martedì 7 luglio 2015

Latinoamericana: Micheli gela il Nacional nel giorno più tragico del futbol cileno

Cile-Argentina 0-1 (Santiago, 30/03/1955, Campeonato Sudamericano, finale)


I due capitani, Alvarez e Labruna, prima della gara
Cile: Escuti, Almeyda, Alvarez, Cortes, E.Robledo, Carrasco, Hormazabal, Ramirez Banda, Munoz Carmona), J. Robledo, Melendez (Espinoza). All: Luis Tirado

Argentina: Musimessi, Dellacha, Vairo, Lombardo, Balay, Gutierrez, Micheli (Vernazza 82'), Cecconato, Borello, Labruna, Cucchiaroni. All: Guillermo Stabile

Marcatori: Micheli 59'

Arbitro: Washington Rodriguez (URU)

"Chile, a un paso del titulo". Negli slarghi, nelle piazze, e agli angoli di tutte le viuzze di Santiago, gli strilloni cercano di attrarre la clientela agitando sapietemente le prime pagine dei quotidiani. Non è un sogno, ma soltanto la dolce realtà: per la prima volta, la Roja, può conquistare lo scettro del Sudamerica. 
Enrique Hormazabal
Con il "Cabezon" Luis Tirado, alla terza esperienza sulla panchina dell'Equipo de Todos, ad indicare il cammino e con un Enrique Hormazabal sugli scudi - sei reti per lui nel torneo - il Cile disputa un Campeonato Sudamericano da protagonista. La Roja parte subito forte, impressionando tutti con il lapidario 7-1 con la quale si sbarazza dell'Ecuador, quindi ottiene lo scalpo del Perù, in una gara schizofrenica e pirotecnica conclusasi sull'incredibile punteggio di 5-4. Dopo le prime due tornate, a tenere lo stesso ruolino di marcia dei padroni di casa cileni, è la sola Argentina: l'Albiceleste debutta regolando 5-3 il Paraguay e conferma l'elevata prolificità del proprio reparto offensivo, surclassando l'Ecuador con un rotondo 4-0. E' già testa a testa. La svolta potrebbe esserci alla terza giornata: il tignoso Uruguay mette alle corde il Cile, salvato dal solito Hormazabal a circa un quarto d'ora dal triplice fischio finale. Con il 2-2 finale, los charruas, servono un assist involontario agli uomini di Guillermo Stabile, detto "El Filtrador", icona del calcio argentino sia da calciatore, le cui doti saranno apprezzate anche nel Belpaese, che da allenatore: l'Albiceleste viene fermata da una doppietta del peruviano Gomez Sanchez, fallendo cosi l'allungo in vetta alla graduatoria. Come previsto dalla formula in voga all'epoca, il girone "todos contro todos", resta ancora una partita a separare le due rivali dal duello decisivo, in programma, per aggiungere un pizzico di pathos, all'ultima giornata della manifestazione. Fondamentale dunque non fallire l'approcio con la quarta gara: perdere terreno ora, farebbe scemare le possibilità di alzare il trofeo al termine della kermesse. Per restare ancora saldamente appaiate al comando, per poi giocarsi tutto nello scontro diretto, la Roja e l'Albiceleste devono vincere: troppo rischioso speculare sugli esiti dell'incontro dell'altra contendente. 
La rosa della Seleccion al Sudamericano del '55
E, i due punti, preziosi ed inevitabili, non tardano ad entrare nel carniere: il Cile annichilisce il Paragauy con un portentoso 5-0, mentre l'Argentina, che scende in campo una settimana più tardi, non si fa scrupoli dell'Uruguay,  trionfando nel clasico rioplatense con un clamoroso 6-1. Con sette punti raggranellati, frutto di tre successi ed un pareggio ciascuno, la Roja e la Seleccion, dirimeranno la questione mercoledi 30 Marzo 1955, all'Estadio Nacional, unico impianto deputato ad ospitare le gare e che, per questo motivo, prima dell'epilogo, sarà anche teatro della gara tra Perù ed Uruguay: incontro valido come finalina di consolazione. La partitissima è preceduta, come prevedibile, da una vigilia frenetica: l'intero paese andino è in subbuglio. Nessuno vorrebbe mancare all'appuntamento con la storia. Parte quindi, più selvaggia che mai, la corsa per accaparrarsi un tagliando per la sfida. L'organizzazione dell'evento e la distribuzione dei biglietti, patrocinata dalla stessa Asociacion Central de Futbol, lascia però a desiderare: i vertici della federazione cilena decidono di vendere i richiestissimi passepartout, ai botteghini del Nacional, nel giorno stesso della partita. Questo porta ad una sola e logica conseguenza. La sera della vigilia, i piazzali antistanti all'estadio Nacional, a Ñuñoa, si trasformano in dei veri e propri accampamenti: hinchas provenienti da tutte le parti del paese issano tende da campeggio, srotolano coperte e si apprestano a passare la notte all'aperto. Il gioco, daltronde, vale la candela: esseri i primi della fila, all'approssimarsi dell'alba, è un privilegio non di poco conto. Vista l'eccezionalità dell'evento, per tutelare l'ordine pubblico, l'alto comando dei Carabinieri invia un plotone d'emergenza composto da settecento unità altamente specializzate, una vera enormità per l'epoca. Un intervento tardivo, che non basterà ad evitare la tragedia che si consumerà di lì a poco. Proporzionalmente all'avvicinarsi del fischio iniziale, la pressione umana esercitata sui cancelli del Nacional aumenta, fino a quando, una di queste entrate collassa. Contemporaneamente vengono dischiusi tutti i cancelli. 
Un momento della finale
Ma la situazione peggiora: un fiume in piena di circa ventimila persone prende d'assalto le entrate. Spintoni, gomitate, ognuno cerca di farsi largo come può, incurante della sorte degli altri. Chi, malauguratamente inciampa, è perduto: senza pietà viene calpestato dalla folla scalmanata.
Quando nell'aria si iniziano ad udire le sirene spiegate della autoambulanze, è ormai troppo tardi. Lo scenario che si presenta ai soccorritori è raccapricciante: sul piazzale ci sono scarpe, vestiti, borse e chiazze di sangue dappertutto. Ma, sopratutto, secondo il bollettino ufficiale, emesso poche ore più tardi dalle autorità, travolti dalla calca, perdono la vita sette persone, mentre sono oltre cinquecento i feriti, di cui otto vengono trasportati in ospedali in gravi condizioni. Una tragedia simile, la più drammatica nelle proporzioni del futbol cileno, consiglierebbe di rinviare l'incontro. Ma, invece, come anche in altre occasioni accadrà in futuro, vedi l'Heysel, si gioca: terminata con l'affermazione peruviana per 2-1 sull'Uruguay la finale per il bronzo, agli ordini del fischietto uruguagio Washington Tabarez, le due formazioni, ignare di tutto, sbucano dagli spogliatoi davanti ad un Estadio Nacional traboccante: sugli spalti ci sono sessantacinquemila tifosi. 
Rodolfo Micheli
Forte di una delantera atomica, fiorita attorno alla vena realizzativa di "Angelito" Labruna - numero dieci del leggendario River della Maquina, imperniata sull'imprevedibilità di Ernesto "Tito" Cucchiaroni - ala sinistra  dal guizzo felino e dai piedi raffinatissimi agli ultimi scampoli di carriera latinoamericana, prima dell'approdo nello Stivale - e completata da Josè Borello, autentico grimaldello in forza al Boca Juniors, l'Albiceleste è la naturale favorita dell'incontro. Ma, a confermare tale pronostico, gelando lo stadio e gettando nello sconforto un paese intero, sarà un altro alfiere della Seleccion: è infatti il centravanti dell'Independiente, Rodolfo Micheli, pichichi della manifestazione con otto centri, a trafiggere Escuti allo scoccare del quarto d'ora della ripresa, infrangendo, di colpo, i sogni di gloria di Hormazabal e compagni. Finirà cosi, con l'Argentina portata in trionfo e con le lacrime che righeranno il volto dei calciatori cileni. Poi, a gara conclusa, si tornerà a dibattere sulla cause della tragedia. Le varie parti interpellate, comiceranno a rimbalzarsi le accuse, producendosi in un tanto stucchevole quanto inconcludente scaribarilismo: le forze dell'ordine incolperanno l'ammistrazione dello stadio che, a sua volta, chiamerà in causa la ACF, lamentando una superficiale organizzazione dell'evento.

Lacerenza Vincenzo

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