lunedì 14 marzo 2016

Esterophilia: la prima vuelta olimpica del Tigres e il mistero della medaglia "d'oro"



Una formazione del Tigres ('78)
Quando Carlos Miloc prende le redini del Tigres, los Felinos non se la stanno passando affatto bene. La stagione '76-77 è stata, infatti, a dir poco turbolenta e lastricata da continui avvicendamenti in panchina: in principio Claudio Loustanau aveva lasciato il testimone nelle mani di Mario Perez, poi, a sua volta "el Flaco" era stato rimpiazzato da Arpad Fekete.  Il " Bombero", magiaro come suggerisce il patronimico, ma naturalizzato messicano, aveva la nomea d'essere un esperto in salvezze disperate. Scongiurare la retrocessione era la missione che la società gli aveva affidato. E l'ungherese, tenenedo fede alla propria fama, non tradisce le aspettative: grazie ad una rete del brasiliano Iauca, los Felinos resterano aggrappati alla massima divisione, spedendo agli inferi lo Zacatepec. Con queste premesse, dalle parti della Università Autonoma del Nuevo Leon è difficile coltivare ambizioni di vertice per la nuova stagione. Ringraziato e salutato Fekete, los Universitarios danno il benevenuto a Carlos Miloc. "El Tanque", apodo che si era guadagnato da calciatore, veniva da una trionfale esperienza al Club San Luis: l'uruguagio era stato il condottiero della storica promozione in Primera Division dei Tuneros nell'annata '75-76. 

Un undici del Pumas ('78)
Contrariamente a tutti i pronostici, e ben oltre le più rosee aspettative, los Felinos finiscono secondi alle spalle dell'America nel gruppo 2 e strappano un lasciapassare per la Liguilla finale: nel Grupo de la Muerte,  beffano gli arcivali rivali del Monterrey, strapazzati nel Clasico Regiomontano con un portentoso 4-2.  Fanno parte delle magnifiche otto anche Tampico, America, U. de G., Pumas, Cruz Azul, Toluca e Tecos. Tra lo scetticismo generale, specie della stampa locale, la cavalcata di un insospettabile Tigres  comincia con il Tecos, schiantato sia all'andata che al ritorno, e prosegue in semifinale con il Cruz Azul. La Maquina Celeste, regina del terzo raggruppamento, sembra spezzare i sogni di gloria auriazules, regolando di misura la truppa di Miloc  all'Azteca.
Cabinho
Al ritorno, però, in un fiammeggiante Universitario, una doppietta di Mantegazza, ed un rigore magistralmente trasformato da Tomas "El Jefe" Boy -  re dei cannonieri all time del conjunto regiomontano - catapultano i Felinos in finale: per il Tigres si tratta della prima finale dall'anno della fondazione del club, avvenuta nel 1960. Ad attenderli ci sono i Pumas. Prima nel grupo 1 davanti al Tecos, la banda di un Bora Milutinovic alla prima esperienza da allenatore, forte dell'apporto dell'implacabile Cabinho - che quell'anno si aggiudicherà il terzo di otto titoli di capocannoniere della liga messicana - ha raggiunto la finale liquidando U. de G. e Tampico nella Liguilla.


Barbadillo e Boy sollevano il trofeo
Se da una parte los Tigres possono contare su gente del calibro di Mantegazza, Barbadillo, Boy e Batocletti, gli assi nella manica non mancano nemmeno a Milutinovic: oltre a Cabinho, inavvicinabile recordman di reti della Liga MX, ci sono anche Sanabria e Trejo. Tuttavia, la concomitanza con i mondiali argentini, priva i Pumas dei vari Hugo Sanchez, Arturo Vazquez Ayala e Roberto Cuellar, precettati dalla nazionale messicana. Stranamente, lo spauracchio brasiliano, autore di trentatre reti quell'anno, ben sorvegliato dalla difesa auriazules, non lascia lo zampino nella gara d'andata. A far esplodere l'Universitario, gremito in ogni ordine di posto, ci pensa Walter Mantegazza, prelevato quell'anno dal Leon assieme all'argentino Batocletti. L'uruguagio, il cui sbarco in Messico era stato benedetto dal mentore Etchamendi, riceve da Barbadillo e poco dopo il quarto d'ora, con astuzia, vede il portiere lontano dai pali e lo castiga con una mordida palombella, spezzando l'equilibrio. Non pago, nuovamente benficiando dell'assistenza del funambolico peruviano - lo ricorderete con le maglie di Avellino e Udinese - realizza di "palomita" la rete del raddoppio alla mezzora della ripresa: sullo spiovente del "Patrulla", Mantegazza si esibisce in un volo d'angelo che lascia  di stucco i difensori della UNAM.
Mantegazza, Boy e gli altri agli ordini di Miloc
Tre giorni più tardi, all'Universitario di Città del Messico, altrimenti conosciuto come Estadio Mexico '68, ancora il solito Mantegazza, a suggello di una pregevole triangolazione con Boy e Bardadillo, sigla la rete che mette gli auriazules a riparo da brutte sorprese e anticipa la vuelta olimpica dei regiomontani. Los Pumas, tramortiti, sono all'angolo. L'ultimo ad arrendersi, evitando la debacle casalinga ai suoi,  è il grande ex della partita Washington Olivera. Ma non cambia la sostanza. I Tigres, che nel '75-76 avevano messo in bacheca il primo trofeo, conquistando la Coppa Messico, diventano la prima formazione del Nuevo Leon capce di aggiudicarsi lo scettro nazionale. Per celebrare lo storico traguardo raggiunto, gli uomini di Miloc sono ricevuti a palazzo dall'allora governatore del Nuevo Leon Alfonso Martinez Dominguez:  durante la solenne cerimonia ii calciatori vengono premiati con medaglie d'oro sulle quali campeggia l'emblema araldico dello stato e dove è incisa una frase di ringraziamento alla squadra. La fregatura è, però, dietro l'angolo: in realtà, i cimeli, forgiati con una lega molto meno nobile, sono stati artatamente dorati. Il titolo del '78, però, quello si, è tutto vero.


Vincenzo Lacerenza


Il tabellino

Tigres-UNAM 2-0 (Monterrey, 24/05/1978, finale Liguilla messicana)

Reti: Mantegazza (2)


Fonti fotografiche 
mediotiempo.com
corazondetigre.wordpress.com



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