasso, spalancando cosi le porte del desempate al Paraguay.

Atilio Lopez
Il 1 Aprile del 1953 è un mercoledì santo ed, agli ordini del fischietto dell'inglese Charles Dean, l'Albirroja rincorre il primo, storico, alloro continentale. Di fronte c'è la selezione verdeamarela, un autentico spauracchio per i biancorossi: già in due occasioni, nel '22 (3-0) e nel '49 (7-0), la Selecao ha infranto i sogni guaranì nello spareggio conclusivo. Ma, all'Estadio Nacional di Lima, le cose sembrano prendere un'altra piega: all'alba del match, nel giro di tre minuti, da 14' al 17', Atilio Lopez - totem del Guaranì campione nazionale nel '49 e futuro delantero dell'Atletico Madrid - e Manuel Gavilan, roccioso difensore che spenderà tutta la propria carriera tra le fila del Libertad, fulminano Castilho, indirizzando la gara sui binari sognati dai biancorossi alla vigilia. Con il Brasile all'angolo, il Paraguay non commette l'errore di rilassarsi e, prima del tè caldo, colpisce ancora: a piazzare il colpo, che potrebbe essere quello del ko, è Ruben Fernandez, altro elemento di talento del Libertad, prelevato, all'indomani della Copa, dagli argentini del Boca Juniors. Ma non è finita. Solleticata nell'orgoglio, la Canarinha, per l'occasione innervata con la linfa di due nuove leve del calibro di Djalma Santos e Didì, si aggrappa all'istinto di sopravvivenza di Oswaldo Silva, per tutti Baltazar
Baltazar
La formibadile macchina da goal del Corinthians, conosciuta dalle parti di San Paolo come "Cabecinha de Ouro", sfodera un-due terrificante che, nel giro di pochi minuti, rimette tutto in discussione. Tra le fila biancoazzure comincia a serpeggiare la paura, mentre i verdeoro adesso ci credono e attaccano a testa bassa. Le fondamenta della retroguardia guaranì tremano, barcollano, ma non crollano: eroe della serata è il portiere del Nacional, Adolfo Riquelme, salito in cattedra, con alcuni prodigiosi interventi, nell'ultimo scorcio di gara. Il triplice fischio del sig. Dean, precede la festa del popolo albirrojo: il Paraguay è campione, le sconfitte del 22' e del 49' sono state vendicate, gli spettri di Neco e Ademir scacciati.

Vincenzo Lacerenza 


Fonti fotografiche:
mioolimpia.com
chains.com.br
golazotropical.com.py
canchachica.com
colchonero.com

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