lunedì 19 ottobre 2015

Lezioni di Epic...A: l'Ambrosiana conquista la prima serie A contro la Juventus

L'Ambrosiana Inter 1929/30
Ambrosiana Inter – Juventus 2-0 (29/06/30, Milano, Stadio San Siro, 33ª giornata serie A)
 
Ambrosiana Inter: Degani, Gianfardoni, Bolzoni, Rivolta, Viani, Castellazzi, Visentin, Sperantoni, Meazza, Blasevich, Conti. All: Weisz

Juventus: Combi, Rosetta, Caligaris, Mosca, Varglien, Borgo, Barale, Cevenini, Munerati, Cesarini, Orsi. All: Aitken

Arbitro: Scarpi di Dolo

Reti: pt 32’ Viani, st 22’ Conti
Una formazione della Juventus stagione '29/'30
Penultima giornata del primo campionato nazionale a girone unico. L’Ambrosiana comanda con quattro punti di vantaggio sul Genova, che dunque la potrebbe ancora raggiungere e portare allo spareggio. La Juventus terza è già tagliata fuori dalla lotta scudetto, essendo a meno cinque. Il 15 giugno c’era stato lo scontro diretto tra nero-azzurri e rosso-blu, chiusosi sul 3-3, ma che aveva portato con sé un notevole strascico di polemiche. Il crollo di una tribuna dello stadio Virgilio Fossati fece sì che il pubblico assistesse all’incontro stipato a bordo campo. A cinque minuti dal termine, coi padroni di casa che erano appena riusciti ad ottenere il preziosissimo punto del pareggio, venne assegnato un rigore agli ospiti. Sul dischetto doveva recarsi lo specialista Virgilio Felice Levratto, il quale tuttavia, minacciato dai tifosi, lasciò il compito ad Elvio Banchero, che fallì. Il pari consegnava la quasi matematica certezza dello scudetto ai meneghini, che già quindici giorni più tardi avrebbero potuto festeggiare il loro terzo tricolore, a patto che non avessero perso. Il calendario prevedeva la sfida casalinga con la Juventus, che ormai non aveva più nulla da chiedere al campionato. Nel contempo il Grifone ospitava il Livorno, in lotta per la salvezza.
Umberto Visentin
A San Siro, casa nero-azzurra per l’occasione vista l’indisponibilità del campo di via Goldoni, i bianco-neri dello scozzese William John “George” Aitken – giocatore-allenatore della Vecchia Signora nel biennio ’28-’30, era allievo di Herbert Chapman e perciò convinto sostenitore del Sistema; fu il primo straniero della compagine torinese -, arrivavano con l’unico obiettivo di tentare di ripetere l’exploit di due anni prima quando, per la prima e fino a quel momento unica volta, erano riusciti a battere la Beneamata a domicilio nel girone finale della Divisione Nazionale 1927/28. Le motivazioni degli uomini dell’ungherese Árpád Weisz erano ben più forti e fecero sì che la prima mezz’ora fosse un monologo interista. Finché al 32’ il risultato si sbloccò: corner di Umberto Visentin – attaccante trevigiano che visse nel suo quinquennio nero-azzurro gli anni migliori della sua carriera -, stacco aereo di Giuseppe Viani - che in futuro lo scudetto l’avrebbe conquistato altre due volte da allenatore del Milan - e palla in rete. Nel frattempo a Genova anche i rosso-blu conducono per 1-0 dopo i primi 45’, grazie ad un gol del solito Sfondareti.
Giuseppe Viani
L’Ambrosiana perciò, non può permettersi di calare la concentrazione. E ciò non accade, malgrado i generosi sforzi ospiti, anzi: al minuto 22 un lancio lungo di Visentin pesca Leopoldo Conti – grande goleador dell’Inter, con cui aveva già vinto la Prima Categoria dieci anni prima, e dell’Italia -, che sfrutta uno svarione della difesa avversaria e batte Gianpiero Combi – il capitano della nazionale campione del mondo nel ’34 - per la seconda volta. Il risultato non cambia più, al 90’ può iniziare la festa nero-azzurra, senza nemmeno dover attendere notizie da Marassi (dove i padroni di casa hanno vinto col medesimo punteggio). L’Ambrosiana-Inter è campione d’Italia per la terza volta, la prima col nuovo nome imposto dal regime fascista dopo la fusione con l’U.S. Milanese; il primo tricolore della neonata serie A prende la via di Milano ed il suo tecnico, appena trentaquattrenne, rimarrà fino ad oggi il più giovane allenatore a vincere il campionato.
Leopoldo Conti
Quello stesso campionato voluto dai gerarchi fascisti si inaugura ironicamente col successo di un ebreo, che sarà costretto ad abbandonare l’Italia nel ’38 a causa delle leggi razziali, non prima però di aver vinto altri due scudetti alla guida del Bologna, e che concluderà la propria esistenza nel campo di concentramento di Auschwitz.

Roberto Pivato

Nessun commento:

Posta un commento