martedì 3 novembre 2015

C'era una volta in Europa: la prima della Juventus in Germania è una dolce sconfitta

L'autogol in apertura di Kaack
Eintracht Braunschweig – Juventus 3-2 (31/01/68, Braunschweig, Eintracht Stadion, andata quarti di finale Coppa dei Campioni)
 
Eintracht Braunschweig: Wolter, Grzyb, Moll, Schmidt, Kaack, Baese, Gerwien, Ulsass, Dulz, Berg, Maas. All: Johannsen

Juventus: Anzolin, Gori, Leoncini, Sarti, Castano, Coramini, Favalli, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Sacco. All: Herrera

Arbitro: Droz (Svizzera)

Reti: 10’ aut. Kaack, 28’ Kaack, 37’ Dulz, 38’ Berg, 81’ Sacco
La Juventus 1967/68
La prima trasferta tedesca della Juventus risale al gennaio 1968. A Braunschweig andava in scena la gara d’andata dei quarti di finale della Coppa dei Campioni. Per i Leoni si trattava della prima, e finora unica, partecipazione alla massima competizione continentale per club, mentre la Vecchia Signora era al suo quarto tentativo di conquistare il prestigioso trofeo. I bianco-neri di Heriberto Herrera – che a Torino aveva già vinto una Coppa Italia e lo scudetto l’anno prima – si erano sbarazzati di Olympiacos e Rapid Bucarest, grazie a due 0-0 esterni e a due successi interni. La porta di Roberto Anzolin – la Zanzara che difese i pali delle Zebre dal ’61 al ’70, anno in cui venne anche convocato per i mondiali in Messico, senza tuttavia scendere mai in campo -, perciò, era ancora la sola inviolata in Europa.
Roberto Anzolin
I giallo-blu di Helmuth Johanssen – ex giocatore del St. Pauli, costretto ad abbandonare il campo precocemente per un grave infortunio; da allenatore non raccolse grossi successi, a parte la vittoria della Bundesliga 1966/67 e della Swiss Nationalliga A nel ’78 alla guida del Grasshopper - avevano eliminato invece soltanto il Rapid Vienna negli ottavi (1-0 in Austria, 2-0 in Bassa Sassonia), visto il forfait della Dinamo Tirana nei sedicesimi. Per i teutonici quell'anno si trattava del debutto assoluto in campo continentale, mentre i piemontesi miravano a migliorare il risultato ottenuto nella stagione ‘61/’62, quando si fermarono proprio nei quarti della Coppa dei Campioni a causa del Real Madrid e soltanto dopo lo spareggio.
Il match dell’Eintracht Stadion iniziò nel migliore dei modi per la Juve: «Su una punizione dal fondo ci sono alcuni rimpalli in area, quando arriva Favalli a dare il colpo decisivo. Kaack sfiora la palla ma non riesce a fermarla» (Bruno Perucca, La Stampa, 01/02/68). È solamente il decimo, ma i padroni di casa non accusano il colpo ed iniziano ad attaccare senza tregua, pareggiando poco prima della mezz’ora: «Avanza Kaack e stanga basso di sinistro. Maas è al centro dell’area e fa confusione. Vi sono molti giocatori davanti ad Anzolin, che non vede neppure la palla rotolare in porta» (ibid). A questo punto la bilancia pende tutta dalla parte dell’Eintracht, assoluta padrona del campo; gli uomini del Sergente di ferro barcollano, costretti a rintanarsi in area di rigore. Ma le barricate non reggono e in due minuti, tra il 37’ ed il 38’, le linee difensive bianco-nere vengono perforate ben due volte: «Al 37’ al limite dell’area, dopo alcuni rimpalli, la palla passa da Ulsass a Dulz. La stangata di destro dell’attaccante tedesco rimbalza contro la testa e la spalla di Cinesinho e inganna Anzolin. Il tempo di mettere la palla al centro, di nuovo una serie di rimpalli alle soglie dell’area bianconera. Berg arriva in corsa, si fa largo spingendo alle spalle Cinesinho e stanga con estrema violenza: 3-1 per i tedeschi con Anzolin sempre più frastornato tra i pali» (ibid).
Lothar Ulsass
La Juventus è in balia degli avversari, sembra si prospetti all’orizzonte una vera e propria disfatta. Per fortuna, però, si va al riposo senza altri scossoni al risultato e al rientro dagli spogliatoi è un’altra Juve. Scampato il pericolo del poker, su un colpo di testa di Lothar Ulsass – punta che vestì anche la casacca della Mannschaft e che venne coinvolto, nel ’71, in uno scandalo di calcio scommesse, venendo costretto ad abbandonare la Germania per concludere la carriera in Austria, al Wiener Sport-Club – che colpisce il palo, gli italiani finalmente reagiscono al monologo avversario, spostando in avanti il baricentro e tornando a farsi pericolosi dalle parti del portiere di casa. I loro sforzi vengono premiati al 36’: «Del Sol getta lo scompiglio nella difesa tedesca con una serie di finte, e tocca al centro: Sacco devia sorprendendo Wolter in contropiede; arriva di corsa Kaack e tocca ancora, ma non riesce ad evitare il punto» (ibid).
Peter Kaack

Finisce 3-2, un ko che quasi equivale ad una vittoria, soprattutto per come si era messo l’incontro nel primo tempo e per una certa dose di fortuna nelle realizzazioni juventine. Una rete da recuperare non sembra impresa impossibile per il ritorno al Comunale, ed in effetti il match del 28 febbraio si concluderà 1-0, ma solo grazie ad un penalty trasformato da Giancarlo Bercellino – al penultimo dei suoi sette anni a Torino - a due minuti dal 90’. Si va allo spareggio, disputatosi a Berna il 20 marzo. Stavolta per i colori bianco-neri la sfida secca si concluderà in tripudio, col gol di Roger Magnusson – l’ala svedese in arrivo dal Colonia ed utilizzabile solo in Europa, a causa della chiusura delle frontiere nel campionato italiano – a sancire la prima storica qualificazione ad una semifinale internazionale.  
Roger Magnusson
Lì si concluderà il cammino europeo dei bianco-neri, costretti a cedere al Benfica di Eusébio (a sua volta sconfitto dal Manchester United di George Best in finale). Per il primo trionfo fuori dai confini italiani si sarebbero dovuti attendere ancora nove anni, mentre la prima vittoria in suolo teutonico sarebbe arrivata di lì a quattro anni, a Magdeburgo, sempre in Coppa dei Campioni. Ma questa è un’altra storia.

Roberto Pivato

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