martedì 15 settembre 2015

C'era una volta in Europa: Manchester City-Juventus

Una formazione della Juve ('76-77)
Calato il sipario sul campionato '75-76, con  la Juventus beffata dal Torino - tornato sul tetto d'Italia a ventisette anni di distanza dal tragico incidente aereo di Superga -  l'aria intorno alla Vecchia Signora si fa irrespirabile. Lo spogliatoio assomiglia sempre più ad una polveriera: si moltiplicano i pruriti e si acuiscono antichi dissapori, vedasi le ruggini tra Capello ed Anastasi. Come se non bastasse, il gruppo si divide in fazioni, nota quella capeggiata dai senatori Furino e Bettega: la solidità della squadra è ormai minata in maniera compromettente. Il tecnico Carlo Parola, perso il polso della situazione, e diventato lo spogliatoio sempre più frazionato e quindi ingestibile, viene messo alla porta dalla società. Al suo posto, il presidentissimo  Giampiero Boniperti, affida la prestigiosa panchina bianconera a Giovanni Trapattoni.
il Trap con Zoff e Boniperti
Una scelta ardimentosa quella della Juventus, non pienamente appoggiata dalla critica. Perpessità, dubbi e scetticismo, circondano l'ascesa del Trap al soglio bianconero. A non convincere è il curriculum dell'ex biondo mediano del Milan, giudicato ancora troppo acerbo per rivestire un ruolo di tale lignaggio: nel campionato precedente, al timone del Diavolo, e affiancato nell'incarico da un Paron Rocco nelle nuove vesti di direttore tecnico, il Trap ha debuttato da primo allenatore.  E l'esordio stagionale, coinciso con la trasferta di Coppa Italia a Monza, sembra avvalorare le ragioni della critica: con i brianzoli, relegati in cadetteria, la corazzata bianconera non va oltre l'1-1. In attesa dello start in campionato, in programma all'incirca un mese più tardi, gli altri due impegni di Coppa Italia con Hellas  Verona e Sambenedettese - due nette affermazioni -  servono ad una squadra ancora in fase di rodaggio per mettere nella gambe minuti importanti in vista del primo appuntamento di un certo rilievo: il vernissage di Manchester, sponda City, con cui si apre la stagione europea. Se da un lato la Juventus non ha ancora disputato gare di campionato, i Citizens, temprati da cinque gare di First Division, sono già performanti: i biancocelesti veleggiano nelle zone alte della graduatoria e nell'ultimo incontro le hanno suonate al Bristol City. Anche la Vecchia Signora, il 15 Settembre, in un Maine Road vestito a festa per celebrare il ritorno del City sulla ribalta continentale dopo quattro anni di astinenza forzata, si accorge dello strapotere fisico degli inglesi: dopo una breve fase di studio, i Citizens vanno all'assalto dei bianconeri. Davanti a quarantamila spettatori, tra cui anche Bearzot e Don Revie, commissari tecnici rispettivamente di Italia e Inghilterra, sul biliardo di Maine Road gli inglesi cominciano ad occupare costantemente la metà campo juventina, tenendo perennemente in apprensione la retroguardia bianconera. Ma la Vecchia Signora fa densità, intasa le linee, è compatta: i Citizens pur producendo una gran mole di gioco, non riescono a trovare uno sbocco alla manovra. Ben contenuti dai bianconeri, gli inglesi  si ricordano d'essere inglesi e iniziano a predicare il loro credo: palla lunga in the box. Traversoni, spioventi e cross arrivano da tutte le parti. La Juve, inferiore agli inglesi nel gioco aereo, soffre, ma non capitola: i bianconeri devono ringraziare un monumentale Zoff, reattivo nel neutralizzare due conclusioni ravvicinate di Kidd. Sono però le prove generali del goal che, puntuale, arriva quando tutti già pregustano il rilassante aroma del tè caldo: Tueart dalla bandierina, anticipo di Royle ai danni di un Morini in versione statua di sale, e torsione vincente del redivivo Brian Kidd*, attaccante con trascorsi piuttosto rilevanti nell'odiato United, prelevato in estate dall'Arsenal.
Brian Kidd
Scioccata dalla rete prima del duplice fischio, una Juve ancor più pallida, nella ripresa rischia di incasssare la proverbiale imbarcata. Il City sente l'odore del sangue e tenta di ipotecare il passaggio del turno. Si moltiplicano le occasioni per tutta la batteria offensiva dei mancuniani: ci provano Kidd, Royle, il lungagnone Tueart e Hartford, che, imbeccato dallo stantuffo Docherty, sfiora il raddoppio con una spettacolare rovesciata. Ma è ancora Zoff a tirare su la saracinesca, limitando i danni in vista del ritorno: cartolina dell'incontro resterà la mulinata coi pugni in uscita su Royle. Quella decretata dal triplice fischio dello svizzero Hungerbuhler, sarà una sconfitta indolore per la Juventus: al Comunale, due settimane più tardi, Scirea e Boninegna ribalteranno la situazione, catapultando la Vecchia Signora al secondo turno.
Zoff in azione
Sarà quella soltanto la prima tappa di un cammino che si concluderà in finale: lambita anche la sponda rossa di Manchester, i bianconeri regoleranno nell'ordine anche i sovietici (oggi ucraini) dello Shakhthar Donetsk, i tedeschi orientali del Magdeburgo e i greci dell'AEK Atene, prima di aprire le porte della bacheca al primo trofeo continentale della storia juventina dopo la doppia finale con l'Athletic Bilbao. Ma la Juve, ingorda di titoli, non si fermerà all'alloro continentale: dopo un altro, accesissimo testa a testa con il Torino, Le Zebre conquisteranno il diciassettesimo scudetto della propria storia, consentendo al Trap, ora osannato, di liberarsi finalmente dall'alone di scetticismo che, almeno inizialmente, lo aveva pedinato.

  
Vincenzo Lacerenza

Il tabellino

Manchester City-Juventus 1-0 (15/09/1976, Coppa Uefa, trentaseiesimi andata)


Manchester City: Corrigan, Docherty, Donachie, Doyle, Watson, Conway, Barnes (Power 57'), Kidd, Royle, Hartford, Tueart. All: Book

Juventus: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Benetti, Marchetti A. All: Trapattoni

Marcatori: Kidd 44'

Arbitro: Hungerbuhler (SVI)



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* Curiosità: Brian Kidd riveste attualmente l'incarico di assistente tecnico di Manuel Pellegrini


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