mercoledì 10 febbraio 2016

Lezioni di Epic...A: le sette meraviglie del Milan nel giugno del '59

José Altafini portato in trionfo dai tifosi milanisti
Milan – Udinese 7-0 (02/06/59, Milano, San Siro, 33ª giornata serie A)
 
Milan: Buffon, Fontana, Zagatti, Liedholm, Maldini, Occhetta, Bean, Galli, Altafini, Bacci, Danova. All: Bonizzoni

Udinese: Romano, Baccari, Burgnich, Sassi, Gon, Piqué, Pentrelli, Sentimenti, Bettini, Giacomini, Fontanesi. All: Feruglio

Arbitro: Lo Bello di Siracusa

Reti: 5’ e 73’ Bean, 19’, 20’ e 61’ Galli, 36’ Danova, 64’ Fontana

Il 2 giugno 1959 il Milan conquista il suo settimo scudetto, rifilando sette reti alla malcapitata Udinese. È un martedì di festa, l’undicesima dall’istituzione della giornata che celebra la nascita della Repubblica Italiana. Mentre a L’Avana Ernesto Che Guevara convola a seconde nozze con Aleida March Torres, una militante del Movimento del 26 luglio, e negli Stati Uniti la scimmia Able, una delle due mandate nello spazio qualche giorno prima a bordo di un razzo, muore per cause ignote, in Italia è il calcio ad offrire le maggiori notizie. Ad Alessandria fa il suo debutto in serie A, contro l’Inter, un promettente ragazzo di sedici anni, che pochi giorni innanzi aveva sostenuto un provino proprio col Milan: il suo nome è Gianni Rivera. A Milano il popolo rosso-nero porta in trionfo i suoi eroi, che subissando di reti l’Udinese ottengono il tricolore con 90’ d’anticipo.
La formazione rosso-nera scesa in campo contro l'Udinese
Il campionato 1959/59 aveva visto un costante testa a testa tra rosso-neri e Fiorentina. A 180’ dalla conclusione del torneo i lombardi viaggiavano con tre lunghezze di vantaggio sui toscani e potevano vantarsi di due primati: unica formazione ancora imbattuta in casa e miglior difesa, con 31 gol incassati. Il sogno di tornare sul tetto d’Italia dopo due soli anni - e dopo la deludente annata precedente, chiusa con un modesto nono posto – sembrava ormai essere ad un passo dalla sua realizzazione.
Severino Feruglio

Tutt’altra situazione per i friulani. Il terz’ultimo posto garantiva una salvezza virtuale, ma i quattro punti su Triestina e Torino non davano la matematica certezza della permanenza in massima serie. I bianco-neri avevano iniziato sotto la guida di Luigi Miconi, friulano doc ed ex centravanti delle Zebrette, salvo affidarsi quasi subito al suo vice, Severino Feruglio, altro ex calciatore udinese, ma di ruolo difensore centrale, che aveva iniziato la carriera da allenatore prendendo il posto, alla Triestina, di un mostro sacro quale Nereo Rocco. Da quando erano tornati in A, tre anni prima, quella era sicuramente la stagione più difficile per i bianco-neri.
Carletto Galli va a segno
Tutto era pronto per la grande festa a San Siro. Con un successo il Diavolo sarebbe stato sicuro del titolo. Ed un successo sembrava abbondantemente alla portata degli uomini di Luigi Bonizzoni – “Cina” era al debutto sulla panchina rosso-nera, dove sarebbe rimasto due anni, prima di trasferirsi proprio ad Udine -, anche se bisognava fare attenzione agli avversari, sicuramente di caratura tecnica inferiore, ma ancora bisognosi di punti.
Invece il fortino bianco-nero, che per la prima volta vedeva tra i suoi difensori anche il giovane Tarcisio Burgnich, crolla dopo cinque minuti, al primo assalto di Gastone Bean, e si sfalda definitivamente sotto i due colpi ravvicinati, al 19’ ed al 20’, di Carlo Galli. Padroni di casa assoluti dominatori, ospiti in completa balia dell’avversario. Prima dell’intervallo altro scossone al già martoriato muro udinese, ad opera di Giancarlo Danova. Al rientro dagli spogliatoi l’assalto dei locali riprende, come a voler offrire l’inconfutabile dimostrazione della loro forza senza pari in tutto il torneo, come a voler cancellare qualsiasi ragionevole dubbio sulla giustezza dell’attribuzione dello scudetto.
Galli segna la sua seconda rete
Il 5-0 è ancora di Galli, che già contro il Padova aveva siglato una tripletta in stagione; la sesta e la settima ferita alla malconcia Udinese le infliggono Alfio Fontana, che mai era andato a segno in campionato, e nuovamente Bean. I sette macigni sommergono la formazione di Feruglio, tanto che ci si chiede se i friulani siano mai stati veramente sul terreno di San Siro. Ci sono occhi soltanto per i giocatori in rosso-nero, portati letteralmente in trionfo dall’entusiastica folla dei circa ventimila sostenitori accorsi sotto il sole della prima estate.
Soltanto José Altafini ci mette un po’ a lasciarsi andare all’entusiasmo ed alla gioia. Lui, in lotta per il titolo di capocannoniere, ha perso oggi una ghiotta occasione di incrementare il proprio bottino di reti. Ma la marea umana alla fine lo sommerge. Non c’è tempo quest’oggi per rimuginare: oggi, 2 giugno 1959, nella Milano rosso-nera c’è spazio soltanto per la festa.

Roberto Pivato

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