lunedì 30 novembre 2015

Lezioni di Epic...A: Torino e Bologna si contendono l'ultimo campionato di Divisione Nazionale

Il Bologna campione d'Italia 1928/29
Torino – Bologna 1-0 (30/06/29, Torino, stadio Filadelfia, ritorno finale Divisione Nazionale)
 
Torino: Bosia, Monti, Martin II, Martin III, Colombari, Aliberti, Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti, Franzoni. All: Cargnelli

Bologna: Gianni, Monzeglio, Gasperi, Genovesi, Baldi, Pitto, Busini, Della Valle, Schiavio, Busini III, Muzzioli. All: Felsner

Arbitro: Lenti di Genova

Reti: 65’ Libonatti

La stagione seguente sarebbe diventata serie A. Intanto, l’ultimo torneo di Divisione Nazionale aveva mostrato la netta superiorità delle due finaliste, Torino e Bologna, cioè due delle maggiori protagoniste del calcio italiano di quel periodo. I granata erano campioni d’Italia in carica, titolo conquistato a spese del Genoa, dopo che lo scudetto del ’27, vinto proprio davanti ai felsinei, gli era stato revocato per il celebre “Caso Allemandi”. I rosso-blu si erano aggiudicati il primo tricolore quattro anni prima, sfiorando poi ripetutamente il bis: sconfitti dalla Juventus nella finale di Lega del ’26, secondi nel girone finale la stagione successiva, quinti nella graduatoria conclusiva della Divisione Nazionale 1927/28.
Julio Libonatti

Il campionato ‘28/’29 sarebbe stato l’ultimo organizzato su due gironi, di sedici squadre ciascuno, con una finale in gara di andata e ritorno tra le due prime classificate. Leandro Arpinati si era già mosso con decisione e, dall’ottobre del ’29, il massimo torneo calcistico nazionale si sarebbe svolto in un unico raggruppamento.
Il Toro dell’austriaco Tony Cargnelli non aveva avuto problemi ad aggiudicarsi il gruppo A, con sei punti di vantaggio sul Milan. Numeri impressionanti quelli dei piemontesi: di gran lunga miglior attacco di tutto il torneo, con 115 reti, ben venti in più dell’Ambrosiana, seconda formazione più prolifica; seconda miglior difesa con 31 gol incassati, meglio solamente la Juventus nel gruppo B (con 25). Il Trio delle Meraviglie Libonatti-Baloncieri-Rossetti era lo spauracchio numero uno delle retroguardie di tutta Italia, mentre dietro la Linea Maginot si reggeva sui fratelli Cesare e Dario Martin (anche il più anziano, Piero, vestiva la casacca granata) e su Giuseppe Aliperti, davanti all’estremo difensore Vincenzo Bosia.
Gli emiliani di un altro austriaco, Hermann Felsner, avevano chiuso al primo posto il girone B, con ben otto lunghezze di vantaggio su Juve e Brescia e mantenendo l’imbattibilità casalinga. 
Angelo Schiavio
La stella della squadra era sicuramente Angelo Schiavio, il capitano e cannoniere (delle 84 segnature siglate complessivamente ben 28 furono a suo nome), ma anche in difesa i petroniani si erano comportati egregiamente, incassando appena 32 gol (terza difesa meno perforata d’Italia), grazie all’apporto del Gatto Magico Mario Gianni e ad un roccioso e compatto pacchetto arretrato, composto da Gastone Baldi, Felice Gasperi, Pietro Genovesi ed Eraldo Monzeglio.
La gara d’andata della finalissima si disputò al Littoriale di Bologna il 23 giugno. Il successo dei padroni di casa fu piuttosto netto: 3-1 firmato da Giuseppe Della Valle e doppietta di Schiavio, mentre per gli ospiti aveva accorciato nel finale Julio Libonatti. Nel ritorno al Filadelfia della settimana successiva, perciò, gli uomini di Cargnelli dovevano vincere se volevano portare la contesa allo spareggio. La vittoria sarebbe potuta giungere con qualsiasi punteggio, visto che il regolamento non prevedeva che si sommassero i gol delle due partite, bensì che si tenesse conto esclusivamente dei risultati.
Luciano Vezzani

A Torino, in conseguenza del successo interno, i bolognesi adottano una tattica prudente ed attendista, volta a difendere il vantaggio acquisito, mirando apertamente al pareggio. Strategia che funziona per tutto il primo tempo, quando gli attacchi locali vengono in qualche modo arginati, anche in maniera rude: a farne le spese Luciano Vezzani, costretto ad abbandonare il campo (rientrerà solo nella ripresa) dopo uno scontro con Alfredo Pitto. Nella ripresa il forcing torinese si fa ancora più insistente e il match ancor più duro, tanto che, secondo la cronaca di Vittorio Pozzo su La Stampa dell’1 luglio 1929, «l’arbitro ha tanto da fare che esaurisce la capacità del suo fischio e deve cambiare strumento per poter continuar la guida della partita». I risultati di tanta insistenza giungono al 20’: «Baldi commette un fallo di mani fuori dell’area di rigore, sulla sua sinistra. Tira Martin III. Gianni esce e non tocca la palla. Due bolognesi si precipitano su Colombari, con la conseguenza che lascian libero Libonatti, il quale, da pochi passi sospinge la palla nella rete, senza che nessuno più la possa deviare questa volta». Il Bologna è costretto ora a cambiare impostazione di gioco, dovendo esporsi alla ricerca del pari. Le sue offensive, tuttavia, vengono controllate a dovere dalla retroguardia granata. Il nervosismo è sempre elevatissimo, tanto che Vezzani viene espulso. Ma al triplice fischio il punteggio è rimasto di 1-0, quanto basta a rendere necessario lo spareggio in campo neutro sette giorni dopo.
Il match decisivo si giocherà a Roma e sarà deciso da un gol di Giuseppe Muzzioli a pochi minuti dalla fine. Il combattutissimo scudetto 1928/29, l’ultimo del campionato di Divisione Nazionale, va al Bologna, per la seconda volta sul tetto d’Italia.
Bologna e Torino sulla Conte Rosso, in viaggio verso il Sudamerica
 Quattro giorni dopo il confronto romano le due squadre si ritrovano a bordo dello stesso piroscafo, diretto in Sudamerica, dove le compagini si recano per una tournée estiva. Chi sa come sarà stato il clima su quella nave!

Roberto Pivato

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