mercoledì 21 ottobre 2015

Casque d'or: la palpitante rimonta del PSG sul Real Madrid

Con l'avvento degli anni '90, Francis Borelli, storico presidente del PSG alla cui figura sono legati a doppio filo i primi trionfi di una certa rilevanza del club (due Coppe di Francia ed un titolo nazionale), è costretto a farsi da parte. L'uomo che aveva rilevato le sorti della società nel 1978, ripulendone l'immagine dal fango dello scandalo della doppia biglietteria, da ascrivere alla precedente gestione Hechter, affida il testimone nelle mani di Canal Plus: la poltrona di comando, lasciata vacante da Borelli, viene occupata da Michel Denisot, raffinato giornalista di punta, nonchè dirigente della popolare emittente televisiva.
Il progetto del colosso transalpino dell'informazione è piuttosto ambizioso: rimpolpare le casse dissestate del club e allestire una formazione in grado di contendere la corona francese all'Olympique Marsiglia del magnate Tapie, in quegli anni stella polare di tutto il movimento.
George Weah
E, i risultati della prima stagione targata Canal Plus, sono confortanti: in un'annata in cui in riva alla Senna sbarcano Artur Jorge, condottiero del Porto campione d'Europa nell'87, e campioni del calibro di  Le Guen, Valdo, Ricardo, Ginola e Fournier, i parigini riescono a salire sul gradino più basso del podio. E' soltanto il trampolino di lancio. Le ambizioni vengono rilanciate nella campagna acquisti successiva. Questa volta sotto alla Tour Eiffel si assiste ad una vera e propria parata di stelle: la proprietà apre nuovamente i cordoni della borsa, assicurandosi le prestazioni di Alain Roche, Guerin, Lama, ma sopratutto del potente centravanti liberiano George Weah, con diciotto reti, sensazione dell'ultimo campionato in cui ha trascinato il suo Monaco ad un sorprendente secondo posto alle spalle dell'irraggiungibile Marsiglia


Le valanghe di franchi riversati sul mercato, grazie alla certosina applicazione di Jorge, bravo ad assemblare la squadra in tempi relativamente brevi, come da tutti pronosticato, si traducono in risultati positivi sul campo: in Marzo, les Parisiens veleggiano nei piani alti della classifica, a stretto contatto con gli odiari rivali dell'OM, e a due lunghezze dalla capolista Monaco. Entusiasmante anche il percorso europeo dei rossoblu: in Coppa Uefa,  l'undici del baffuto tecnico portoghese, ha liquidato in scioltezza i greci del PAOK Salonicco, quindi, espugnando il San Paolo di Napoli, si è guadagnato l'accesso agli ottavi di finale. Per appendere alla sella lo scalpo dei belgi dell'Anderlecht, però, bisogna soffrire. Scialbo 0-0 all'andata, e risicato 1-1 al ritorno. Tanto basta per staccare il tanto agognato pass: la regola, crudele, delle reti segnate in trasferta, strizza l'occhio ai francesi.

Ai quarti i destini parigini s'incrociano con le bianche casacche del Real Madrid. Dal canto loro le Merengues, scavalcate in Liga dal Barcellona dopo l'infelice 2-2 casalingo con il modesto Logrones, in coppa hanno avuto un cammino regolare, privo di pericolose turbolenze:  messi in fila i rumeni del Timisoara, e i  russi della Torpedo Mosca, agli ottavi la banda di Benito Floro, al prima delle due stagioni al timone della Casa Blanca, si sono sbarazzati degli olandesi del Vitesse. E paiono non incontrare difficoltà neanche nel liberarsi del PSG.
David Ginola
Il miedo escenico, il leggendario timore reverenziale percepito dalle avversarie del Real al Bernabeu, paralizza i transalpini, impotenti di fronte alle folate Merengues: la prima frazione, monopolizzata dai madridisti, in rete con Butragueno e Ivan Zamorano, non lascia presagire nulla di buono. Il talentuoso Ginola, prelevato in estate dal Brest, suona la carica, accorciando le distanze al '49, ma proprio sul gong, per i parigini arriva la doccia fredda: Michel realizza il punto 3-1 e blinda la qualificazione degli spagnoli.


Due settimane più tardi, in un Parco dei Principi  "chaud-bouillant", il pubblico della Ville Lumiere sembra credere all'operazione-rimonta. Poco dopo la mezzora, i parigini battono il primo colpo: sugli sviluppi di un calcio d'angolo, George Weah sguscia tra una selva di corpi, e con una poderosa incornata sblocca il risultato. Il Madrid è in affanno. I senatori provano a far leva sull'esperienza: Prosinecki tenta di prendere per mano le Merengues, mentre Hierro, alla quarta stagione in maglia blanca, guida una difesa fin lì sempre ordinata. A dieci minuti dal termine, però, la mission impossible dei parigini si compie: Weah, al centro di tutte le trame offensive dei rossoblu (per l'occasione di bianco vestiti, mentre il Real adotta una divisa totalmente azzurra), alza una palombella, sponda di Daniel Bravo, da poco subentrato a Simba, e di gran carriera, David Ginola, chioma bionda al vento, colpisce di controbalzo. Per Buyo, peraltro impallato dai compagni, non c'è nulla da fare: la rimonta è compiuta.
L'incornata decisiva di Kombouarè
Non pago, il Paris Saint-Germain, subodora lo shock del Madrid, e dilaga: Valdo, medaglia d'argento a Seoul nel '88 e campione del Sudamerica un anno più tardi con il Brasile, ubriaca di finte Ricardo Rocha, e di interno destro conclude un contropiede da manuale, facendo evaporare, o quasi, le speranze madrilene. Qualificazione in tasca? Macchè, il coup de théâtre

è dietro l'angolo: a novantesimo abbondantemente superato, Ivan Zamorano, sfrutta la torre di un compagno, piazzando la zampata del 3-1. Sul Parco dei Principi cala il silenzio: il passaggio del turno, dato ormai per scontato, è, invece, di nuovo in bilico. Prima dei tempi supplementari, però, restano ancora tre minuti da giocare. Ed è in questo lasso di tempo che accade l'imponderabile. Proprio il fuoriclasse cileno, autore dell'insperato 3-1, stende Ginola sulla trequarti: calcio di punizione. E' la mattonella di Valdo: il brasiliano pennella, Kombouarè, da quel giorno per tutti "Casque d'or", con un imperioso terzo tempo cestistico, antipica tutti sul primo palo e indirizza la sfera nell'angolino alla destra di un incolpevole Buyo. E' il tripudio: con l'ennesimo ribaltone, questa volta definitivo, i parigini si aggiudicano una delle sfide più palpitanti della storia delle competizioni europee. 

Tuttavia, l'avventura del club della Tour Eiffel, culminerà al turno successivo: troppo forte la Juventus di Trapattoni, poi futura vincitrice.  Entrambe deluse anche in campionato, dove saranno precedute rispettivamente da Olympique Marsiglia e Barcellona, si consoleranno in coppa nazionale. Le Merengues solleveranno la diciassettesima Copa del Rey, regolando in finale il Real Saragozza, mentre i parigini, in Coupe de France non si limiteranno a sfilare il trofeo al Nantes: il PSG, infatti, concluderà la manifestazione con la porta immacolata.

Vincenzo Lacerenza

Il Tabellino
 

PSG-Real Madrid 4-1 (Parigi, 18/03/1993, Coppa Uefa,  quarti di finale ritorno)

Paris Saint-Germain: Lama, Sassus (Sassus '76), Gomes, Kombouarè, Colleter, Valdo, Le Guen, Guerin, Simba Bravo '74), Weah, Ginola. All: Artur Jorgr

Real Madrid: Buyo, Rocha, Ramis, Nando, Hierro, Lasa, Prosinecki, Michel, Luis Enrique (Alfonso '81), I. Zamorano, Butragueno (Villaroya 63'). All: Benito Floro

Marcatori: Weah 33', Ginola '81, Valdo '87, Zamorano 90', Kombuarè 91'

Arbitro: Sandor Puhl (UNG)

Fonti fotografiche

equipe.fr 

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