martedì 22 dicembre 2015

Lezioni di Epic...A: un campionato deciso dalla monetina

Alemao soccorso dopo essere stato colpito dalla monetina
Atalanta – Napoli 0-0 (0-2 a tav., 08/04/90, Bergamo, stadio Atleti Azzurri d’Italia, 31ª giornata serie A)
 
Atalanta: Ferron, Contratto, Pasciullo, Bonacina, Porrini, Progna, Stromberg, Madonna (44’ st Prandelli), Evair (7’ st Bresciani), Nicolini, Caniggia. All: Mondonico

Napoli: Giuliani, Ferrara, Francini, Crippa, Alemão (34’ st Zola), Baroni, Corradini, De Napoli, Mauro, Maradona, Carnevale. All: Bigon

Arbitro: Agnolin di Bassano del Grappa
Salvatore Carmando intento a medicare Alemao
Quanto può costare uno scudetto? Sicuramente tanta fatica, nervosa e fisica; un’adeguata preparazione, una forte coesione di gruppo e investimenti mirati da parte della società; un tecnico capace di gestire anche i momenti più difficili, dei giocatori di talento, ma anche leader che trainino i compagni. Insomma: uno scudetto solitamente costa molto! Oppure può costare appena cento lire!
Una moneta delle vecchie cento lire può valere più di una sfarzosa campagna acquisti. O almeno questo è quanto accaduto nell’aprile del 1990, quando dagli spalti dello stadio Atleti Azzurri d’Italia, in occasione di Atalanta – Napoli, la moneta incriminata è piovuta sulla testa di Ricardo Rogério de Brito, in arte Alemão. Il centrocampista brasiliano fu costretto ad abbandonare la partita (quando mancavano dieci minuti alla sua conclusione), tanto violento fu l’impatto. Secondo molti però, non fu vero dolore, ma furba sceneggiata, suggerita dal massaggiatore partenopeo Salvatore Carmando, il quale avrebbe consigliato al suo paziente di accasciarsi a terra per sfruttare la sentenza sulla responsabilità oggettiva e conquistare così a tavolino quella vittoria che non si stava riuscendo ad ottenere sul campo. Malizia mai provata inconfutabilmente, se è vero che il Giudice Sportivo, dopo lunghe perizie legali, il 21 aprile, con sentenza del Caf che rigettava il reclamo atalantino, non omologava lo 0-0 maturato sul campo tredici giorni prima, ma attribuiva la vittoria d’ufficio per 0-2 a Maradona e compagni. Due punti che permettevano ai campani di allungare in vetta sul Milan a più due, quando rimanevano soltanto 90’ da giocare e al San Paolo sarebbe scesa una Lazio che non aveva più nulla da chiedere al campionato. Praticamente la certezza matematica del secondo tricolore della storia partenopea.
Il saluto ad inizio gara tra Glenn Peter Stomberg e Diego Armando Maradona

Il Milan ovviamente non ci stava, stigmatizzando il comportamento a suo dire poco sportivo di Alemão e del Napoli tutto. I rosso-neri erano naturalmente i più scettici sulla gravità di quanto accaduto al calciatore carioca, ricordando anche che Carlo Ancelotti, stordito da un petardo durante un Juventus – Milan di Coppa Italia, era rimasto in campo. Fatto sta che i giudici presero la loro decisione e lo scudetto ‘89/’90 fu assegnato solo parzialmente sul campo.
L’8 aprile 1990 fu una domenica turbolenta. Mentre a Bergamo, in una partita per il resto piuttosto contratta e avara di emozioni – con la compagine di Emiliano Mondonico che aveva imbrigliato al meglio gli ospiti e si stava facendo perdonare gli ultimi due pesanti ko (4-0 sul terreno del Bari, 7-2 nella San Siro nero-azzurra) -, volavano monetine, a Bologna, dov’era impegnata la truppa di Arrigo Sacchi, una clamorosa svista arbitrale negava il gol della vittoria a i felsinei nel finale (con Andrea Pazzagli che salvava un retropassaggio errato di Filippo Galli ben oltre la linea). Insomma: polemiche e contro polemiche, nessun gol e nervi a fior di pelle per un finale di stagione al veleno.
La rosa del Napoli per la seconda volta campione d'Italia
Fatto sta che il Diavolo, per il momento, mantiene la vetta della classifica con un punto di vantaggio sull’undici di Alberto Bigon. Primo posto che i rosso-neri perderanno il 22 aprile, a causa della delibera della Caf, ma anche, e soprattutto, per l’imprevisto scivolone di Verona, in casa di una formazione che lotta (alla fine inutilmente) per la salvezza. Il 2-1 per gli scaligeri, con ben tre espulsi nel finale tra le fila lombarde, rappresenta quella che potremmo definire La fatal Verona, parte seconda, dopo quanto accaduto nel maggio del ’73. Nel frattempo il Napoli va a vincere 2-4 a Bologna (ironia della sorte) e si cuce sulla maglia mezzo scudetto. Scudetto che diventerà intero sette giorni più tardi, grazie al successo interno sulla Lazio e grazie, almeno in parte, a quelle cento lire piovute dal cielo in una grigia domenica d’aprile a Bergamo.

Roberto Pivato

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