mercoledì 26 agosto 2015

Un arcobaleno di Mihajlovic salva la Lazio al debutto in Champions

Bayer Leverkusen-Lazio 1-1 (Leverkusen, 14/09/1999, Champions League, fase a gironi)


L'undici laziale in posa prima del match
Bayer Leverkusen: Matysek, Hejduk, Kovac, Nowotny, Gresko (Beinlich 67'), Schneider, Emerson, Ramelow, Zè Roberto, Reichenberger (Ponte 82'), Neuville (Brdaric 73'). A disp: Heinen, Happe, Zivkovic, Mamlic. All: Daum

Lazio: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Lombardo, Almeyda, Veron (Simeone 50'), Stankovic, Mancini (Nedved 76'), Boksic (Salas 80'). A disp: Ballotta, Favalli, Sensini, S.Inzaghi. All: Eriksson

Marcatori: 14' Neuville, 18' Mihajlovic



Visto sfumare nelle ultime giornate il sogno tricolore, cucito sulle maglie del Milan dopo una miracolosa rimonta, per tentare un nuovo assalto allo scudetto, la società capitanata dal presidente Cragnotti, non lesina sforzi sul mercato. Sono tanti i movimenti, sia in entrata che in uscita, ad agitare i sogni sotto l'ombrellone dei tifosi capitolini. Ceduto l'ariete Christian Vieri, passato all'Inter per l'iperbolica cifra di 80 miliardi (compreso nel pacchetto anche il "Cholo" Simeone, pendolare sulla tratta inversa), e liberatisi dell'oneroso ingaggio di Ivan De La Pena, clamoroso flop della precedente campagna acquisti, accasatosi all'Olympique Marsiglia, per rifarsi il look, gli aquilotti fanno la spesa in casa Parma: dall'Emilia arrivano l'argentino Nestor Sensini, veterano della retroguardia con alle spalle oltre trecento gettoni di presenza in massima serie, ma soprattutto, per circa sessanta miliardi di lire, veste il biancoceleste Juan Sebastian Veron, uomo d'ordine necessario per ricamare il gioco laziale.  Ma non è finita. 
Veron ai tempi della Lazio
Dagli inglesi del Blackburn Rovers fa ritorno, dopo un solo anno, anche il centrocampista Dario Marcolin, alla terza parentesi in maglia biancoceleste, mentre per rintuzzare il reparto offensivo, il numero uno della Cirio, apre ancora una volta i cordoni della borsa e versa trenta miliardi al Piacenza per accaparrarsi le prestazioni del rampante Simone Inzaghi, sensazione, con quindici reti all'attivo, dell'ultimo campionato di Serie A. Con questi presupposti, e con Sven Goran Eriksson  saldamente ancorato alla panchina laziale, la nuova stagione, quella che segnerà il debutto assoluto in Champions della squadra, si apre subito nel migliore dei modi: il 27 Agosto al Louis II di Monaco, una rete di Salas al Manchester United, regala alla Lazio la Supercoppa Europea. Smaltita la sbornia per un trionfo così tanto prestigioso, tre giorni più tardi, la formazione capitolina non si fa trovare impreparata ai nastri di partenza del nuovo campionato: all'Olimpico, anche se con qualche sofferenza di troppo, il Cagliari è liquidato con un esiziale 2-1. Ma, anche se, dopo la pausa per gli impegni delle nazionali, a tenere banco è ancora la Serie A, con il calendario che prevede l'ostica trasferta sul terreno del Bari, l'attesa è tutta per l'esordio in Champions League, in programma in settimana. E cosi, distratta dallo storico appuntamento ormai alle porte, e privata dei suoi pezzi pregiati da un Eriksson devoto alle logiche del turnover, una Lazio gradevole, ma tutt'altro che cinica, non riesce a far sua l'intera posta in palio: i galletti fermano gli aquilotti sullo 0-0. 
Archiviata la non appagante traferta pugliese, finalmente, per i biancocelesti, scatta la missione continentale. Si parte da Leverkusen, dove il 14 Settembre, nella cornice suggestiva della BayArena, la Lazio sente riecheggiare per la prima volta le suadenti note dell'inno Champions. Esordio complicato per gli aquilotti che, oltre alle qualità tecniche delle Aspirine, devono anche misurarsi con un avversario più performante dal punto di vista atletico: se in Italia la nuova stagione è cominciata da poche settimane, in Germania, un Bayer Leverkusen galvanizzato, dopo aver impattato al debutto, ha già inanellato un filotto di tre vittorie consecutive. 
Oliver Neuville
Conseguito con avversari di indubbio livello: le Aspirine prima si sbarazzano del Bayern Monaco alla seconda giornata, quindi espugnano il terreno dello Stoccarda nella tornata successiva, per poi superare, tra le mura amiche,  lo Schalke 04 (3-2), ultimo scoglio prima della serata di gala con la Lazio. E intorno del quarto d'ora, a suggello di una vigilia vissuta con il sorriso sulla bocca, sono proprio i tedeschi a dare il primo scossone all'incontro, disponendo di una Lazio eccessivamente intimorita:  scorribanda di Schneider sul binario di destra, traversone per la girata dell'onnipresente Oliver Neuville, e decisiva deviazione fortuita di Alessandro Nesta che mette fuori causa Marchegiani, balzato sul lato opposto. Potrebbe essere l'inizio di un incubo, invece è la sveglia che scuote i capitolini dal torpore iniziale, tant'è che, quattro giri di lancette più tardi, arriva la replica: ci pensa Mihajlovic, peraltro limitato da un fastidio al ginocchio, con una delle sue mirabilie su punizione, a riportare la Lazio in linea di galleggiamento. Trovato il pari, i biancocelesti non spingono sull'accelleratore in cerca del sorpasso, ma, inibiti anche dal pressing asfissiante pianificato scientemente da Daum, si limitano a contenere. Anche se, in verità, sul finire di tempo, è il laziale Boksic, ad avere sul piede la palla del 2-1: il centravanti croato è caparbio e fortunato nel vincere un rimpallo, ma il diagonale successivo difetta in precisione. Durante l'intervallo, nella testa di Eriksson, comincia a balenare un'idea. Poi tradotta in pratica al 6' della ripresa: per controbattere all'esuberanza e la vigoria teutonica, lo stratega svedese richiama in panca un Veron a corto di idee, preferendo, al suo posto, la garra tutta latinoamericana del "Cholo" Simeone. Mai mossa si rivelerà più azzeccata: la Lazio smette di soffrire - tranne in un occasione, quando un'ingenuità di Mancini, aspramente criticato dalla stampa all'indomani della gara, permette a Neuville di far vibrare il palo -  prende in mano le redini del gioco, amministra l'incontro. 
Il pareggio di Mihajlovic
Ed in più circostanze sfiora addirittura il vantaggio, che non si concretizza soltanto per la scarsa vena degli avanti biancocelesti: sono Boksic, Mihajlovic, e lo stesso Simeone, ad avere sulla coscienza la mancata vittoria capitolina. Tuttavia, strappare un punto in terra teutonica, è impresa da non disprezzare. Lo sanno bene Eriksson e la Lazio, che, nel prosieguo della manifestazione, non avranno granchè problemi ad approdare alla fase successiva: i biancocelesti saranno la locomotiva del girone A, monopolizzato con la bellezza di quattordici punti racimolati, faranno la voce grossa anche nel secondo girone con Chelsea, Feyenoord e Olympique Marsiglia, salvo poi arrendersi nei quarti di finale al Valencia, futuro finalista. Ma se l'esperienza europea, comunque positiva, terminerà anzitempo, la stagione biancoceleste resterà da incorniciare: la Lazio, autrice di un appassionante rimonta ai danni della Juventus, si riprenderà quanto soffiatogli l'anno precedente, andando a conquistare uno storico tricolore, il secondo della storia biancoceleste, che mancava da ben ventisei anni. Ma non solo. La banda di Eriksson farà faville anche nella coppa nazionale: regolando l'Inter nell'ultimo atto, gli aquilotti, ingordi di titoli, metteranno a segno un prestigioso double. Meno fortunata, invece, sarà destinata ad essere la stagione delle Aspirine. Se è vero che in patria la squadra del noto colosso farmaceutico, si renderà protagonista di un eccellente campionato, concluso al secondo posto, alle spalle del solo Bayern Monaco, diversamente andranno le cose in Europa: chiuso al terzo posto il gruppo A, in virtù di una rete in meno siglata rispetto agli ucraini della Dinamo Kiev (la differenza reti era in equilibrio), i tedeschi verranno declassati in Coppa Uefa, dove, ai sedicesimi, verranno prematuramente rispediti a casa dall'Udinese.

Vincenzo Lacerenza    

Fonti fotografiche:
laziowiki.org 
cittaceleste.it
leverkusen.com

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