lunedì 21 settembre 2015

Esterophilia: Porto-Benfica


Le due squadre prima della gara
Salutato Sven-Göran Eriksson , non insensibile alle sirene del Belpaese, il Benfica si appresta a vivere una stagione di transizione: senza il condottiero del Goteborg dei miracoli in Coppa Uefa, le Aquile della capitale precipitano in un lungo autunno di risultati. L'erede al trono, l'ungherese Pal Csnernai, ex tecnico di Bayern Monaco e PAOK Salonicco, si rivela essere palesemente inadeguato. Se con lo svedese volante a dirigere l'orchestra, il Glorioso aveva frantumato tutta una serie di record, conoscendo l'onta della sconfitta soltanto in tre occasioni e toccando percentuali di vittoria bulgare, con il magiaro al timone, il Benfica si renderà protagonista di un campionato sottotono: l'undici che un anno e mezzo prima si era trovato catapultato in finale di Uefa e che, come il famoso anatema di Guttmann impone, aveva perso di fronte ai belgi dell'Anderlecht, si sarebbe collocato al terzo posto, a distanza siderale dal Porto campione e alle spalle anche dei concittadini dello Sporting. E meglio le cose non sarebbero andate nemmeno in Europa. Superato di slancio il primo ostacolo, i jugoslavi della Stella Rossa di Belgrado, i capitolini fanno le valigie, facendo mesto ritorno a casa, già al secondo turno: sono gli inglesi del Liverpool, trascinati da un Rush in stato di grazia, a porre fine all'avventura europea dei lusitani. Un raggio di sole, tra le tante nubi addensatesi sul capo del Glorioso, lo offre la coppa nazionale: sbarazzatisi nell'ordine dl Ponte da BarcaMacedo Cavaleiros, Regua, Cova da Piedade, Paredes e Covilha, las  Aguilas devono fare un ultimo sforzo: battere il Porto in finale e sollevare il trofeo sono gli imperativi per salvare la stagione, scongiurando il pericolo di rimanere a secco di titoli. 
Artur Jorge
Dal canto suo, la ciurma di Artur Jorge, baffuto allenatore messosi in luce negli anni alla Portimonense, non ha l'assillo della vittoria a tutti i costi: a giocare con questo gravoso fardello sulle spalle saranno i capitolini. Già campioni in carica dopo un campionato monopolizzato, i Dragoes, cosi come il Glorioso, non hanno ben figurato in Europa, sbattuti fuori al primo turno, in virtù della regola delle reti in trasferta, dai modesti gallesi del Wrexham. Ma ben hanno impressionato in Taca de Portugal: uno dopo l'altro, senza troppi patemi, hanno ottenuto gli scalpi di D. Chaves, Farense, Portimonense, accoppiamento nostalgico per Jorge, Sporting Braga, Rio Ave, e Varzim. Il 10 Giugno, però, a prevalere saranno le forti motivazioni delle Aquile. Non passa nemmeno un quarto d'ora, e il Benfica è già con la testa avanti: cannonata a filo d'erba di Carlos Manuel, Adelino Nunes, diciotto presenze con la Seleção das Quinas per lui, vince un rimpallo in area piccola e fulmina un incolpevole Zè Beto. Allentata la pressione, il Glorioso continua a spingere alla ricerca del raddoppio: non dovrà attendere molto. Poco dopo la mezzora, infatti, i capitolini approfittano di un patatrac della retroguardia biancoblu, e assestano la seconda spallata all'incontro. E' sempre dai piedi di Carlos Manuel che scocca la scontilla: il numero dieci riceve da un compagno e con la coda dell'occhio capta il taglio mortifero di Diamantino alle spalle della difesa dei Dragoni. L'assistenza è immediata. Palla in profondità e Diamantino si ritrova a tu per tu con Zè Beto: l'ex centrocampista di Vitoria Setubal e Boavista, non mantiene il sangue freddo e si incarta. La palla, ormai fuori dalla disponibilità dell'avanti benfichista, viene abbrancata in presa dall'estremo biancoblu. Ma la frittata è dietro l'angolo: harakiri di Zè Beto, approssimativo nella presa, e sfera riconsegnata a Diamantino.
Michael Manniche
Che, incredulo, alza la testa, scruta l'orizzonte e premia l'accorrente Manniche: per il gigante danese è un gioco da ragazzi realizzare a porta sguarnita. E sarà lo stesso "O Tosco", soprannome affibbiatogli in virtù della sua tecnica non proprio sopraffina, a trovare il tris: lo farà di rigore in avvio di ripresa. Dagli undici metri, poi, arriverà anche la rete della bandiera per il collettivo di Oporto: ad incaricarsi della trasformazione sarà Paolo Futre, leggenda dell'Atletico di Madrid che, quando ormai in declino, approderà in Italia, accasandosi al Milan. Per il Benfica, quella sollevata nel pomeriggio di Oeiras, si tratta della diciannovesima Taca de Portugal della storia. La quarta dell'ultimo lustro conquistata con il Porto: dopo l'1-0 del '79-80, il 3-1 dell'anno successivo, l'1-0 dell''82-83, ai biancoblu non resta altro che leccarsi le ferite e ripartire. Lo faranno alla grande: di li a due anni, i Dragoes, con quello zoccolo duro, superando il Bayern Monaco nell'epilogo della Coppa dei campioni, saliranno per la prima volta sul tetto d'Europa.


Vincenzo Lacerenza

Il tabellino


Porto-Benfica 1-3 (Oeiras, 10/06/1985, Coppa di Portogallo, finale)

Porto: Zè Beto, Joao Pinto, Gomes, Lima (Semedo 35'), Augusto, Frasco, Quim, Futre, Magalhaes, Vermelinho, Gomes (Mito 35'). All: Artur Jorge

Benfica: Bento, Pietra, Bastos Lopes, Oliveira, A. Magalhaes, Sheu, Carlos Manuel ('73 Nenè), Nunes, Luis, Diamantino (Wando 73'), Manniche.

Marcatori: Nunes 14', Manniche 33', rig. 47', Futre rig. 67'

Arbitro: Raul Nazarè

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