domenica 20 dicembre 2015

Esterophlia: le fibrillazioni dell'oro nero e il primo Iran-Arabia Saudita in Coppa d'Asia

Alcuni elementi della selezione saudita ('84)
Il 1 Dicembre 1984 Mahmoud Yavari, in sella alla nazionale iraniana dal 7 Agosto, si dimette all'improvviso, affidando il timone nelle mani del suo assistente, il fido Nasser Ebrahimi: l'ex difensore del Pas si fa inaspettatamente da parte dopo aver centrato sei vittorie in altrettante gare. La tempistica non è quella desiderabile. Alle porte, infatti, c'è la Coppa d'Asia. La qualificazione per il Team Mellì, trascinato dalle reti un Nasser Mohammadkhani in stato di grazia, è stata poco più che una formalità: i dieci centri dell'alfiere del Persepolis, addirittura un poker servito al Bangladesh nella gara inaugurale, permettono agl iraniani di monopolizzare il tutt'altro che proibitivo  gruppo 1, comprendente anche Siria, Indonesia, Thailandia, Bangladesh e Filippine. Di ben altra pasta sono fatte le avversarie nella fase finale, ospitata da Singapore: nel gruppo B, il Team Mellì dovrà vedersela con Cina, Emirati Arabi Uniti, Singapore ed India. L'esordio, scoppiettante, lascia ben sperare. A saggiare sulla propria pelle lo strapotere iraniano sono gli Emirati Arabi Uniti: al National Stadium, Alidousti, un rigore trasformato da Shahrokh Bayani, e la prezzemolina marcatura dell'uomo-copertina Mohammadkhani, stritolano la selezione emiratina. Segue il successo sulla Cina, propiziato ancora una volta dal solito Mohammadkhani, quindi qualcosa negli ingranaggi dell'undici di Ebrahimi si inceppa nell'incontro con l'India: la rappresentativa sulla carta meno quotata del raggruppamento resiste agli assalti iraniani, riuscendo a strappare un insperato pareggio a reti inviolate. L'1-1 con Singapore, anfitrione della kermesse, certifica poi il balzo alle semifinali: a contendere la finalissima al Team Mellì ci sono gli acerrimi rivali dell'Arabia Saudita, battistrada nel gruppo A. E rullo compressore i sauditi lo erano stati anche durante la fase qualificatoria: i Figli del Deserto, infatti, non avevano incontrato problemi di sorta con i vari Sri Lanka, Nepal, Oman ed Emirati Arabi Uniti, dominando senza particolari affanni il gruppo 2. 
Un undici del Team Mellì di quegli anni
Per la prima volta la fase finale della massima competizione asiatica fa da cornice a questa gara: mai Iran ed Arabia Saudita, due paesi tra cui storicamente non corre buon sangue, avevano incrociato i rispettivi destini su un palcoscenico così tanto importante. Quella tra Team Mellì e Figli del Deserto non è una partita qualunque. Notoriamente i due paesi si guardano in cagnesco. Separati da profonde e millenarie divergenze religiose, politiche e sociali, entrambi rivendicano il ruolo di potenza egemone nell'incendiaria arena mediorientale. 

Per di più, nel 1984 la situazione geopolitica è incandescente: all'indomani della Rivoluzione Islamica del '79, l'Iraq baathista di Saddam Hussein, per scongiurare una destabilizzante rivolta della maggioranza sciita in stile khomeinista, ha preventivamente attaccato l'Iran degli ayatollah: naturalmente l'Arabia Saudita, baluardo sunnita e duramente accusata di essere una marionetta nelle mani del grande burattinaio occidentale dal clero sciita di Teheran, foraggia logisticamente gli iracheni. 

Che la tensione tra le due potenze sia ai massimi storici lo si capisce da quanto avviene il 10 luglio. Termometro è la riunione  dell'OPEC. Alla tavola rotonda viennese, Iran e Arabia Saudita, due tra i fondatori della prestigiosa organizzazione dei principali produttori petroliferi del globo, si accapigliano. Pomo della discordia sono i prezzi del petrolio: schizzati alle stelle dopo lo schock del '79, e poi calati gradualmente con il principiare degli anni '80, su chiaro imput a stelle e striscie, tradizionale alleato di casa Saud, i sauditi hanno infatti continuato ad abbassare scientificamente il costo del greggio, entrando in rotta di collisione con l'Iran, evidentemente penalizzato  dalla manovra. 

In un clima del genere, a dir poco infuocato, l'Iran, reduce dal bronzo conquistato nell'edizione precedente, e da una lungo diugiuno internazionale interrotto solo dalla Coppa d'Asia*, affronta l'Arabia Saudita, assente ingiustificato alla rassegna kuwaitiana di quattro anni prima. Salire per la prima volta sul gradino più alto del podio continentale è l'ambizioso obiettivo della ciurma di K. I. Al-Zayani, successore di Zagallo, nel frattempo tornato al Flamengo, sulla panchina dei Figli del Deserto. I sogni di gloria sauditi, però, sembrano evaporare al tramonto della prima frazione, quando, perfettamente assistito da un compagno, Shahrokh Bayani trova il modo per spezzare l'equilibrio: per il mediano dell'Esteghlal è un gioco da ragazzi capitalizzare lo svarione dell'estremo saudita, depositando a porta sguarnita. Il Team Mellì, risolto il rompicapo del vantaggio, inzia a giocare sulle punte ed ha il demerito di non piazzare il colpo di grazia. I sauditi ci credono, non mollano e a tre giri di lancette dal triplice fischio riacciuffano i biancorossoverdi: a rimettere in careggiata i Figli del Deserto, trascinando la sfida ai supplementari prima, ed ai rigori poi, è una grottesca autorete di Shanin Bayani, autore di una sciagurata "chiusura" area. Dagli undici metri gli uomini di Al Zayani si rivelano dei cecchini: il malcapitato portiere iraniano, sconsolato,  è sempre costretto a raccogliere la sfera in fondo al sacco. Meno glaciali gli esecutori iraniani.
Uno scorcio della finale tra Cina e Arabia Saudita
A catapultare l'Arabia Saudita in finale è l'errore che non ti aspetti: decisivo, infatti, è il rigore che il capitano di lungo corso, Panjali, si fa neutralizzare al quarto turno. 

Nella finale del 16 Dicembre con la Cina, Al-Nafisah e Abdullah regaleranno ai Falchi il primo scettro continentale, mentre per il Team Mellì, esausto e ancora sotto shock per l'eliminazione in semifinale, anche il gradino più basso del podio, messo in palio dalla finalina di consolazione, resterà un'utopia. Indigesta ancora una volta la lotteria dei calci di rigore: questa volta a beffare l'Iran sarà il Kuwait campione in carica. In Coppa d'Asia le due selezioni torneranno a sfidarsi quattro anni più tardi: nel 1988, anno in cui dal Palazzo di Vetro verrà decretato il cessate il fuoco ad anni di logorante guerra di posizione tra Iran ed Iraq, un'Arabia Saudita maggiormente convinta dei propri mezzi sbarrerà nuovamente la strada verso la finale all'Iran. Ma questa è un'altra storia. 

V. Lacerenza 

Il tabellino

Arabia Saudita-Iran 5-4 dcr (Coppa Asia, semifinale)

Marcatori: Bayani 43', aut S. Bayani 88'

Arbitro: George Courtney (ENG)

Note
*: il Team Mellì, onde evitare di dover puntualmente disputare su un campo neutro i propri incontri casalinghi, aveva abidicato alle eliminatorie mondiali '82 : stesso trattamento riserverà a quelle dell'edizione successiva.

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