lunedì 11 gennaio 2016

Lezioni di EpicA: Torriani e l'Avvocato griffano il primo pionieristico Roma-Milan

Un undici del Milan '28-29
La Divisione Nazionale del '28-29, in quanto torneo di transizione, assume una forma tanto ibrida quanto ingarbugliata. A sollevare il velo sull'ultimo campionato caratterizzato dal doppio girone, sviscerando gradualmente partecipanti, criteri e regolamenti, è Leandro Arpinati, podestà di Bologna,  nonchè padre padrone della Federazione Italiana Giuoco Calcio.  Così come sperimentato nella lontana annata 1909-1910, il girone unico, di respiro più internazionale, sarebbe stato importato in Italia a partire dalla stagione successiva: il tradizionale doppio girone, format partorito da Vittorio Pozzo nel 1921, veniva cosi accantonato in soffitta dopo otto anni di onorato servizio.
Tante le conseguenze della rivoluzione perorata da Arpirati. Innanzitutto, il nocchiero fascista della FIGC, megalomane com'era, aveva disposto l'ampliamento una tantum della rosa delle elette. Con un doppio sensazionale colpo di bacchetta, le venti compagini iniazalmente previste, erano diventate prima ventiquattro, ed infine trentadue:  sarebbero state equamente rpartite in due gironi. Con la delibera federale del 28 Giugno 1928, riportata sulle colonne de "La Stampa", si sgomberava il campo dalla confusione generata da voci di corridoio più o meno fondate, spifferi e ripescaggi vari. La nota diramata dai vertici della federazione parlava chiaro: « Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna. Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati. ».
Come visto, le scelte di palazzo non sono dettate soltanto da criteri squisitamente sportivi. Alla meritocrazia si affiancano le immancabili ragion di Stato: basti pensare al ripescaggio di Triestina e Fiumana, riammesse all'interno del circus con l'eloquente intento di dar visibilità e lustro alle compagini provenienti da quei territori orientali, leggasi Fiuli-Venezia Giulia,  eredità  del primo conflitto mondiale. A destar scalpore, però, fu sopratutto un'altra vicenda. A finire nel mirino dell'oscurantista regime fascista è nientemeno che l'Inter: i nerazzurri vengono "invitati" a fondersi con l'US Milanese, sodalizio meneghino di modesto blasone. Il motivo della censura è facilmente rintracciabile: in un'epoca in cui spopolano autarchia e protezionismo, anche l'onomastica, cosi troppo poco nazionalista, risulta essere eccessivamente audace agli occhi del Duce e del suo cerchio magico. Saldate insieme coattivamente, la nuova società assume l'italianissima denominazione, forse anche un tantino bauscia, di Ambrosiana-Inter.

Le squadre si scambiano omaggi floreali prima del match
L'altra compagine milanese, il Milan, timonata dall'austriaco Engelbert Koenig, alla prima esperienza da allenatore, cerca il riscatto dopo il deludente sesto posto conseguito nel girone finale del precedente torneo. E l'avvio dei rossoneri, in cui spiccano le brillanti prestazioni di Santagostino e Pastore, è molto più che promettente. Ala vigilia della quindicesima giornata, il ruolino di marcia mantenuto dalla truppa agli ordini di Koenig è impressionate: dodici vittorie, una sconfitta, con l'Alessandria, ed un pari, strappato dal Modena a San Siro. La prima piazza, tuttavia, è in condominio: appaiato ai rossoneri c'è il Torino, uscito però con le ossa rotte dalla supersfida di san Siro del 25 Novembre quando il Diavolo aveva rifilato tre schiaffoni, incassandone solamente uno, ai granata. In una Roma in odore di Patti Lateranensi - lo storico concordato verrà autografo due settimane più tardi dal cardinale Pietro Gasparri, delegato di Pio XI e da Benito Mussolini - il Milan ha l'obbligo della vittoria: i rossoneri sono in piena bagarre con il Torino, impegnato nel derby col Casale, per il trono del raggruppamento A. Ai giallorossi, reduci dalla scoppola di Torino (3-0), per stoppare il Milan serve una gara senza macchia. La banda di Garbutt,  tre volte campione d'Italia con il Genoa e con negli occhi ancora la Coppa CONI conquistata alla sua prima stagione giallorossa,  deve fare anche i conti con la sfortuna: le defezioni di uomini chiave come Bernardini e Barzan, fermi ai box per infortunio, rischiano di complicare e non poco i piani dei capitolini. Ed infatti, poco prima dello scoccare della mezzora, sono i rossoneri a mettere la testa avanti: a sbloccare il risultato è  Giuseppe Torriani, baldanzoso alfiere prelevato un anno prima dalla Juventus



Luduena
Con la strada spianata, il Milan commette l'imperdonabile errore di non affondare i colpi. E cosi, nella ripresa, il gioco supponente proposto dai rossoneri, tutto svolazzi e poco arrosto, viene punito: il pareggio capitolino porta la firma dell'argentino Arturo Chini Ludueña, in arte "l'Avvocato", primo straniero nella storia del neonato sodalizio capitolino. Il Milan, colpito al cuore, tenterà vanamente di riacciuffare il vantaggio: il forcing rossonero, accentuato dall'espulsione del giallorosso Fasanelli nel finale, non sortirà gli esiti sperati. A fine anno si tireranno le somme: il Diavolo, secondo alle spalle del Torino nel gruppo A, riuscirà a qualificarsi alla Coppa Mitropa grazie agli spareggi, mentre la Roma, giunta due lunghezze dai rossoneri,  si dovrà accontentare dei quaranta punti che gli garantiranno il gradino più basso del podio

Vincenzo Lacerenza 

Il tabellino

Roma-Milan 1-1 (Roma, 27/01/1929, Divisione Nazionale, quindicesima giornata)

Roma: Ballanti, Mattei, De Micheli, Carpi, Ferraris I, DAquino, Benatti, Fasanelli, Volk, Bussich, Chini Luduena. All. Garbutt

Milan: Compiani, Perversi, Schienoni, Marchi, Sgarbi, Pomi, Torriani, Santagostino, Pastore, Gai, Tansini. All: Koenig

Reti: Torriani '28, Luduena '54

Arbitro: Mattea di Casale Monferrato

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