domenica 14 giugno 2015

Latinoamericana: Brasile-Perù

Brasile-Perù 1-3 (Belo Horizonte, 30/09/1975, Copa America, semifinali)
Una formazione della Selecao ('75)


Brasile: Raul, Nelinho, Miguel (Zè Carlos), Piazza, Getulio, Vanderlei, Geraldo, Roberto Batata, Palhinha, Roberto Dinamite (Reinaldo), Romeu. All: Brandão

Perù: Sartor, Soria (Navarro), Melendez, Chumpitaz, Diaz, Ojeda, Quesada, Cubillas, Casaretto, Ramirez, Oblitas. All: Calderón

Marcatori: Casaretto 19', 84', Roberto Batata 54', Cubillas 82'

Arbitro: Miguel Angel Comesaña (ARG)

Trascorsi cinque anni dall'ultima Copa America, sollevata dall'Uruguay, nel marzo del '72, da Bogotà, la CONMEBOL, la confederazione calcistica latinoamericana, illustra al mondo il nuovo format della competizione: se dal 1916 al 1967 la manifestazione si era sviluppata con la formula del girone unico, a partire dal 1975, sarebbe stata la roulette russa - fase immdiatamente successiva ai gironi eliminatori - delle sfide andata/ritorno a decretare il campione del Subcontinente. Il maquillage organizzativo non è però l'unico: la nuova Copa America, nomenclatura adottata dopo aver riposto in soffitta la chilometrica dicitura di "Campeonato Sudamericano", avrebbe visto per la prima volta ai nastri di partenza tutte le dieci scuole calcistiche del Continente. Ma non solo. Le novità riguardarono anche l'aspetto prettamente logistico: dal 75', infatti, niente più sede fissa ad ospitare il torneo, ma bensì incontri che si sarebbero disputati in giro per il continente.

Terminata con la proverbiale medaglia di legno la spedizione iridata del '74 in Germania (sconfitta nella finalina con la Polonia di Lato), il Brasile, in cerca di riscatto, parte in pole position per il successo finale.  E la Canarinha, sistemata nel gruppo A, assieme a Venezuela e Argentina, non disattende le aspettative. I verdeoro vanno di goleada con la modesta Vinotinto, annicchilita con dieci reti complessive tra andata e ritorno, e di fioretto con l'Albiceleste, superata di misura in entrambe le circostanze: con dodici punti incasellati in quattro grare, frutto di altrettante vittorie, la Seleção vola alla fase sucessiva. In semifinale ad attenderla, senza timori reverenziali di sorta, c'è il Perù: la Blanquirroja ha ottenuto il lasciapassare sgomitando nel gruppo B con Bolivia e Cile.

Osvaldo Brandao
Delusi per la mancata qualificazione al mondiale tedesco, los Incas hanno fame e, nella gara d'andata, che si disputa nella suggestiva cornice del Mineirao di Belo Horizonte, l'obiettivo è chiaro: approfittare di un Brasile ridotto ai minimi termini per tentare la conquista di una clamorosa finale. Effettivamente, per scelta o per forza di cose, il tecnico Osvaldo Brandão è alle prese con diversi grattacapi: oltre alle discutibili convocazioni dell'enigmatico tecnico che, forse memore di quanto accaduto nel Panamericano del '56, decide di puntare quasi esclusivamente su calciatori militanti nel Minas Gerais (all'epoca del Panamericano s'incaponì su quelli di Porto Alegre), lasciando a casa i vari Paulo Cesar, Jairzinho e Rivelinho, la Canarinha deve fare a meno anche del difensore Luis Pereyra, rimpiazzato dal veterano Wilson Piazza, e dell'attaccante Levinha, entrambi in odore  di Atletico Madrid e per questo autorizzati dalla federazione a soggiornare in Spagna. Non solo: a dare forfait è anche Campos, arcigno centrale del Cruzeiro al quale sarebbe spettato l'ingrato compito di corteggiare le caviglie di Cubillas. L'occasione, dunque, è più unica che rara. 
Un immagine della gara
I ragazzi agli ordini del "Chueco", al secolo Marcos Calderón, navigato condottiero reduce da un soddisfacente ciclo di successi in patria con la "U" de Lima, lo sanno e, pronti-via, assestano il primo scossone al match: percussione di un incontenibile Cubillas e rifinitura per Enrique Casaretto; il centravanti dello Sporting Cristal beneficia di un indecisione della retroguardia verdeoro e fulmina senza pietà un Raul in uscita bassa. Con il Brasile sotto nel punteggio, le speranze di rimonta auriverde sono riposte nei piedi di Roberto Dinamite, icona del Vasco da Gama e alfiere dal tiro portentoso. Ma è un altro Roberto a far esplodere l'impianto belohorizontino in avvio di ripresa: punizione di Nelinho, deviazione involontaria in barriera di Cubillas e carambola che favorisce il compianto Roberto Batata - punta di diamante del Cruzeiro di quegli anni, deceduto in un tragico incidente stradale - lesto a ribadire in rete.
Batata con il Cruzeiro
Tutti corrono ad abbracciare Batata, che fa volteggiare i suoi riccioli, mentre la torcida inizia a rumoreggiare con maggior frequenza. Per il Perù pare soltanto l'inizio della fine: i brasiliani, galvanizzati dal pareggio e forti dell'entusiasmo ritrovato del proprio pubblico, appaiono incontenibili. Ma la Blanquirroja è sagace nel congelare il momento, abbassare i ritmi, per poi pungere nel finale: la strategia dà i suoi frutti al minuto 82', quando, su un calcio di punizione dal limite dell'area, da posizione leggermente defilata, "El Nene" Teofilo Cubillas disegna un arcobaleno che va ad insaccarsi all'incrocio dei pali.
Comesaña indica il centro del campo, il tabellone del Mineirao segnala un imprevedibile "Brasil 1x2 Perù", mentre lo stesso Cubillas viene travolto dall'affetto dei compagni. In vista del ritorno da giocarsi in terra andina, alla Seleção urge trovare almeno il pari. Ma, in contropiede, è ancora la Blanquirroja a rivelarsi letale. A dare il colpo di grazia al Brasile, silenziando la coloratissima torcida auriverde, è ancora un volta Casaretto: lanciato in profondità, "El Loco" castiga Raul con un chirugico diagonale mancino, prima di festeggiare la vittoria sfoderando gli ormai celeberrimi "saltitos".


Enrique Casaretto
Ipotecata la finalissima, la reazione d'orgoglio verdeoro non si farà attendere: la Canarinha espugnerà il Villanueva di Lima grazie ad un autorete di Melendez ed ad  un goal di Campos. Perfettà parità. Non essendo contemplati i supplementari ed i tiri di rigore, e non essendo ancora in voga la legge delle realizzazioni in trasferta, a fare da discriminante è il poco meritocratico merito del sorteggio: in un urna vengono inseriti i biglietti recanti il nome delle due contendenti. Il delegato ad estrarre il prezioso pezzo di carta sarebbe Teofilo Salinas, il presidente peruviano della Confederazione Sudamericana, che però lascia l'incombenza alla figlia Veronica: srotolando tra le mani il biglietto peruviano, la piccola Veronica, al tempo studentessa, diviene l'eroina d'un popolo intero. Grazie alla sua fortunata estrazione, secondo alcuni manipolata - a detta dei complottisti avrebbe infatti pescato "la bolita fria", la pallina fredda - los Incas guerreggeranno in finale con la Colombia, vittoriosa nell'altra semifinale con l'Uruguay. Con los Cafeteros non ci sarà storia: le reti di Oblitas e Ramirez all'andata e quella del "Cholo" Sotil al ritorno, indirizzeranno la Copa, per la seconda volta, sulla strada di Lima.

Vincenzo Lacerenza


Fonti fotografiche:
futografia.blogspot.com
snipview.com
dechalaca.com
arogeraldes.blogspot.com
rpp.com.pe
     

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