lunedì 5 ottobre 2015

Esterophilia: il Bayern annienta il Borussia Dortmund nell'anno del suo primo Meisterschale

Il Bayern Monaco con lo Schale dei campioni
La Bundesliga 1968-69 è un torneo imprevedibile. Per convincersene, basta lanciare uno sguardo dalle parti di Norimberga, dove gli Altmeister, campioni in carica, finiscono ostaggio delle insane voglie di rivoluzione di Max Merkel. Il tecnico dello Schale, convinto di una certa appagatezza generale e terrorizzato da una sorta di "sindrome da pancia piena", stravolge completamente il volto della squadra: in Franconia, ai nastri di partenza, ci sono ben tredici giocatori nuovi. Ma non solo: nemmeno alcuni elementi cardine come l'austriaco August Starek e Franz Brungs, capocannoniere granata nell'anno del trionfo, restano immune al repulisti giacobinista ordinato dal tecnico. I risultati, pessimi, sono sotto gli occhi di tutti: al termine della stagione, penultimi davanti al solo Kickers Offenbach, i campioni in carica, passano, nel breve volgere di un anno, dal paradiso dello scudo dei campioni agli inferi della cadetteria. 

A prendere saldamente le redini di un campionato così incerto, è sin dalle prime battute il Bayern Monaco: all'undicesima giornata, il vantaggio della banda di Branko Zebec - istituzione del Partizan Belgrado da calciatore, e allenatore emergente, messosi in luce grazie alla Coppa delle Fiere conquistata in sella alla Dinamo Zagabria nel '67 - sul gruppetto dei più accaniti inseguitori, formato da Borussia Moenchengladbach ed Eintracht Braunschweig, è già piuttosto considerevole.
I Tre Alfredo
E potrebbe, calendario alla mano, anche ampliarsi nella tornata successiva: i Fohlen sono attesi sul difficile campo dell'Eintracht di Francoforte, mentre i Lowen ospitano il Norimberga fresco di Schale. I bavaresi, invece, dovranno vedersela,  tra le mura amiche, con il Borussia Dortmund. Gli Schwarzgelben, lontani i tempi  in cui al  Rote Erde scorazzavano i vari Preißler, Niepeklo e Kelbassa - il celeberrimo tridente dei Tre Alfredo, grazie all'elevata prolificità del quale i gialloneri si aggiudicarono due titoli consecutivi nella seconda metà degli anni '50 - annaspano nei bassifondi della graduatoria: la banda di Oswaldo Pfau - tecnico chiamato in fretta e furia sul finire delle stagione '67-68, per rianimare una squadra a forte rischio retrocessione - raggranellando la miseria di nove punti nelle prime giornata, si trova impelagata nella palude della bassa classifica. 
Dieter Brenninger
L'obiettivo dichiarato per la proibitiva trasferta di Monaco, è quello di salvare la pelle, ritornando in Vestfalia con qualche punto utile per rifocillare la dissestata classifica dei gialloneri. Difficile, però, che i panzer ammirati in questo avvio di campionato, ventisette reti all'attivo e solo dieci al passivo, possano farsi intimidire da un Dortmund cianotico, leggerino, e facilmente perforabile: sono ben ventidue le reti incassate dai gialloneri. E non sarà la trasferta bavarese, ad imprimere quell'inversione di rotta tanto ricercata e desiderata, finora invano, da Pfau. Allo Stadion an der Grünwalder Straße, i gialloneri, toccheranno con mano, a proprie spese, tutta la dirompente forza dell'attacco atomico dei biancorossi. Basterà la prima frazione a Gerd Müller , uno che non ha bisogno di presentazioni, per respingere al mittente gli ardori bellicosi del Borussia: Gerd, pallone d'Oro 1970 e campione del mondo quattro anni più tardi, prima spezzerà l'equilibrio appena dopo il 20', e poi, in quella finestra temporale di una gara quando l'intervallo comincia ad insinuarsi nelle gambe dei calciatori, piazzerà la zampata del raddoppio.
Lothar "Emma" Emmerich
A strapazzare ulteriormente il Borussia Dortmund, nella ripresa arriveranno anche i centri di Dieter Brenninger, biondo attaccante tra gli artefici della conquista della Coppa delle Fiere 1967, vinta in finale con gli scozzesi del Rangers Glasgow grazie ad una rete di Roth nei supplementari, e sollevata nella notte di Norimberga - e di Werner Olk, difensore poco avvezzo a flirtare col goal (in carriera ha centrato il bersaglio grosso soltanto in due occasioni). Una manifestazione di onnipotenza, soltanto scalfita dalla prezzemolina marcatura di Lothar Emmerich: "Emma", degno erede dei tre satanassi del decennio precedente, e icona degli Schwarzgelben degli anni '60 (capocannoniere della Bundesliga nel '65-66 con trentuno centri, nello stesso anno è anche uno dei pilastri del Borussia trionfatore in Coppa delle Coppe)*, fulmina Sepp Maier, indorando lievemente la pillola, comunque amara, per il BvB.  


Per la formazione della Vestfalia, sarà questo solamente il preambolo di una stagione tribolata dentro e fuori dal campo. Il nuovo anno porterà con sè addirittura un lutto: il 3 Gennaio 1969, colpito da un letale attacco di cuore, Pfau, peraltro già sollevato dall'incarico in Dicembre, si spegnerà nei locali dell'ospedale Lütgendortmund. Particolarmente sfortunata si rivelerà essere anche l'avvento del successore, quell'Helmuth Schneider mai del tutto dimenticato: terzino versatile con anche un gettone di presenza nella Germania nazista, l'allenatore dell'incredibile doppio Schale degli anni '50, passato anche per Monaco di Baviera, ritorna all'ovile per chiudere, possibilmente con l'happy-end, il cerchio della propria esperienza nel mondo del calcio. Lieto fine che, però, non si materializza: dopo solo otto gare sulla panchina degli Schwarzgleben, il 17 Marzo 1969, Schneider, logorato dallo stress, rassegna le proprie dimissioni.
Branko Zebec
L'ennesimo avvicendamento di questa travagliata stagione, porta nella Ruhr un traghettatore di lusso: il prescelto per condurre in porto la stagione è, infatti, l'attempato Hermann Lindermann, un autentico guru del calcio islandese, ricordato imperituramente nell'isola per aver condotto nel 1939 i capitolini del Fram Reykjavik alla vittoria del titolo nazionale. E con codesto curriculum alle spalle, Lindermann, nei suoi tre mesi scarsi di permanenza al timone dei gialloneri, non fallirà: il BvB scaccerà i fantasmi, condannando alla retrocessione i campioni in carica del Norimberga, sopraffatti dopo un lungo ed estenuante braccio di ferro. Di segno completamente opposto, invece, sarà l'annata dei bavaresi: non paga del successo in campionato, la prima Bundesliga nella storia del Bayern Monaco (il secondo titolo tedesco in assoluto dopo quello del '31-32), la nidiata di talenti svezzata da Cajkovski e consacrata da Zebec, liquidando lo Schalke 04 nell'epilogo, si aggiudicherà anche il DFB Pokal, la Coppa di Germania.


Vincenzo Lacerenza

Il tabellino

Bayern Monaco-Borussia Dortmund 4-1 (Monaco di Baviera, 30/10/1968, Bundesliga, dodicesima giornata)

Bayern Monaco: Maier, Kupferschmidt, Beckenbauer, Schwarzenbeck, Pumm, Olk, Starek, Roth, Ohlhauser, Muller, Brenninger. All: Zebec

Borussia Dortmund: Wessel, Assauer, Redder, Brakelmann, Peehs, Kurrat, Neuberg, Erler (46' Hofmeister), Lehmann, Held, Emmerich. All: Pfau

Marcatori: Muller 23', 39', Brenninger 66', Olk 74', Emmerich 80'

Arbitro: Jan Redelfs


Note
*Lothar Emmerich, principe del goal con ventotto centri ( a pari merito con l'onnipresente Muller) anche nel campionato successivo, nella trionfale Coppa delle Coppa '65-66, fa registrare un record: nessuno, infatti, nè prima, nè dopo l'expolit di "Emma", ha realizzato la bellezza di quattordici reti in una singola edizione di questa manifestazione.

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