mercoledì 14 ottobre 2015

Nazionali Amarcord: Italia e Norvegia a Berlino nel '36

L'Italia campione olimpica nel '36
Italia – Norvegia 2-1 (10/08/36, Berlino, Stadio Olimpico, semifinale olimpica)
 
Italia: Venturini, Foni, Rava, Baldo, Piccini, Locatelli, Frossi, Marchini, Bertoni, Biagi, Negro. All: Pozzo

Norvegia: Johansen, Eriksen, Holmsen, Ulleberg, Juve, Holmberg, Frantzen, Kvammen, Martinsen, Isaksen, Brustad. All: Halvorsen 

Arbitro: Von Hertzka (Ungheria)

Reti: 15’ Negro, 58’ Brustad, 96’ Frossi

Oltre che dal plurimedagliato Jesse Owens, la tanto sbandierata superiorità ariana viene decisamente messa in discussione anche da una nazionale di calcio alle olimpiadi del ’36. I giochi olimpici di Berlino dovevano rappresentare il mezzo sportivo più potente per la propaganda del Reich. Invece, un ragazzotto di colore dall’Alabama e undici vichinghi scandinavi stavano dimostrando concretamente la follia delle teorie della razza degli pseudo scienziati al soldo di Hitler.
La nazionale olimpica norvegese a Berlino
Il 7 agosto, al Poststadion di Berlino, la nazionale di casa viene clamorosamente battuta per 0-2 dalla Norvegia. Magnar Isaksen, autore di entrambe le reti, è l’eroe di giornata e diviene l’equivalente calcistico di Owens nell’atletica. Il match è valido per i quarti di finale, perciò i norvegesi approdano per la prima volta alle semifinali in un torneo olimpico (nel ’12 e nel ’20 la loro corsa si era sempre fermata ai quarti di finale). L’avversario, di lì a tre giorni, sarebbe stato l’Italia, che nel frattempo si era sbarazzata del Giappone con un altisonante 8-0. La nazionale di Vittorio Pozzo era composta interamente da studenti universitari, alla loro prima esperienza internazionale. Gli azzurri, perciò, non partono certo col favore dei pronostici e con la fiducia dell’opinione pubblica, al contrario piuttosto scettica sulle scelte compiute dal ct torinese. I dubbi sulle reali possibilità della nostra nazionale vengono confermati dallo striminzito 1-0 degli ottavi di finale contro i modesti statunitensi, con gol di Annibale Frossi.
Annibale Frossi
Nessuna difficoltà invece nel primo turno per la compagine di Asbjørn Halvorsen, che si impone 4-0 sulla Turchia, con la doppietta di Alf Martinsen e le marcature di Arne Brustad e Reidar Kvammen. Dopo la goleada contro i nipponici (tripletta di Frossi, poker di Carlo Biagi e rete di Giulio Cappelli) la fiducia verso l’Italia “studentesca” aumenta, ma i favoriti rimangono gli scandinavi, soprattutto dopo il successo inatteso sulla Germania.
Il confronto del 10 agosto all’Olympiastadion è combattutissimo: al quarto d’ora Alfonso Negro ci regala il vantaggio, ma la pressione norvegese porta i suoi frutti in apertura di ripresa, quando Brustad firma l’1-1. Si va ai supplementari. Dopo sei minuti del primo tempo Sergio Bertoni fa partire un gran tiro che il portiere avversario non trattiene; Frossi è in agguato come suo solito e ribatte in rete, dando un ulteriore saggio del suo proverbiale opportunismo. È il gol che decide la partita e che ci manda in finale. Di lì a cinque giorni battiamo anche l’Austria, sempre 2-1, sempre dopo i tempi supplementari e sempre grazie al dottor Sottile (capocannoniere del torneo con sette reti). Per gli azzurri è un’insperata medaglia d’oro; non riusciremo mai più a ripeterci, nemmeno con formazioni sulla carta assai più competitive. La Norvegia batte la Polonia e si guadagna il bronzo, che rimarrà pure il suo miglior risultato di sempre in un’olimpiade.
Arne Brustad
Due anni dopo la sfida si riproporrà, negli ottavi della coppa del mondo. Tutto invariato rispetto all’agosto del ’36: vittoria italiana per 2-1 dopo 120’ e successivo trionfo degli uomini di Pozzo. Per la Norvegia che era riuscita a prevalere sulla Germania nazista l’Italia fascista (sic!) rimane uno scoglio insuperabile. Ma questo è solo calcio. Due anni più tardi saranno ben altre le vicende in cui sarà coinvolto il paese dell’Europa settentrionale, con l’invasione nazista di aprile e i duri combattimenti nell’Atlantico. Nessuno pensava già più allo sport e all’impresa norvegese del 7 agosto ’36.

Roberto Pivato

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