venerdì 8 aprile 2016

1976-2016: Faras, il tifo, e la prima (e unica) Coppa d'Africa del Marocco

La figurina di Faras a Mexico '70
Il capitano si agita, smania, non riesce a riposare. Avverte brividi di freddo, capogiri sempre più frequenti, nausea, dolori lancinanti gli devastano lo stomaco. La fronte scotta. Ha la febbre. Consultato in tutta fretta, il medico al seguito della nazionale non ha dubbi: si tratta di tifo. Quando manca un giorno allo start della Coppa d'Africa in Etiopia, sulla presenza in campo di Ahmed Faras nella gara inaugurale del Marocco con il Sudan sembra aleggiare più d'un ragionevole dubbio. Ma il carismatico capitano ha un peso specifico incommensurabile. Sulle sue larghe spalle poggiano le speranze di una nazione intera. Il curriculum, d'altronde, parla chiaro. L'idolo del Chababa de Mohammedia, nato come ala, e diventato con il tempo fromboliere a tutto tondo, ha vestito i panni dei Leoni d'Atlante per la prima volta nel 1966. Da lì in poi il suo nome ha fatto rima con tutte le più prestigiose kermesse internazionali a cui hanno preso parte i nordafricani nella prima metà degli anni '70. Ha partecipato da protagonista alla storia spedizione marocchina al mondiale messicano del 1970, proprio quella che ha consegnato i rossoverdi a memoria imperitura ( il Marocco è stata la prima formazione africana a conquistare un punto iridato), e due anni più tardi è volato in Sudan, prendendo parte alla prima Coppa d'Africa disputata dal Marocco. 

L'esperienza sudanese, però, si è conclusa in maniera crudele. I Leoni d'Atlante pareggiano tutte e tre le gare con Congo, Zaire e Sudan: sono secondi, alle spalle dello Zaire qualificato al turno successivo, e appaiati al Congo, che come i rossoverdi ha racimolato tre punti. Come in voga all'epoca, si procede con il sorteggio. Il fato benedice il Congo, e al Marocco non resta altro che far mesto ritorno a casa. Ma le occasioni per rifarsi non mancano. Nella gara di qualificazione al torneo olimpico di Monaco di Baviera con il Mali, disputata il 21 Maggio 1972 e vinta dai marocchini per 4-0, Faras, su indicazione dell'allora tecnico spagnolo Josè Barinaga, s'infila per la prima volta la fascia da capitano.

In Germania è il faro della selezione che si presenta con rinnovata ambizione ai nastri di partenza della kermesse a cinque cerchi. I Leoni d'Atlante superano il primo girone, ottenendo anche un roboante successo sulla Malesia, salvo poi inchinarsi allo strapotere tecnico di Polonia, URSS e Danimarca, incrociate nel turno successivo. Mancata per un pelo la qualificazione al mondiale  del 1974, un anno più tardi, Faras ha infranto un tabù, diventando il primo arabo a vincere il Pallone d'Oro Africano. Per tutta questa serie di motivi non può mancare all'esordio. Quando il tecnico, il rumeno Gheorge Mardarescu, e il capo delegazione Mehdi Belmejdoub, passano in rassegna le camere alla vigilia dell'incontro, la prima cosa che fanno è sincerarsi delle condizioni di salute di Ahmed Faras. In particolare, il colonnello, vedendolo in disparte,  lo invita a scendere in campo, anche per infondere fiducia ai compagni altrimenti svagati. Naturalmente ci sarà.

La nazionale marocchina nel '76

*Agli oltre duemila metri di Dire Dawa, la città preposta ad ospitare gli incontri del gruppo B, va in scena una gara spettacolare. I Leoni d'Atlante, in vantaggio per ben due volte con Cherif e Abouali, vengono ripresi in entrambe le occasioni da Alì Gagarin, la stella della selezione sudanese.  Seguono le vittorie con Zaire, di misura con rete decisiva griffata da Zahroui, e un successo un filino più rotondo con la Nigeria. Con le Super Eagles, schiantate per 3-1, è proprio Faras ad aprire le danze: Tazi e Chebbak rimpinguano il bottino, poi, nel finale, Ojebode trova il goal della bandiera per i biancoverdi. Tuttavia, la Nigeria, assieme ai Leoni d'Atlante, padroni incontrastati del gruppo B, volano ad Addis Abeba per giorcarsi le proprie carte nel poule finale: ci sono anche Guinea ed Egitto, regine del raggruppamento parallelo. Lo spostamento da Dire Dawa alla capitale è piuttosto travagliato. La delegazione marocchina decolla, ma un'avaria dopo pochi minuti di volo - pare che un reattore sia andato a fuoco - induce il comandante dell'aereoplano a fare prudentemente marcia indietro. Passato lo spavento, e raggiunta finalmente la capitale, i Leoni d'Atlante cominciano a fare sul serio, liquidando Egitto e Nigeria con il medesimo punteggio, 2-1. Faras, ristabilitosi a pieno, e scortato dal pretoriano Hassan Assila, suo compagno di squadra al Chabab, sciorina tutto il proprio immenso repertorio andando in rete sia con i Faraoni che con le Super Aquile

Alla vigilia dell'ultima, decisiva sfida con la Guinea, la classifica recita: Marocco 4, Guinea 3. Alla banda di Mardarescu, arrivato in Africa nel 1974 dopo una ventennale parentesi da allenatore in patria, manca solo l'ultimo sforzo: ai Leoni d'Atlante basta il pareggio per salire sul tetto d'Africa.
Un sorridente Faras solleva il trofeo
La mattina del 14 Marzo 1976,  un meditabondo Belmejdoub si aggira nei locali dell'albergo che ospita il Marocco. Il presidente della delegazione, più preoccupato che trepidante, tiene a rapporto i suoi: "Sappiate che tutto quello che abbiamo realizzato finora, non avrà alcun significato qualora, malauguratamente, oggi perdessimo".  Profetico. Qualche ora più tardi, infatti,  all'Haile Selessie Stadium, lo stadio intitolato all'ultimo negus destuito due anni prima da un colpo di Stato dei ribelli del "Derg",  a passare in vantaggio sono proprio i guineani con una zampata del redivivo Souleymane. Non bastasse lo svantaggio da recuperare, le cose si complicano ulteriormente quando il rude Smat si vede sventolare sotto il naso il cartellino rosso: il Marocco è sotto di un goal, e, da adesso, sarà costretto a giocare anche in inferiorità numerica. Sembra una disfatta. Ma, proprio quando appare tutto perduto, il Marocco riacciuffa al pareggio. Faras trotterella sulla sinistra e si accorge dell'inserimento di Baba alle sue spalle. Attende il momento proprizio per servirlo. Quando Baba, passatogli di fianco come un treno, gli urla "Khouya Faras, Ana mzaoug fiik, passe-moi le ballon”, il capitano non si fa pregare e a memoria lo pesca sulla corsa. Sono trenta metri dalla porta, ma il laterale, al secolo Ahmed Makrouh, esplode senza indugi una fucilata che va a gonfiare il sacco. I Leoni d'Atlante hanno compiuto l'impresa. Il Marocco, che in quel periodo era impegnato militarmente nell'invasione del Sahara Occidentale, è per la prima, e finora anche ultima volta, campione d'Africa. Con le ultime gocce di energie rimastegli in corpo un tronfio Ahmed Faras può finalmente sollevare il trofeo più ambito del Continente Nero.


Vincenzo Lacerenza


Note
*I Leoni D'Atlante, che oltre alla rassegna planetaria avevano bucato anche la Coppa d'Africa del 1974, non possono mancare all'appuntamento in Etiopia. Nelle eliminatorie Faras & Co si sbarazzano di Gambia e Libia al primo turno, prima di liquidare con qualche patema in più Senegal e Guinea nel secondo round.  Nel gruppo B, dove vengono sistemati i rossoverdi, ci sono anche Sudan, Nigeria, e Zaire. La formula, rivista rispetto all'edizione precedente, è simile ad un mini campionato: le migliori due dei due raggruppamenti confluiscono nel poule finale. 

Fonti fotografiche 
sportingafrica.blogspot.it
fr.starafrica.com

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