lunedì 24 agosto 2015

Lezioni di Epic...A: Fiorentina - Milan 1955/56


La Fiorentina campione d'Italia nel 1955/56
Fiorentina – Milan 3-0 (15/04/56, stadio Comunale di Firenze, 27ª giornata serie A)
 
Fiorentina: Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Orzan, Segato, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini. All: Bernardini
 
Milan: Buffon, Beraldo, Zagatti, Ganzer, Pedroni, Bergamaschi, Ricagni, Liedholm, Nordahl, Schiaffino, Dal Monte. All: Puricelli
 
Arbitro: Orlandini
 
Reti: 16’ Prini, 37’ e 62’ Virgili
 
La stagione 1955/56 coincide col primo scudetto della Fiorentina. Un successo che porta la firma innanzitutto del condottiero Fulvio Bernardini, per tutti il “dottore”. L’ex centrocampista di Lazio, Inter, Roma e nazionale era arrivato in Toscana due anni prima, salvando i viola da una difficile situazione di classifica, tanto da guadagnarsi la riconferma dalla società e poter iniziare nell’annata ‘54/’55, conclusa con un lusinghiero quinto posto, a plasmare la squadra che avrebbe dominato in Italia la stagione seguente. La difesa dei gigliati era già solida, grazie alla presenza degli esperti Ardico Magnini, Sergio Cervato e Francesco Rosetta. Anche il centrocampo era collaudato e folto: i vari Guido Gratton, Giuseppe Chiappella, Alberto Orzan ed Armando Segato garantivano ampie soluzioni per gli schemi di Fuffo. Il reparto che necessitava di migliorie sostanziali per fare il salto di qualità era l’attacco. Il ventenne friulano Giuseppe Virgili, arrivato nel ’54, si era subito dimostrato bocca da fuoco di tutto rispetto, coi suoi quindici centri nella stagione appena terminata; ma aveva bisogno di spalle altrettanto prolifiche per competere con gli squadroni del nord che dominavano da anni la serie A.
Giuseppe Virgili
Tali spalle vennero pescate con intuito e un pizzico di fortuna in Sudamerica. Innanzitutto Miguel Ángel Montuori, argentino emigrato in Cile, nell’Universidád Catolica, e consigliato al presidente Enrico Befani da padre Volpi, un sacerdote con trascorsi da calciatore che si dimostrò ottimo talent scout. Montuori arrivò a Firenze da sconosciuto, se ne andò dopo sei anni con un campionato, una Coppa Italia ed una Coppa delle Coppe vinti, quasi duecento presenze e più di settanta reti e dodici gettoni con la nazionale azzurra. L’altro nuovo acquisto offensivo fu Júlio Botelho, in arte Julinho. L’ala brasiliana fu richiesta con grande forza direttamente da Bernardini, che vedendolo giocare ai mondiali svizzeri del ’54 si era convinto che: «Se prendiamo Julinho vinciamo lo scudetto». La trattativa non fu semplice, ma alla fine l’asso carioca giunse in riva all’Arno poco prima dell’inizio del campionato e venne accolto con euforia dai sostenitori viola, fiduciosi dell’opinione del loro tecnico: «Un’ala può arrivare fino a Julinho, non oltre». A questi tre attaccanti venne aggiunto in corso d’opera, come titolare, Maurilio Prini, centrocampista offensivo che garantiva però anche la fase di copertura e quindi assai importante tatticamente per la squadra. Tra i pali, infine, il ventiduenne Giuliano Sarti, promosso titolare dopo il ritiro di Leonardo Costagliola e dopo pochissime apparizioni nell’annata precedente.

Una formazione del Milan stagione '55/'56
 Il Milan di Héctor Puricelli – l’ex attaccante uruguagio, naturalizzato italiano, che in serie A fece fortuna con Bologna e Milan, prima di iniziare la carriera da allenatore subentrando nel febbraio del ’54 a Bela Guttman sulla panchina rosso-nera e conducendo immediatamente la squadra al tricolore – puntava al sesto scudetto, disponendo di una rosa di tutto rispetto. In porta confermatissimo Lorenzo Buffon, alla sesta stagione col Diavolo e già due campionati vinti; dietro i terzini di fiducia Eros Beraldo e Francesco Zagatti, centrali Mario Bergamaschi e Franco Pedroni, che con l’arrivo del tecnico sudamericano aveva trovato più spazio, dopo le scaramucce avute con Guttman; in mediana il neo-acquisto Gianfranco Ganzer, proveniente dalla Triestina e all’ombra della Madonnina solamente un anno; la regia era affidata all’ineguagliabile Nils Liedholm, mentre in attacco la novità Giorgio Dal Monte (anche per lui fu l’unico anno al Diavolo, coronato comunque da un’ottima media realizzativa sia in campionato che in Coppa dei Campioni) affiancava il capitano Gunnar Nordahl (all’ultima stagione al Milan) e i sudamericani naturalizzati Eduardo Ricagni (due stagioni per lui in rosso-nero, in mezzo alle esperienze torinesi con Juventus e Torino) e Juan Alberto Schiaffino, El dios del fútbol arrivato da Montevideo due anni prima.
Un'immagine della partita
 Ad otto giornate dal termine la Fiorentina guidava la graduatoria con ben nove lunghezze di distacco sul Milan. Per i valori fin lì visti e con i due punti a vittoria lo scudetto sembrava già essere in tasca dei gigliati. Lo scontro diretto del 15 aprile rappresentava perciò un’ultimissima chance per i lombardi di tenere vivo il campionato, a patto però che vincessero. L’impresa appariva tanto più ardua in quanto gli uomini di Bernardini erano ancora imbattuti (e lo sarebbero rimasti fino all’ultima giornata, al ko di Genova) e venivano da tre successi di fila. Pure l’undici di Puricelli attraversa un buon periodo, risalendo l’ultima sconfitta all’11 marzo, nel derby. Un match attesissimo insomma, come dimostrato dai 70 milioni di incasso, nuovo record per il campionato italiano. Un match che non deluse le attese, coi padroni di casa a palesare ancora una volta tutte le loro qualità e gli ospiti che, malgrado il naufragio finale, restano in partita per un’ora, avendo anche qualcosa da recriminare. Certo è che quella Fiorentina doveva essere davvero una squadra che faceva luccicare gli occhi per la sua bellezza. Sentite la descrizione che ne fornisce Giuseppe Melillo, inviato de La Stampa quel 15 aprile: «La Fiorentina vista, ammirata, osannata oggi, è veramente una squadra che non teme raffronti, una memorabile eccezione, un complesso che possiede tutte le caratteristiche della perfezione e non dello straordinario».
La cronaca. L’equilibrio iniziale, in cui, sempre stando a Melillo: «Le due squadre si affrontano a viso aperto senza espedienti prudenziali, senza freni inibitori. Il Milan cerca il varco con il suo manovrare studiato anche se un po’ rallentato. La Fiorentina si affida all’estro e all’improvvisazione dei suoi Julinho, Montuori e Virgili per aggirare con le armi della velocità e della semplicità l’opposto schieramento arretrato», viene rotto dal vantaggio toscano. Magnifico triangolo veloce tra Virgili e Gratton; il primo centra in area dal fondo; raccoglie Prini che controlla e di sinistro scaglia un gran tiro; palo interno e rete. Splendida.
Maurilio Prini
Il Milan non ci sta e pareggia al 24’: Schiaffino evita l’uscita di Sarti e rimane in piedi malgrado il contatto col portiere, infilando nella porta sguarnita. L’arbitro Orlandini, tuttavia, ha già fischiato per interrompere il gioco e concedere la punizione ai rosso-neri… con buona pace della regola del vantaggio. Anche i viola (per l’occasione in un’inusuale casacca verde) si vedono annullare un gol, in questo caso giustamente però: Montuori crossa da destra; la sfera scavalca tutti, Buffon compreso; sulla linea di porta ci sono in agguato Prini e Virgili; è quest’ultimo a colpire ed insaccare… di mano però. Orlandini stavolta prende la decisione corretta e si rimane sull’1-0. Raddoppio rimandato solamente di sei minuti: Virgili soffia la palla a Pedroni, entra in area e lascia partire un gran destro a fil di palo. All’intervallo è 2-0, lo stesso risultato con cui si era concluso il confronto dell’andata. I secondi 45’ vedono la resa del Milan, sia per quanto riguarda il match, sia per lo scudetto, in un ideale passaggio di consegne alla Fiorentina. Il direttore di gara intanto continua a rendersi protagonista, annullando la terza segnatura dell’incontro, vittima nuovamente Virgili che aveva scaraventato in rete a tu per tu con Buffon. Per la giacchetta nera, però, c’era stato un precedente fallo di Montuori su Pedroni. Discutibile. Il 3-0 definitivo arriverà poco dopo e sarà ancora Pecos Bill a siglarlo. Uscita in tuffo dell’estremo difensore ospite che respinge; raccoglie la punta nativa di Udine, secco dribbling sul numero uno avversario e conclusione facile facile per la doppietta personale, la quinta ed ultima stagionale, nella sua miglior annata in viola.
Juan Alberto Schiaffino

Finisce così con un risultato che certifica l’incolmabile superiorità dei toscani su tutte le altre. Per la certezza matematica del primo scudetto bisognerà attendere il 6 maggio (pareggio a Trieste e contemporaneo X del Milan sul campo della Juventus), poi sarà festa grande a Firenze.
La truppa di Puricelli manterrà la seconda piazza, consolandosi a luglio con la conquista della sua seconda Coppa Latina (a cui prese parte proprio al posto della rinunciataria compagine viola) e cedendo in Coppa dei Campioni soltanto al fortissimo Real Madrid di Di Stefano in semifinale.

Roberto Pivato

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