mercoledì 6 gennaio 2016

Lezioni di Epic...A: l'unica vittoria del Verona in casa della Juventus

Giorgio Maioli in una figurina della stagione '71/'72
Juventus – Verona 0-1 (03/04/63, Torino, stadio Comunale, quarti di finale Coppa Italia)
 
Juventus: Mattrel, Caocci, Salvadore, Emoli, Leoncini, Fochesato, Rossi, Del Sol, Siciliano, Sivori, Crippa. All: Amaral

Verona: Ciceri, Basiliani, Verdi, Cera, Zannier, Ciocchetti, Maschietto, Savoia, Golin, Maioli, Bonatti. All: Facchini

Arbitro: Angelini di Firenze

Reti: 45’ st Maioli

Giorgio Maioli era un talentuoso centrocampista ventitreenne, un esile mancino tornato da due anni nella sua Verona, dopo l’esperienza non troppo esaltante al Napoli. In Campania aveva fatto il suo esordio in serie A, segnandovi pure la prima rete, nel febbraio del ’61; ma aveva trovato poco spazio, relegato per lo più in panchina, da dove aveva visto gli azzurri retrocedere. In B c’era sceso pure lui, ma non con la formazione partenopea, bensì rientrando nella sua città natale.
Il Verona 1962/63
Il primo anno i giallo-blu avevano sfiorato la promozione, mancata per un solo punto, ironia della sorte proprio quello che li separava dal Napoli. La stagione ‘62/’63, invece, li vedeva leggermente più staccati dalle prime posizioni, ma ancora in piena corsa ad inizio aprile. Dove il Verona stava sorprendendo era in Coppa Italia, manifestazione nella quale aveva conquistato l’accesso ai quarti di finale, eliminando Lecco e Lucchese. Il 3 aprile ci si giocava l’approdo ad una storica semifinale in casa della Juventus, seconda in massima serie, all’inseguimento dell’Inter. Inutile dire chi fossero i favoriti: quella di Torino era già stata mezzo archiviata come una gita premio per gli scaligeri.
Al Comunale Maioli c’era già stato, il 15 gennaio di tre anni prima, quando il Napoli aveva strappato un punto alle Zebre, ma lui si era dovuto accontentare della panchina. Il 3 aprile 1963, al contrario, avrebbe finalmente calcato il terreno di uno degli stadi più importanti d’Italia. Era già una bella soddisfazione, comunque fosse poi andata a finire.
La Juventus '62/'63

I ragazzi di mister Carlo Facchini erano tranquilli e sereni: nessuno si aspettava nulla da quella gara, probabilmente nemmeno il loro allenatore. Chi aveva tutto da perdere era la formazione del brasiliano Paulo Amaral Lima, il noto preparatore atletico brasiliano delle nazionali campioni del mondo nel ’58 e nel ’62, alla sua prima e breve esperienza in Italia, dove sarebbe tornato per un paio di mesi nel ’64 al Genoa. Ed infatti Facchini mandò in campo un undici pieno zeppo di riserve, pensando a salvaguardare gli elementi più importanti – Eros Fassetta in difesa, Giuseppe Peretta e Giovan Battista Pirovano a centrocampo, Luciano Pacco e Nicola Ciccolo in avanti – per la rincorsa promozione in campionato. Certo, anche i padroni di casa scendevano in campo in formazione ampiamente rimaneggiata: fuori Benito Sarti, Giovanni Sacco, Bruno Nicolè ed Armando Miranda; a mezzo servizio lo spagnolo Luis del Sol, convalescente dall’influenza. Ma ciò non cambiava certamente i pronostici: sarebbe stata la Juventus ad andare in semifinale. D’altra parte i veneti schieravano il diciannovenne Giancarlo Savoia su del Sol, il diciottenne Lino Golin in mezzo al campo e il non ancora ventenne Italo Bonatti davanti. Appariva scontato che la Vecchia Signora facesse un sol boccone di quella banda di ragazzini.
Santino Ciceri
Invece, una certa superficialità e sufficienza dei padroni di casa, i troppi errori sotto porta dei loro attaccanti e alcune prodezze dell’esperto Santino Ciceri – uno che aveva debuttato in A col Milan sette anni prima e che vantava pure una presenza in Coppa dei Campioni, sempre con la maglia rosso-nera -, facevano sì che il punteggio, quando mancavano pochi secondi al 90’, e quindi ai supplementari, rimanesse inchiodato sullo 0-0. Maioli indossava la fascia di capitano, ma fino a quel momento non aveva avuto modo di mettersi particolarmente in mostra: i suoi conducevano una gara guardinga, attendista, aspettavano i più quotati avversari chiudendosi in difesa e cercando di sfruttare le ripartenze, che peraltro, fin lì, non erano state efficaci. Il catenaccio veronese stava funzionando, ma avrebbe retto un’altra mezz’ora?
Mentre se lo chiedeva, Maioli si vide arrivare il pallone, servitogli da Golin. Si trovava al limite dell’area, c’era lo spazio sufficiente per sistemarsi il pallone sul suo piede preferito, il sinistro, e tentare la conclusione. Mirò all’angolino, cercando di calciare a pelo d’erba. Riuscì a direzionare il tiro esattamente come voleva, ma non c’era molta potenza, cosicché tutti, lui per primo, si aspettavano che Carlo Mattrel ci sarebbe arrivato senza troppe difficoltà. Invece, il numero uno di casa partì leggermente in ritardo e poté soltanto osservare la sfera infilarsi a fil di palo. Era il gol che decideva il match. Maioli era incredulo. Non segnava dal febbraio dell’anno prima e ora una sua marcatura aveva condotto per la prima volta il Verona in semifinale di Coppa Italia. Il risultato, infatti, non cambiò più: ci fu solo il tempo di rimettere il pallone al centro del campo e l’arbitrò decretò la fine delle ostilità.
Paulo Amaral Lima

Un gruppo di giovani inesperti e senza alcun credito era riuscito in ciò che mai era accaduto nella storia del team giallo-blu: vincere in casa della Juventus. Giorgio Maioli era l’eroe di quell’impresa e quello rimase senza dubbio uno dei suoi ricordi più belli di tutta la carriera (restò un altro anno nel capoluogo scaligero, poi divenne una bandiera del Foggia, prima di concludere a Lecco e nuovamente nella sua città, sponda Chievo). Il Verona, in quello stesso stadio, si arrese in semifinale, al Torino, mentre in campionato non riuscì ad andare oltre il settimo posto. Mai più i veneti sarebbero riusciti ad espugnare il campo della Juventus: Giorgio Maioli entrava così nella leggenda del club giallo-blu.

Roberto Pivato

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