sabato 9 gennaio 2016

Esterophilia: il cappello di mister Allison

La locandina della semifinale
Southampton – Crystal Palace 2-0 (03/04/76, Londra, Stamford Bridge, semifinale FA Cup)
 
Southampton: Turner; Rodrigues, Steele, Blyth, Peach; Holmes, McCalliog, Gilchrist; Osgood, Stokes, Channon. All: McMenemy

Crystal Palace: Hammond; Jeffries, Wall, Evans; J Johnson, Holder, Chatterton, Cannon; Whittle, Swindlehurst, Taylor. All: Allison

Reti: 74’ Gilchrist, 80’ rig. Peach 

Fino a quel momento il cappello di Malcolm Allison aveva portato fortuna. Il Crystal Palace, allora in Third Division, aveva compiuto un sorprendente cammino nella FA Cup, fino a giungere alla semifinale. I Glaziers avevano eliminato il Walton & Hersham; il Millwall dopo il replay match; lo Scarborough; il Leeds United, terzo in First Division, ad Elland Road; il Chelsea a Stamford Bridge e il Sunderland a Roker Park. La compagine londinese non era mai giunta così avanti nella coppa nazionale.
Malcolm Allison mentre mostra le tre dita ai tifosi del Chelsea
L’istrionico “Big Mal” – ex difensore di Charlton Athletic e West Ham, dove sarebbe diventato il mentore di Bobby Moore, famoso più per le sue stravaganze fuori dal campo che per le prestazioni nel rettangolo di gioco; era tecnico dei rosso-blu già da tre anni, ma nel maggio di quel 1976 sarebbe passato al Galatasaray; aveva conquistato l’onore delle cronache alla guida del Manchester City, dal ’65 al ’73, col quale aveva vinto un campionato di Second Division, uno di First, due Charity Shield, una League Cup, una Coppa delle Coppe ed una FA Cup – non aveva dubbi: il merito del sorprendente cammino dei suoi era da attribuire al suo talismanico cappello, un elegante fedora indossato sin dal 25 novembre dell’anno prima, dall’esordio contro gli Swans. Da allora Allison si era sempre presentato in panchina con quell’appariscente copricapo, dichiarando che il suo non era un vezzo stilistico (cosa che non avrebbe certo sorpreso alcuno, visto il personaggio!), bensì il modo più sicuro per alzare il trofeo più antico del mondo. E tutti a bocca spalancata per l’ennesima sua sparata. Egli, tuttavia, era serio e spiegava anche da dove gli fosse venuta quella stralunata convinzione: nel 1939 il Portsmouth aveva sorprendentemente portato a casa la coppa e il suo allenatore, Jack Tinn, era solito indossare delle ghette sopra le scarpe, asserendo che proprio esse sarebbero state il loro lasciapassare per la vittoria. Nessuno avrebbe notato dei copri scarpe, perciò Allison optò per un borsalino: impossibile non vederlo. Ma questo era solo una parte di tutto il kit portafortuna del tecnico, il quale comprendeva anche: un soprabito in lana di alpaca, sigari, champagne, bambole… tutto l’indispensabile per scendere su un campo di calcio!
Lawrie McMenemy

Fatto sta che il cappello stava facendo il suo dovere e ormai era diventato una vera e propria celebrità. Lo stesso Allison racconta come fosse pure oggetto di livore da parte degli avversari. Al termine del confronto del terzo turno a Scarborough, i giocatori di casa, guardandolo in malo modo, si dicevano: «Era la prima occasione che avevamo per ottenere un po’ di pubblicità e lui se ne esce con quello stupido cappello». D’altra parte l’umiltà non era certo la dote principale di “Big Mal”. Prima dell’ottavo di finale a Stamford Bridge mostrò ai sostenitori dei Blues tre dita, predicendo che la sua squadra avrebbe realizzato tre gol. Il match si concluse 2-3 per le Aquile!
Il 3 aprile 1976 il Palace tornò nello stadio del Chelsea, per affrontare il Southampton, che militava in seconda divisione, nel penultimo atto del torneo. I Saints erano entrati in scena nel terzo turno, il 3 gennaio, ed erano subito stati costretti a due ripetizioni dall’Aston Villa; poi netto successo sul Blackpool e nuova qualificazione dopo due confronti a spese del West Bromwich Albion; nei quarti a cedere era stato il Bradford City, cosicché gli uomini di Lawrie McMenemy – modesto giocatore del Gateshead, formazione della sua città natale, fu costretto ad abbandonare precocemente il campo per un infortunio, iniziando così la sua fortunata carriera da manager, culminata coi successi alla guida del Southampton tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 - rappresentavano l’ultimo ostacolo tra il fedora di Allison e Wembley. Un ostacolo contro il quale nemmeno i talismani del tecnico dei londinesi poterono alcunché.
David Peach trasforma il penalty del 2-0
La gara si decise nell’ultimo quarto d’ora, nel giro di sei minuti. Prima Paul Gilchrist sorprese Paul Hammond con un tiro angolato dalla lunga distanza; poi David Peach trasformò il generoso rigore - concesso dall’arbitro per l’atterramento di Mick Channon da parte di Jim Cannon, contatto però avvenuto appena fuori area – del raddoppio.
Il Southampton andò a battere anche il Manchester United nella finale di Wembley, grazie ad un sigillo nel finale di Bobby Stokes, conquistando così la sua prima ed unica FA Cup. Contro i Santi nemmeno il cappello di mister Allison aveva potuto nulla.

Roberto Pivato

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