mercoledì 24 febbraio 2016

Lezioni di Epic...A: novant'anni fa la sfida tra Bologna e Juventus valeva lo scudetto

La Juventus campione d'Italia nel 1925/26
Bologna – Juventus 2-2 (Bologna, stadio Sterlino, 11/07/26, andata finale Lega Nord, Prima Divisione 1925/26)
 
Bologna: Gianni, Borgato, Gasperi, Martelli, Weber, Giordani, Pozzi, Perin, Schiavio, Della Valle, Muzzioli. All: Felsner

Juventus: Combi, Rosetta, Allemandi, Bigatto, Violak, Grabbi, Munerati, Vojak, Pastore, Hirzer, Torriani. All: Karoly

Arbitro: Gama di MIlano

Reti: 45’ Perin, 47’ e 73’ Hirzer, 79’ Muzzioli

Note: espulsi Allemandi e Della Valle al 48’; al 5’ Pozzi si infortuna lasciando il Bologna in dieci uomini
Una fase di gioco della sfida dell'11 luglio '26
Erano due anni che la famiglia Agnelli aveva assunto la presidenza della Juventus, ma nei due precedenti campionati di Prima Divisione i bianco-neri non erano mai riusciti ad arrivare alla finale di Lega. Il Bologna, invece, la finalissima l’aveva disputata l’anno prima, quando erano stati necessari cinque accesissimi confronti contro il Genoa per assegnare ai rosso-blu il loro primo titolo di campioni d’Italia. E proprio i felsinei avevano preceduto di due sole lunghezze nel girone eliminatorio i piemontesi.
Nella stagione 1925/26, tuttavia, le due compagini erano state inserite in raggruppamenti diversi: la truppa di Hermann Felsner nell’A, quella di Jenő Károly nel B. Gli emiliani erano partiti fortissimo, con dieci vittorie nelle prime dieci partite; ma un calo nel girone di ritorno mise a rischio la loro leadership, col Torino che fino alla fine insidiò la loro prima posizione. I numeri dei petroniani, in ogni caso, erano impressionanti: in 22 incontri 38 punti, 74 gol fatti (di cui ben 27 dal solo Angelo Schiavio), per il miglior attacco di tutta la Prima Divisione, 20 subiti (difesa meno battuta del proprio girone) ed una sola sconfitta, sul campo del Torino a giochi già fatti. Anche il cammino delle Zebre era stato impressionante: 37 punti, 68 segnature all’attivo (peggio soltanto dello stesso Bologna; il cannoniere era Ferenc Hirzer con ben 30 centri), 14 al passivo (miglior retroguardia del torneo, con una fila di nove gare consecutive senza che Gianpiero Combi subisse reti) e due soli ko, entrambi esterni. Nessun’altra compagine del gruppo B riuscì a tenere il loro passo: la Cremonese giunse seconda staccata di ben otto lunghezze.
Ferenc Hirzer

La finale della Lega Nord, perciò, pareva mettere di fronte le due compagini realmente più forti in Italia. Il Bologna voleva bissare il successo dell’annata precedente, la Juventus riconquistare il tricolore, dopo il primo alloro risalente a ventun anni prima.
L’11 luglio 1926, allo stadio Sterlino, Bologna e Juventus dettero vita al primo atto della finale. Fu un avvio shock per i rosso-blu: dopo cinque minuti Alberto Pozzi si infortuna in uno scontro di gioco ed è costretto ad abbandonare il terreno per una contusione ad una costola. I cambi sono ancora lontanissimi dall’essere introdotti, perciò i padroni di casa si trovano a dover affrontare il resto dell’incontro in inferiorità numerica. Il primo tempo è spigoloso, poco spettacolare e molto agonistico. I felsinei cercano di sopperire con la foga all’uomo in meno, i bianco-neri attaccano senz’ordine e senza rendersi mai pericolosi. Al 45’ il colpo di scena: gran botta di Bernardo Perin e Combi è battuto per il vantaggio locale. Poco dopo, prima che il tempo finisca, Luigi Allemandi e Giuseppe Della Valle si spintonano; l’arbitro decide per l’espulsione di entrambi. Il secondo tempo si dovrà disputare in nove contro dieci.
La prima mezz’ora è tutta juventina ed in particolare di Hirzer. Il capocannoniere del torneo (a fine stagione saranno ben 35 le sue segnature), in ombra e ben limitato dai difensori emiliani nella prima frazione, si scatena  fin da subito. Al secondo dribbla un nugolo di avversari sulla destra e lascia partire una conclusione che non dà scampo a Mario Gianni. Al 28’ parte palla al piede da metà campo, resistendo a chiunque tenti di fermarlo, e batte nuovamente il portiere di casa con una violenta staffilata. Il pubblico ammutolisce: i campioni in carica sono sull’orlo della sconfitta. Ma gli uomini di Felsner reagiscono con tutto il loro orgoglio e trovano immediatamente il pareggio. Fallo su Perin al limite dell’area e conseguente punizione. Della battuta si incarica Giuseppe Muzzioli che fa 2-2.
Bernardo Perin
Finisce così in parità, due settimane più tardi, a Torino, accadrà lo stesso (0-0). Si rende necessario dunque uno spareggio da disputarsi in campo neutro. Come sede viene scelta Milano, come data l’1 agosto. Il 28 luglio Karoly muore d’infarto: un altro ungherese, József Violak, assume il doppio incarico di giocatore-allenatore. Vince la Juventus - con reti di Pietro Pastore e Antonio Vojak, intramezzate dal pareggio di Schiavio -, la quale si guadagna il diritto di giocarsi il titolo di campione d’Italia contro l’Alba Roma, vincitrice del torneo centro-meridionale. Come da previsioni la Vecchia Signora non ha nessun problema a superare l’ostacolo laziale, vincendo ampiamente sia l’andata (7-1), sia il ritorno (0-5).
La Juve è così per la seconda volta sul tetto d’Italia. È il primo titolo della famiglia Agnelli.

Roberto Pivato

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