domenica 20 settembre 2015

Lezioni di Epic...A: quando Genoa - Juventus valeva lo scudetto


Il Genoa Cricket and Football Club 1903
Genoa – Juventus 3-0 (13/04/03, Genova, Stadio di Ponte Carrega, finale campionato italiano di football)
 
Genoa: Spensley, Rossi, Bugnion, Passadoro, Senft, Pasteur Ed., Pasteur Er., Montaldi, Dapples, Foffani, Agar. All: Spensley

Juventus: Durante, Armano, Bollinger, Varetti, Goccione, Rolandi, Malvano, Canfari, Forlano, Gibezzi, Ferraris. All: /

Arbitro: Sutter (Svizzera)

Reti: Dapples, 60’ Agar, aut. Armano
La Juventus Football Club 1903
Il sesto campionato di calcio italiano mantiene invariata la formula rispetto alle ultime due edizioni: una serie di sfide ad eliminazione diretta -  prima a carattere regionale, poi interregionale – e una finale in gara secca, a cui la detentrice del titolo accede per diritto, in attesa della sfidante. La squadra campione in carica è il Genoa, corazzata che ha vinto quattro delle cinque precedenti edizioni (con l’unica eccezione dell’edizione 1901, in cui cedette in finale al Milan). I rosso-blu, in attesa di ospitare la contendente allo scudetto, si preparano con una serie di amichevoli. In particolare l’1 marzo ospitano il Football Vélo Club de Nice, in quello che risulta il primo confronto internazionale tra club svoltosi in Italia. Il facile 6-0 con cui i liguri si impongono porterà alla decisione di offrire la rivincita ai francesi, stavolta a casa loro. In tal modo il Grifone diverrà pure la prima società di calcio italiana a varcare i confini nazionali. Il match, disputatosi il 26 aprile (perciò a scudetto già assegnato), vede un nuovo successo di Spensley e compagni, stavolta con un più morigerato 0-3.
James Spensley

Il campionato vede al via cinque squadre: l’Andrea Doria per la Liguria; il Milan per la Lombardia; Juventus, Torinese e Audace Torino per il Piemonte. Solo quest’ultime pertanto devono affrontare le eliminatorie regionali, mentre i bianco-blu attendono al secondo turno e i rosso-neri in semifinale. La Juventus, fondata appena sei anni prima e da tre iscritta ai tornei federali, si presenta alla gara dell’1 marzo, contro il Football Club Torinese (la società che darà vita al Torino nel 1906, accogliendo peraltro alcuni dissidenti della Juve), con la nuova casacca a strisce bianco-nere, in sostituzione dell’originale maglia rosa. Al Velodromo Umberto I finisce 5-0, mentre di lì ad una settimana gli juventini faticheranno molto di più per piegare lo Sport Club Audace Torino - altra società cittadina dai medesimi colori sociali; ebbe vita breve, dal 1902 al 1904 -, col punteggio di 2-1. Superata la fase regionale per il club del presidente Giacomo Parvopassu c’è l’ostacolo Andrea Doria, al suo secondo campionato federale. Finirà in goleada per i torinesi, che con un roboante 7-1 interno guadagnano l’accesso alla semifinale, in programma al Campo Acquabella di Milano la settimana successiva. Il Milan è vice-campione in carica ed è stata l’unica compagine in grado di interrompere il monopolio del Genoa, nel 1901. La Juventus però non fa sconti e con un secco 0-2 vola verso la prima finale scudetto della sua breve storia.
Henri Dapples

L’atto conclusivo del sesto campionato di football in Italia si sarebbe svolto allo Stadio di Ponte Carrega a Genoa. I padroni di casa schieravano in porta l’inglese James Spensley - il medico inglese che fu uno dei principali pionieri del calcio in Italia e che col Grifone vinse ben sei scudetti; era anche capitano e allenatore della squadra -; in difesa gli svizzeri Étienne Bugnion – arrivato dal Losanna, di cui era uno dei fondatori, e famoso per il gol da centrocampo che nel 1904 avrebbe permesso ai rosso-blu di imporsi nuovamente sulla Juventus nella finalissima per il titolo –, Karl Senft – tre scudetti all’attivo e una finale persa contro la stesa Juve -, il gallese Howard Passadoro – socio e calciatore del Genoa fin dal 1898; allorché si dovevano decidere i colori sociali lui propose blu e bianco: la storia ci dice che la sua proposta non venne accolta – ed Edoardo Pasteur – socio fondatore, giocatore, presidente, dirigente, arbitro … insomma, un fac totum del calcio genovese e nazionale -; a centrocampo Paolo Rossi – a lui si devono le casacche rosso-blu del Genoa – e Giovanni Foffani – salito quell’anno dalla formazione riserve -; in attacco Enrico Pasteur – fratello di Edoardo, sportivo a 360 gradi, in particolare molto abile nell’atletica e nella pallanuoto -, Montaldi – di cui non si conosce il nome e si sa solo che questa fu la sua unica partita in rosso-blu -, lo svizzero Henri Dapples – alla sua ultima apparizione prima del ritiro e dell’istituzione del trofeo che porta il suo nome – e l’inglese Joseph Agar – al contempo calciatore e crickettista.
Gioacchino Armano

La Juventus schierava invece Luigi Durante tra i pali – all’anagrafe Domenico Maria; dieci anni in bianco-nero con la vittoria dello scudetto 1905; era inoltre un apprezzato pittore -; come difensore i più indicano Ugo Rolandi – all’ultima apparizione calcistica -, altri Oreste Mazzia – che avrebbe giocato per altri tre anni -; in mezzo al campo i mediani Gioacchino Armano – uno dei fondatori del club e suo futuro presidente –, Giovanni Goccione – capitano della prima formazione juventina campione d’Italia di lì a due anni –, e Alfredo Ferraris – futuro capitano bianco-nero -, Enrico Canfari - socio fondatore, giocatore e presidente della compagine torinese; dopo questo incontro si trasferì a Milano e venne tesserato dal Milan; morì durante la prima guerra mondiale – e l’elvetico Friedrich Bollinger – nazionale svizzero, alla Juventus nel 1903 e nel 1906; nel 1907 fu uno dei dissidenti che si staccò e andò a giocare col neonato Torino -; davanti Umberto Malvano – militerà anche nel Milan vincendovi il tricolore nel 1906 -, Luigi Forlano – poi anche alla Torinese e al Milan -  e Luigi Gibezzi – uno dei primi calciatori del club, di cui ricoprirà anche il ruolo di dirigente.
Una fase della partita
La gara non ebbe molta storia. Dal poco che sappiamo fu «una bella vittoria per la squadra genovese, che vinse con tre goals contro zero, malgrado la resistenza accanita opposta dai torinesi, che si dimostrarono valenti campioni» (La Stampa, 14/04/03). Le tre reti furono realizzate da Dapples, Agar e da un’autorete di Armano. Solo della seconda conosciamo il minuto, cioè il 60’.
Il Genoa conquistava così il suo quinto titolo, il secondo consecutivo, confermandosi come la dominatrice del calcio italiano. Il suo dominio, tuttavia, non sarebbe durato ancora a lungo. Se la Prima Categoria 1904 fu vinta nuovamente dal Grifone in finale con la Juventus, l’edizione seguente segnò il passaggio del testimone tra le due compagini ed i liguri avrebbero dovuto attendere dieci anni -  e anche di più, se consideriamo che lo scudetto venne loro assegnato nel dopoguerra -, cioè il torneo 1914/15, per tornare sul tetto d’Italia.

Roberto Pivato

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