martedì 26 gennaio 2016

Lezioni di Epic...A: l'ultimo gol di Maradona in Italia

Diego Armando Maradona
Sampdoria – Napoli 4-1 (24/03/91, Genova, stadio Luigi Ferraris, 26ª giornata serie A)
 
Sampdoria: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, Lanna, Lombardo, Cerezo, Vialli, Mancini (41’ st Mikhaijlichenko), Dossena (22’ st Bonetti). All: Boškov

Napoli: Galli, Corradini, Rizzardi, Crippa, Francini, Renica, Venturin, Mauro, Careca, Maradona, Zola. All: Bigon

Arbitro: Trentalange di Torino

Reti: pt 12’ Cerezo, 19’ Vialli, st 19’ Vialli, 30’ rig. Maradona, 40’ Lombardo
La Sampdoria campione d'Italia nel '90/'91
Una settimana prima, il 17 marzo 1991, era stato sottoposto ad un controllo antidoping, al termine della sfida vinta al San Paolo dal suo Napoli sul Bari. Il 24 marzo scese regolarmente in campo a Genova, in casa della capolista Sampdoria. Alla mezz’ora della ripresa andò pure a segno, su rigore, accorciando inutilmente le distanze. Quella partita l’avrebbero stravinta i blucerchiati per 4-1, allungando in vetta sull’Inter e avvicinandosi sempre più al loro primo scudetto. Quello stesso scudetto che l’anno precedente avevano festeggiato per la seconda ed ultima volta all’ombra del Vesuvio. Non poteva immaginare che sarebbero stati gli ultimi novanta minuti calcistici in Italia, che quel penalty, che aveva dovuto battere due volte, avrebbe rappresentato il suo ultimo gol con la maglia azzurra.
Il Napoli 1990/91
Invece, di lì a qualche giorno, l’esito del test antidoping avrebbe posto la parola fine alla sua epopea partenopea: positivo alla cocaina, diceva il referto. Lui fece le valigie e in tutta fretta fuggì. Tornò nella sua Argentina, a scontare la squalifica di un anno e mezzo lontano dai riflettori italiani ed europei. Nel ’92 fece ritorno nel Vecchio Continente, rispondendo alla chiamata del Siviglia. Dieci anni prima la Spagna era stata la sua prima patria oltre oceano, sperava forse di ritrovare lì un po’ di serenità. Non sarebbe successo. Per Diego Armando Maradona era iniziata un’irreversibile parabola discendente. Lo stadio Luigi Ferraris aveva assistito, inconsapevole, al suo canto del cigno, avvenuto nell’occasione di un simbolico passaggio di consegne tra Napoli e Sampdoria.
I genovesi di Vujadin Boškov guidavano a sorpresa il campionato, avendo scavalcato l’Inter in vetta la domenica precedente. I partenopei stazionavano a metà classifica, in un’anonima stagione che sembrava non avere già più nulla da offrire. Le compagini scesero dunque in campo con motivazioni ben diverse, tanto più che la Samp, quattro giorni prima, aveva subito una dolorosa ed imprevista eliminazione dai quarti della Coppa delle Coppe ad opera del Legia Varsavia.
Gianluca Vialli
I padroni di casa avevano voglia di riscatto di fronte al proprio pubblico ed iniziarono perciò con grande veemenza. Frutto di questa foga furono due reti in nemmeno venti minuti. Ad aprire le marcature dopo dodici primi fu Toninho Cerezo, con una bella torsione aerea sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Sette minuti più tardi il raddoppio di Gianluca Vialli, imbeccato da Roberto Mancini sul filo del fuorigioco ed abile a superare Giovanni Galli con un chirurgico rasoterra. I blucerchiati dominano, costruiscono e sprecano, ma in avvio di ripresa si portano sul 3-0: è ancora Vialli, che a fine sarà capocannoniere del torneo, a superare di testa l’estremo difensore avversario, anticipandolo in uscita. Alla mezz’ora si fanno vedere gli ospiti: lieve trattenuta di Moreno Mannini su Gianfranco Zola, la nota più lieta della stagione napoletana, e rigore. Dal dischetto si presenta El Pibe de Oro, che fino a quel momento ha realizzato le sue uniche reti in campionato, appena cinque, proprio dagli undici metri. L’argentino non sbaglia, spiazzando Gianluca Pagliuca, ma l’arbitro fa ripetere. Stavolta il portiere di casa intuisce, ma non ci arriva. Il 3-1, inutile ai fini del risultato, diventerà in ogni caso un gol storico: l’ultimo di Maradona in Italia. Poco dopo l’asso sudamericano va nuovamente in rete, ma Trentalange annulla per fuorigioco. Nel finale c’è tempo per il poker blucerchiato, con Attilio Lombardo che si invola verso Galli e lo fredda con un preciso diagonale.
Attilio Lombardo festeggia la rete del 4-1

Termina 4-1, come all’andata. L’Inter perde il derby col Milan e così la Sampdoria allunga. La truppa di Boškov proseguirà senza passi falsi fino alla fine, fino a laurearsi per la prima ed unica volta campione d’Italia.
Pochi giorni dopo il match di Marassi arriveranno l’esito positivo del test antidoping di Maradona, la sua fuga ed il triste addio alla tanto amata, e che tanto lo amò e continua a farlo, Napoli.
Quel 4-1 segnò la fine degli anni migliori dei partenopei e, al contempo, l’avvio del periodo d’oro dei liguri.

Roberto Pivato

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