domenica 14 febbraio 2016

Lezioni di Epic...A: 12 febbraio 1989, a Firenze la prima sconfitta dell'Inter dei record

Baggio e Borgonovo alla Fiorentina
Fiorentina – Inter 4-3 (12/02/89, Firenze, stadio Comunale, 17ª giornata serie A)
 
Fiorentina: Landucci, Bosco, Mattei, Dunga, Battistini, Hysen, Salvatori, Cucchi, Borgonovo (43’ st Pellegrini), Baggio (44’ st Perugi), Di Chiara. All: Eriksson

Inter: Zenga, Bergomi, Brehme, Matteoli, Ferri, Mandorlini, Bianchi, Berti (30’ pt Baresi), Diaz (27’ st Verdelli), Matthäus, Serena. All: Trapattoni

Arbitro: Agnolin di Bassano del Grappa

Reti: pt 13’ Matthäus rig., 33’ Baggio, st 7’ Cucchi, 10’ e 12’ Serena, 28’ e 40’ Borgonovo
L'Inter campione d'Italia nella stagione '88/'89
Prima o poi doveva accadere. Accadde nell’ultimo turno d’andata, in modo rocambolesco. L’Inter di Giovanni Trapattoni – arrivato a Milano nell’ ’86, dopo le straordinarie stagioni alla Juventus, con sei scudetti in dieci anni - stava fino a quel momento facendo un campionato a sé: 28 punti sui 32 disponibili e miglior difesa con appena cinque reti incassate; le lunghezze di vantaggio sulla più immediata inseguitrice, il Napoli, erano tre, così che i nero-azzurri potevano già fregiarsi del simbolico titolo di campioni d’inverno.
La Fiorentina di Sven Göran Eriksson – in Italia aveva già dimostrato di saperci fare, conducendo la Roma alla vittoria della Coppa Italia 1985/86 - e Sergio Santarini – un trascorso da calciatore nell’Inter, oltre che un’ultra decennale permanenza nei giallo-rossi capitolini - lottava per un posto in Uefa e, al contrario, aveva dimostrato di avere una retroguardia tutt’altro che impermeabile: 22 gol subiti, peggio fin lì aveva fatto solo il Pescara.
Roberto Baggio evita la scivolata di Riccardo Ferri

Pochi pensavano che l’imbattibilità dei meneghini si sarebbe interrotta quella domenica, il 12 febbraio 1989. Gli ospiti sin dall’inizio avevano confermato la loro fama di squadra cinica e quadrata, capace di soffrire quando necessario, spietata nel colpire alla prima occasione buona. Al 13’, per un lieve contatto tra Glenn Hysén – difensore svedese alla sua unica esperienza nella Penisola dopo gli anni d’oro al Göteborg e prima di andare a vincere, l’anno seguente, la First Division col Liverpool - e Aldo Serena – che quell’anno avrebbe vinto la classifica marcatori con 22 centri -, Agnolin opta per il rigore. Dal dischetto lo specialista Lothar Matthäus – appena arrivato dal Bayern Monaco e autore quell’anno di nove segnature - non sbaglia. La Viola non ci sta e si riversa in avanti. Walter Zenga – in quel 1989 avrebbe ricevuto per la prima volta il premio per miglior portiere al mondo - si esalta e quando non ci arriva lui è la traversa a salvare i nero-azzurri, come sul gran destro da fuori di Enrico Cucchi – di proprietà nero-azzurra era stato ceduto in prestito prima all’Empoli, poi alla Fiorentina; sarebbe tornato a Milano la stagione seguente.
Aldo Serena col premio per miglior marcatore della serie A
Poco dopo la mezz’ora, però, meritatissimo arriva il pareggio: proiezione offensiva di Roberto Bosco – il biennio coi Gigliati rappresenta l’apice della sua carriera, che proseguirà poi soprattutto al Pisa -, assist a Roberto Baggio – alla sua quarta e fin lì più prolifica stagione in viola: a fine anno sarebbero stati ben quindici i gol da lui realizzati - che con un destro sporco fa 1-1. Insistono i padroni di casa: Stefano Borgonovo – acquistato dal Como quell’anno; rimase in Toscana solamente un anno, ma lasciò il segno, timbrando quattordici volte il cartellino - incoccia di testa da due passi, ma Zenga è strepitoso nel ribattere di piede. Al riposo si va in parità, dopo 45’ ad alti ritmi.
Il rientro in campo vede subito la Fiorentina ribaltare il risultato: fa tutto Cucchi, che parte palla al piede, evita un avversario e con un chirurgico diagonale mancino porta avanti i suoi. A questo punto la capolista, ferita nell’orgoglio, reagisce rabbiosamente e in due minuti, tra il 10’ ed il 12’, va a segno due volte, entrambe con Serena, entrambe di testa. 2-3 ed emozioni a non finire.
Stefano Borgonovo realizza il gol del 4-3

Il botta e risposta continua e, dopo quella di Serena, arriva la doppietta decisiva di Borgonovo. Prima il gol del pareggio, con un comodo appoggio su un tiro-cross rasoterra del solito Cucchi; poi il colpo del ko, all’ ’85, con una rete da autentico rapace. Punizione per i lombardi al limite della propria aerea; Giuseppe Bergomi – a metà esatta del suo ventennio all’Inter, con la quale aveva già conquistato il tricolore nell’ ’80 e la Coppa Italia due anni più tardi - appoggia all’indietro al proprio portiere, ma è una leggerezza fatale: Borgonovo intuisce, si impossessa della sfera, evita l’uscita di Zenga e deposita nella porta sguarnita. 4-3, il  Comunale è in delirio, l’armata nero-azzurra, fino a quel momento imbattibile, è stata battuta. Certo la Beneamata ci ha messo molto del suo, facendosi raggiungere dopo essere stata due volte in vantaggio e regalando sostanzialmente il gol della vittoria ai viola. Quattro reti incassate in 90’ rimarrà un evento unico in quel torneo per la formazione del Trap; la sconfitta invece si ripeterà una sola volta, nel penultimo turno, a titolo già ampiamente acquisito, in casa del Torino. L’ Inter dei record conquisterà agevolmente lo scudetto numero tredici, un alloro che mancava da nove anni. La Fiorentina arriverà in Europa, dopo lo spareggio con la Roma, e potrà vantarsi di essere stata la prima squadra a battere quelli che sembravano undici imbattibili.

Roberto Pivato

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