giovedì 5 novembre 2015

La prima volta di una tedesca nella Città Eterna, sorride alla Roma


Un undici della Roma '58-59
Nella Città Eterna l'Estate del 1958 è arroventata dalla grana Selmosson: il popolare Raggio di Luna, prelevato dalla Lazio nel '55 - ma rimasto inattivo per un anno in virtù di un decreto emanato dal Presidente del consiglio relativo all'impiego di calciatori stranieri - per la faraonica somma di centotrentacinque milioni di lire sborsata dalla Roma, cambia sponda del Tevere, vestendosi di giallorosso. I laziali, profondamente indignati, non ci stanno: scoppia la contestazione. Alla fine, però, cortei e slogan non basteranno. La dirigenza biancoceleste, irremovibile ed insensibile alla vox populi, non regalerà il tanto auspicato passo indietro: il talentuoso svedese finirà per fare le fortune della Lupa

Sarosi, elegantissimo, ai tempi della Roma
Sono solo i prodromi di una stagione piuttosto burrascosa. All'alba del campionato, infatti, si assiste al primo scossone di un certo rilievo: l'ingombrante Toni Busini, figura dirigenziale di spicco nel panorama italiano, da qualche anno vice di Gunnar Nordahl sulla panchina giallorossa, viene silurato, lasciando così campo libero all'ex grande attaccante del Milan. Che, scontando un avvio balbettante, non in linea con le attese della vigilia, è allontanato dall'incarico già all'ottava giornata, dopo la secca sconfitta per 3-0 rimediata a Napoli. Lo rimpiazza Gyorgy Sarosi, non un volto nuovo per la piazza: il totem del Ferencvaros e della selezione magiara a cavallo tra gli anni '30 e 40', aveva già assaporato le fibrillazioni del passionale ambiente romano nell'annata '55-56, traghettando i capitolini, in cui si consacrava un certo Giacomo Losi, verso un onorevole sesto posto. 

Rabberciata in fretta una classifica comunque non deficitaria, la Roma, adesso quarta, è pronta a concentrarsi sul cammino continentale. In Coppa delle Fiere, i giallorossi devono custodire gelosamente il 3-1 conseguito nell'andata del primo turno, ai tempi della gestione Nordahl, con i tedeschi dell'Hannover. L'umore della truppa, non è però quello ideale: tre giorni prima, infatti, l'Alessandria, profanando l'Olimpico (prima sconfitta della seconda era sarosiana), ha interrotto la rimonta capitolina, arrestando una serie di cinque risultati utili consecutivi.
Alcune istantanee della sfida
E le scorie della gara dei piemontesi, come si evince da quanto accade al 4', sono ancora vivide nelle menti giallorosse: discesa di Wewetzer sulla destra, tourbillon di contrasti, palla sputata verso sinistra, dove Gerhard Gollnow* , appollaiato da tempo, fulmina un inerme Cudicini. Colpiti a freddo i giallorossi che dal 20' devono fare anche a meno del pilastro Losi, sofferente per un fastidio muscolare e per questo tirato fuori dalla mischia a scopo precauzionale, hanno il merito di non abbattersi. E di rimettersi in carreggiata. Bella e baciata dalla fortuna l'azione che porta al pari: percussione di Pestrin sul binario di destra, sfera a Filippo Tasso che, astutamente, beffa sul tempo Kramer, impattando con la punta: questo realizzato con anche l'ausilio del palo, sarà il secondo e ultimo sigillo di Tasso con la casacca giallorossa. Curiosamente, entrambe le reti, veranno messe a segno con l'Hannover, evidentemente vittima preferita dell'ala milanese.
Filippo Tasso
Nella ripresa, poi, la Roma avrebbe anche l'occasione di chiudere in gloria, quando Alcides Ghiggia, l'eroe uruguagio del Maracanazo, da qualche tempo naturalizzato italiano, a tu per tu con Kramer, si vede atterrare da un tedesco: calcio di rigore. Dal dischetto, però, Griffith, difensore dalle chiare origini scozzesi, messosi in vetrina a Palermo,  è poco concentrato: il suo tiro, blando, è una telefonata per il numero uno teutonico. Ma, alla fine, ai ragazzi si Sarosi - più tardi sacrificato sull'altare di un ritorno di Nordahl, va bene così: la missione è stata compiuta. 


Anche se, a dirla tutta, l'avventura giallorossa in Coppa delle Fiere, superato l'ostacolo del primo turno, conoscerà ben presto il suo epilogo: saranno infatti i belgi dell'Union Saint Gilloise, a stroncare le ambizioni capitoline all'altezza dei quarti di finale. Mentre in campionato, caso vorrà che, Roma ed Hannover, termineranno nella stessa posizione di classifica: sesti i giallorossi in Serie A, ed identico esito per i Roten in Oberliga Nord, una sorta di round preliminare verso il torneo conclusivo. Per vedere realizzati i propri sogni di gloria europeei, sotto Ponte Milvio dovrà passare acqua per altri due anni abbondanti, quando i giallorossi, finalmente, liquidando gli inglesi del Birmingham City in finale, potranno sollevare, festanti, il prestigioso trofeo.

Vincenzo Lacerenza

Il tabellino

Roma – Hannover 1-1 (07/01/59, Roma, Stadio Olimpico, ritorno ottavi di finale Coppa delle Fiere)

Roma: Cudicini, Griffith, Losi (20’ Franchi), David, Stucchi, Menegotti, Leonardi, Pestrin, Ghiggia, Tasso, Lojodice. All: Sarosi

Hannover: Kramer, Geruschkex, Kuhn, Wiegorck, Ezlner, Wetzer, Schicks, Gollnow, Schott, Kellermann (46’ Skotsch). All: Silken

Arbitro: Clough (Inghilterra)

Reti: 4’ Gollnow, 23’ Tasso


 Note
*Gerhard Gollnow dirà forse qualcosa a qualche attempato tifoso interista. Suo infatti l'assist per la rete del provvisorio 2-2 di Heinz Fischer, nell'andata degli ottavi di finale della Coppa delle Fiere '60-61: la Beneamata poi dilagherà, sbarazzandosi dell'Hannover con un portentoso 8-2. Passando il turno in carrozza: anche al ritorno, infatti, i tedeschi verranno stritolati da un tennistico 1-6.

Fonti fotografiche
asromaultras.org
asrtalenti.altervista.org
it.wikipedia.org 

Nessun commento:

Posta un commento