martedì 1 settembre 2015

Lezioni di Epic...A: Roma - Juventus, la partita che divenne un film

Le squadre posano assieme prima della partita
Roma – Juventus 5-0 (15/03/31, Campo Testaccio, Roma, 22ª giornata serie A)

Roma: Masetti, De Micheli, Bodini, Ferraris, Bernardini, D’Aquino, Costantino, Fasanelli, Volk, Lombardo, Chini. All: Burgess

Juventus: Combi, Rosetta, Caligaris, Barale, Varglien, Vollono, Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari, Orsi. All: Carcano

Arbitro: Carraro di Padova

Reti: pt 6’ Lombardo, st 5’ Volk, 17’ rig. e 43’ Bernardini, 34’ Fasanelli

Note: espulsi Cesarini e Ferraris al 12’ st, Caligaris al 39’ st

Cinque a zero non è solo un risultato che simboleggia una vittoria eclatante; può diventare anche il titolo di un film, se la partita conclusasi con tale punteggio è stata in effetti un evento memorabile.
Una fase di gioco
È quanto accaduto a Roma – Juventus del 15 marzo 1931. La sfida arriva alla quinta di ritorno ed oppone prima e seconda in classifica. I bianco-neri comandano saldamente con cinque lunghezze di vantaggio su Bologna e Roma. I giallo-rossi si sono fatti agganciare dai felsinei, perdendo contemporaneamente terreno dai piemontesi, incappando nel turno precedente in un netto ko per 3-0 a Napoli. La squadra di Carlo Carcano – arrivato dall’Alessandria per iniziare quello che sarebbe divenuto il famoso Quinquennio d’oro della Vecchia Signora - è più in forma che mai: viene dal 5-1 rifilato alla Pro Vercelli e non perde dal 21 dicembre, quando proprio nella capitale ha ceduto alla Lazio. È una Juve che si è rinforzata con gli acquisti della mezzala alessandrina Giovanni Ferrari, che ha seguito il neo-tecnico a Torino, e della punta Giovanni Vecchina, che dopo sei prolifici anni a Padova si prepara ad un triennio felice in Piemonte (dove dopo l’esperienza juventina vestirà anche le casacche di Torino e Biellese), affiancando gli italo-argentini Renato Cesarini e Raimundo Orsi e lo spezzino Federico “Mune” Munerati.
La formazione della Juventus scesa in campo al Testaccio
Tra i pali c’è il portiere della nazionale, quel Gianpiero Combi che in dodici anni in bianco-nero collezionerà cinque tricolori; la linea difensiva è composta dagli esperti Virginio Rosetta ed Umberto Caligaris e dal fiumano Mario Varglien, fratello del più giovane Giovanni, anche lui tra le fila juventine; a centrocampo, oltre al già nominato Ferrari, troviamo il vercellese Oreste Barale, all’ultimo anno con le Zebre, con le quali già era stato campione d’Italia nel 1925/26, ed il genovese Aldo Vollono, alla sua unica stagione a Torino, in una delle sue poche presenze in sostituzione del titolare Francesco Rier. Una squadra costruita per tornare al successo che manca ormai da cinque anni e che riuscirà nell’obiettivo, grazie soprattutto ad una partenza sprint con otto vittorie nelle prime otto giornate. 
L'undici capitolino prima dell'incontro
 Il giovane team capitolino, nato appena tre anni prima dalla fusione tra Alba Roma, Roman e Fortitudo, è altrettanto ambizioso e vuole migliorare il sesto posto ottenuto nella stagione 1929/30, la prima della serie A a girone unico. Confermato il tecnico inglese Herbert Burgess – ex difensore di Manchester City e United, scomparso negli anni ’50 vittima di problemi di alcoolismo –, la rosa viene rinnovata sin dal numero uno: dal Verona arriva Guido Masetti, che rimarrà in giallo-rosso per ben tredici anni, conquistando anche la nazionale, seppur da riserva (da terzo portiere vincerà i mondiali del ’34 e del ’38). Dalla Cremonese viene prelevato il terzino Renato Bodini, a fare coppia con Mario De Micheli, alla Roma fin dalla sua fondazione e prima ancora alla Fortitudo. Il centrocampo era il regno dei talentuosi Attilio Ferraris – il primo giocatore romanista a vestire la maglia azzurra, con la quale peraltro si sarebbe laureato campione del mondo nel ’34 -  e Fulvio Bernardini, coadiuvati dal mediano di copertura Raffaele D’Aquino. Davanti Cesare Augusto Fasanelli, che con l’Alba Roma nel ’26 aveva perduto la finale scudetto proprio contro la Juventus; Raffaele Costantino, arrivato quell’anno nella capitale dopo ottime performance a Bari; il fiumano Rodolfo Volk, che si sarebbe laureato capocannoniere del torneo con 29 centri; e gli argentini Arturo Chini Ludueña – il quale vestirà le maglie di quattro formazioni della capitale: Alba Roma, AS Roma, Lazio e Trastevere -  e Nicola Italo Lombardo, arrivato in Italia già all’apice della maturità coi suoi 27 anni.
Il gol di Lombardo
Si giocava nel piccolo e calorosissimo Campo Testaccio, dove i giallo-rossi avevano perso soltanto una volta in stagione. La partenza dei padroni di casa è veemente e conduce al primo gol dopo appena sei minuti: Volk serve Lombardo che calcia a rete e batte Combi. Il primo tempo è una battaglia, la Juve c’è e reagisce, ma il palo ferma “Nane” Vecchina. É nella ripresa, tuttavia, che i futuri campioni d’Italia cedono di schianto. L’avvio è ancora favorevole alla Lupa, che trova il raddoppio al 5’: cross di Costantino, testa di Volk, Combi nuovamente battuto. La gara si innervosisce, ne fanno le spese Cesarini e Ferraris, cacciati dal signor Carraro per reciproche scorrettezze. Anche in dieci contro dieci l’inerzia del match è tutta dalla parte dei giallo-rossi. Poco dopo il quarto d’ora Caligaris salva sulla linea un colpo di testa di Lombardo. Piccolo particolare: l’intervento è di pugno. L’arbitro assegna il rigore che Bernardini trasforma. L’undici di Carcano è nel pallone: Caligaris sbaglia grossolanamente mettendo Fasanelli nelle condizioni di siglare il poker. Infine sarà ancora il Dottore a mettere a segno il definitivo 5-0 a pochi minuti dal termine, con un bel tiro al volo, quando la capolista è rimasta in nove per l’espulsione del teso Caligaris. 
Al Testaccio è festa grande, per la Roma un tripudio e la speranza di rilanciarsi nella corsa scudetto, con la vetta che ora dista solo tre punti. Sarà una speranza destinata a rimanere tale. I bianco-neri si riprenderanno immediatamente, infilando cinque successi di fila, rendendo vano l’inseguimento della compagine di Burgess, capace di perdere solamente due gare di lì alla fine della stagione. D’altra parte quello era il nucleo originario della grande Juventus che si cucirà sul petto cinque scudetti consecutivi. La Roma dovrà attendere la stagione ‘40/’41 per fregiarsi del titolo di campione d’Italia, ma quel 15 marzo 1931 sarebbe rimasta data storica: quella della più larga vittoria giallo-rossa di sempre sulla Vecchia Signora. Un 5-0 tanto emblematico da diventare titolo di un film, con regia di Mario Bonnard e partecipazione di molti calciatori romanisti. Pellicola scadente in ogni caso, almeno così ci tramandano le cronache; niente a che vedere con lo spettacolo di quel giorno sul terreno del Testaccio.

Roberto Pivato

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