domenica 1 novembre 2015

Lezioni di Epic...A: la Roma vince in casa dell'Ambrosiana la semifinale di Coppa Italia

Una fase dell'incontro
Ambrosiana Inter – Roma 0-2 (30/05/37, Milano, Arena Civica, semifinale Coppa Italia)
 
Ambrosiana Inter: Degani, Buonocore, Gattoronchieri, Antona, Villa, Locatelli, Frossi, Bisigato, Meazza, Ferrari, Ferraris. All: Castellazzi

Roma: Valinasso, Monzeglio, Allemandi, Frisoni, Bernardini, Gadaldi, Amadei, Serantoni, Di Benedetti, Mazzoni, Tomasi. All: Barbesino

Arbitro: Scorzoni di Bologna

Reti: 59’ Mazzoni, 78’ Di Benedetti
La Roma 1936/37
La stagione ‘36/’37 è avara di soddisfazioni per Ambrosiana Inter e Roma. Le due formazioni concludono rispettivamente al settimo e decimo posto in campionato, competizione nella quale a Milano si sono imposti i padroni di casa per 2-1, a Roma è uscito uno scialbo 0-0. In Coppa Italia, tuttavia, entrambe avevano raggiunto la semifinale con un percorso netto di tre successi in altrettante partite. I nero-azzurri avevano avuto la meglio sull’Aquila per 4-3, sulla Sanremese per 1-3 e sullo Spezia per 7-1; i giallo-rossi avevano eliminato la Triestina col punteggio di 2-1, il Torino con un 3-1 e il Napoli 0-1. Il penultimo atto del trofeo si disputava in gara unica all’Arena Civica, dove i meneghini avevano perso soltanto tre volte in stagione.
L'Ambrosiana-Inter 1936/37
Era la decima volta che la sfida andava in scena nel capoluogo lombardo e fino a quel momento la Roma era riuscita ad imporsi solamente tre anni prima, con uno 0-1 firmato da Enrique Guaita. Naturale perciò che i favori del pronostico pendessero dalla parte dell’undici di Armando Castellazzi – grande ex centrocampista dell’Inter e campione del mondo nel ’34; l’anno successivo, il suo secondo ed ultimo da allenatore, avrebbe condotto i milanesi allo scudetto -, malgrado dei pezzi da novanta come Giuseppe Meazza e Giovanni Ferrari – già cinque scudetti con la maglia della Juventus e altri tre in arrivo, due coi nero-azzurri, uno col Bologna - fossero a mezzo servizio dopo le fatiche con la nazionale. 
Alfredo Mazzoni
Le cronache dell’epoca parlano di un match a due facce. Nella prima frazione meglio i padroni di casa, che tengono quasi costantemente il controllo del gioco e non passano in vantaggio per una certa imprecisione dei loro avanti, per l’ottima difesa della compagine di Luigi Barbesino -  all'ultimo anno alla guida della Roma; da calciatore fu il secondo più giovane debuttante in maglia azzurra (dopo Renzo De Vecchi) ed il primo giocatore del Casale ad essere convocato in nazionale (per le olimpiadi di Stoccolma del '12) - e per alcuni buoni interventi di Cesare Valinasso – arrivato quell’anno dalla Juventus, dove aveva vinto due scudetti, inizialmente come riserva di Gianpiero Combi, poi da titolare, stabilendo anche un record di imbattibilità, nel ’35, imbattuto per quarant’anni; rimase in giallo-rosso per due stagioni, per lo più in veste di dodicesimo di Guido Masetti. Nella ripresa escono i capitolini, che sfruttano una certa stanchezza nella file meneghine e passano in vantaggio poco prima del quarto d’ora: cross di Ernesto Tomasi - che la Coppa Italia l’avrebbe vinta l’anno dopo con la Vecchia Signora -, controlla Evaristo Frisoni – centrocampista bresciano che indossò la casacca giallo-rossa dal ’34 al ’38, in una parentesi tra le due esperienze con la squadra della sua città - che salta due avversari e serve Alfredo Mazzoni – un ex dell’incontro, avendo militato nell’Ambrosiana due stagioni prima -, il quale realizza con un gran tiro al volo. Gli attacchi dell’Inter sono poco convinti, la mediana della Roma sempre arcigna, cosicché, dopo venti minuti, arriva pure il raddoppio.
Cesare Valinasso
Traversone di Pietro Serantoni – anch’egli ex nero-azzurro, arrivato nel ’36 dalla Juve; con queste due maglie aveva conquistato altrettanti tricolori, mentre nel ’38 si sarebbe laureato campione del mondo in Francia -, colpo di testa di Tomasi e comodo appoggio in rete da pochi passi di Dante Di Benedetti – all’epoca non ancora ventunenne ed in procinto di trasferirsi alla Fiorentina.
E così la Roma conquistava per la prima volta la finale della coppa nazionale, giunta alla sua terza edizione, ed aveva modo di dare un senso ad un’annata mediocre. A Firenze, il 6 giugno, l’avversario sarebbe stato il Genova, che aveva dovuto giocare quattro giorni prima la ripetizione della semifinale col Milan, visto il pareggio di San Siro. Erano i giallo-rossi a partire favoriti, invece un gol nel finale di Luigi Torti regalò il trofeo al Grifone.

Roberto Pivato

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