sabato 6 febbraio 2016

La finale di Souness: quando Rush e Thomas piegarono il Sunderland

Souness all'imbocco del tunnel di Anfield
Ronnie Moran era il tappabuchi, l'uomo di fiducia della società sempre pronto per qualsiasi evenienza. Discreto terzino dei Reds a cavallo tra gli anni '50 e '60, Moran era stato chiamato in un primo momento nel Febbraio del 1991: serviva qualcuno in grado di traghettare la squadra dopo le inattese dimissioni di Kenny Dalglish. Giunto al capolinea il fugace interregno, lungo non più di dieci partite, Ronnie si fa da parte, facendo scivolare il testimone nelle mani di Grame Souness. In estate, poi, Charlie Champagne, califfo del centrocampo del Liverpool di Bob Paisley prima e Joe Fagan poi, avvia la rivoluzione. L'intento del repulisti è quello di abbassare l'età media della squadra.  Allora via i senatori Gary Gillespie, passato al Chelsea, David Speedie, accasatosi al Blackburn Rovers, e Peter Beardsley, il quale non si deve nemmeno spostare da Liverpool: si sistema, infatti, all'Everton, sull'altra sponda del Mersey. In entrata, invece, il principale interlocutore dei Reds è il Derby County. La sinergia coi Rams porta ad Anfield Dean Saunders e Mark Wright: per l'attaccante, quarantadue reti in centosei apparizioni con i bianconeri del Derbyshire, i Reds sborsano la bellezza di quasi tre milioni di sterline, cifra record per il paese. Per rintuzzare il centrocampo, invece, in cambio di un milione e duecentoventicinquemila sterline Souness si assicura le prestazioni di Mark Walters, autentico jolly di centrocampo (all'occorrenza poteva essere dirottato anche sulla fascia) strappato ai Rangers di Glasgow

Il Liverpool, in cui comincia a farsi largo con maggior prepotenza un certo Steve McManaman, però, tradisce le aspettive della vigilia. I Reds stentano a decollare. Nela finestra autunnale di mercato, dopo un avvio incerto, il manager corre ai ripari: a Novembre viene ufficializzato l'acquisto di Michael Thomas dall'Arsenal.
Michael Thomas
Si, proprio lui. Il mediano d'ebano che aveva fatto piangere Anfield solamente due anni e mezzo prima. Siglando la rete del 2-0, aveva consegnato ai Gunners, sflilando ai Reds, un memorabile titolo al fotofinish: a decidere era stata la differenza reti. Oltre a Thomas, dal Crewe Alexandra, in Febbraio, arriva il promettente Rob Jones. Ma è tutto vano. Nonostante i rinforzi, sicuramente validi, i Reds  faticano ad ingranare. Il secondo posto raggiunto nell'annata precedente rimane un miraggio: fuori dai giochi per il titolo già in Autunno, i rossi di Anfield concludono  in un'anonima sesta posizione, con il concreto rischio di scomparire dai radar continentali nella stagione seguente. In Coppa Uefa, invece, nonostante un Souness ispiratissimo e capocannoniere di quell'edizione con nove centri, la banda di Souness non riuscirà a spingersi oltre gli ottavi di finale: sbarazzatisi nell'ordine dei finlandesi del Kuusysi Lahti, dei francesi dell'Auxerre, e degli austriaci del Wacker Innsbruck, i Reds si incagliano contro il Genoa della premiata ditta Aguilera-Skuhravy. Gli uomini di Souness daranno il meglio di loro stessi in FA Cup.  In corsa come da tradizione a partire dal terzo turno, i Reds inizieranno la fantastica galoppata che li condurrà dritti alla finale di Wembley, asfaltando il modesto Crewe Alexandra. Superate solo al replay le resistenze del Bristol Rovers, prima delle semifinali il Liverpool regolerà l'Ipswich Town, ancora una volta ricorrendo al replay, e l'Aston Villa, estromesso con un tanto striminzito quanto redditizio 1-0. Nella semifinale con il Portsmouth, a regnare sovrano sarà l'equilibro. Per spezzarlo non basterà nemmeno il replay: saranno i calci di rigore a far rotolare i Reds in finale. Siamo in Aprile.

Il condottiero Souness deve sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico: le redini della squadra vengono affidate al fido Moran. Quando, smaltita la lunga convalescenza, torna a prendere il suo posto in panchina, il Liverpool è a Wembley per giocarsi la finale di FA Cup con il Sunderland.
I due capitani: Wright e Bracewell
Il cammino dei Black Cats di Malcolm Crosby - alla prima esperienza da allenatore dopo una carriera da onesto centrocampista nelle divisioni minori - era stato ancora più sorprendente: diciottesimi nel torneo di Seconda Divisione, in FA Cup i biancorossi, mettendo in fila le varie Port Vale, Oxford United, West Ham, Chelsea, e Portsmouth, avevano raggiunto un impensabile finale diciannove anni dopo il trionfo sul Leeds. Esattamente a due lustri esatti dall'ultima volta - in quel caso fu il QPR a compiere tale impresa - una compagine cadetta sovvertiva l'ordine naturale delle cose e  metteva piede a Wembley per provare ad alzare al cielo la decana delle coppe. 


Un momento della gara
Romanticismo a parte, dopo un primo tempo in cui i Black Cats sono ordinati  e contengono senza particolari affanni le fiammate dei Reds, nella ripresa la maggior cifra tecnica degli uomini in rosso viene prepotentemente a galla. Il Liverpool, che deve fare anche i conti con le pesanti defezioni di John Barnes e Ronnie Whelan, entrambi indisponibili per infortunio, spezza l'incantesimo all'alba della ripresa.  McManaman, il più giovane calciatore in campo, da un saggio delle proprie qualità: s'invola sul binario di destra, ubriaca due avversari, e premia con un cioccolatino il mortifero inserimento di Thomas. L'ex Arsenal, da posizione defilata, si coordina in un batter di ciglio ed estrae fuori dal cilindro una mezza sforbiciata che va ad infilarsi all'incrocio. Grame Souness, intabarrato nella sua tuta acetata, non si scompone. E nemmeno potrebbe farlo: per prudenza, infatti, le indicazioni alla squadra vengono somministrate dal buon Moran. Il Sunderland è frastornato.
John Byrne
Il leader tecnico dei Black Cats, quel John Byrne che grazie ad una sua rete aveva consentito al Sunderland di liquidare il Norwich in semifinale, non riesce ad incidere: l'irlandese, a cui a fine gara verrà consegnata erroneamente la medaglia dei vincitori, e Davenport, altro terminale offensivo biancorosso, verranno troppo spesso lasciati al proprio destino dai compagni. E cosi, acquistata sempre più fiducia, i Reds ottennerranno anche il raddoppio: triangolazione a velocità supersonica tra Saunders, Thomas e Ian Rush, freddo nel fulminare Tony Normar, portiere suo connazionale con cui aveva condiviso la scuola, la St Richard Gwyn High School. Per il baffuto centravanti gallese si tratta del quinto centro in una finale di FA Cup: nessuno ha fatto meglio di lui. Con la rete di Rush scorrono i titoli di coda sulla finale.
Rush e Thomas posano sorridenti con la FA Cup
Quando il capitano Mark Wright solleva al cielo di Londra la FA Cup, il popolo della Kop è decisamente più sereno. E' stato scongiurato il rischio di rimanere fuori dal banchetto europeo: il Liverpool acquisisce il diritto di partecipare alla Coppa delle Coppe dell'anno successivo. Souness è felice. Non sa che quella Coppa d'Inghilterra resterà l'unico alloro di un certo rilievo nella poco luminosa carriera da allenatore, decisamente  non all'altezza di quella da calciatore.


Vincenzo Lacerenza

Nessun commento:

Posta un commento