venerdì 29 aprile 2016

La vendetta di Sanfilippo, "el que pescaba con la caña"

Pepe Peña
Quando Luis Seijo, l'occhialuto presidente dell'Huracan, nel 1961 decise di affidargli la panchina del Globo, era già un anno che Josè Gabriel Gonzalez Peña lanciava le sue invettive dalle colonne di "El Grafico". Pepe, cosi come lo chiamavano gli amici, era entrato a far parte della redazione, contando sui buoni uffici con il mitico Dante Panzeri, penna illuminata e all'epoca direttore della storica rivista argentina. L'amicizia con Panzeri, il vate  de la "dinámica de lo impensado", era nata qualche anno in prima. La scintilla era scoccata in occasione di un programma radiofonico in onda al lunedì, "Fútbol al centímetro", che avevano condotto assieme al "Divino" Pedernera, figura cardine del leggendario River della "Maquina". I tre erano sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda calcistica.  Si dischiaravano amanti del gioco spumeggiante, avvolgente e dinamico, demonizzando il gioco speculativo e i tatticismi esasperati che, a detta loro, stavano prendendo sempre più piede nel fútbol argentino. Alla spada preferivano il fioretto. Ad un gioco ruvido, spigoloso e ostruzionista, prediligevano l'estetica e la raffinatezza del toque.

Pepe Peña non era certo tipo che le mandava a dire. Sarcastico, pungente, dissacrante alle volte, ma anche schietto e spontaneo, di nemici se ne era fatti molti. Aveva attaccato, tra gli altri, anche alcuni mostri sacri dell'epoca come Osvaldo Nardiello del Boca Juniors, Pedro Dellacha del Racing di Avellaneda e Josè Sanfilippo, l'idolo degli hinchas del San Lorenzo. "Gioca con un secchio in testa", aveva detto, poco simpaticamente, del primo.
Josè Sanfilippo
Al difensore della Academia, tacciato di scarsa sensibilità tecnica, era andata addirittura peggio: a margine di una prestazione infarcita di svarioni tecnici di Dellacha,
Peña aveva causticamente invitato l'Aereonautica a vietare i voli nella porzione di cielo che sovrastava la cancha: "c'e il rischio che gli aereoplani vengano colpiti in pieno da un pelotazo squinternato di Dellacha", aveva chiosato sogghignando beffardamente. Si era poi accanito sul "Nene", schernito con un paio di metafore poco edificanti "está dentro de una casilla de guardabarrera, juega con la caña en la mano", aveva detto l'istrionico Pena sul suo conto. Non pago, qualche giorno prima dell'inizio del campionato, l'ex giornalista, aveva pure rincarato la dose, paragonando Sanfilippo, additato per la staticità in campo e le movenze flemmatiche, ad una cassetta postale. 

Ironia della sorte,  al debutto come entrenador dell'Huracan, Pepe si sarebbe trovato di fronte proprio il San Lorenzo del tanto vituperato Sanfilippo. Durante la pausa, l'organico del Globo era stato rintuzzato con ben tredici innesti, tra cui spiccavano i vari "Beto" Menendez - fiore all'occhiello della campagna di rafforzamento per la quale l'Huracan aveva versato sull'unghia dieci milioni di pesos al River Plate, Cap, Dominguez e Castro.
Una formazione dell'Huracan ('61)
Anche nel bel mezzo della preparazione prestagionale Pena aveva fatto parlare di sè e dei suoi stravaganti metodi di allenamento. Succedeva che, prima di ogni seduta, l'ex giornalista, ma anche discreto portiere ai tempi delle giovanili dell'All Boys, disseminava per il prato una moltitudine di sedie, invitando i suoi ragazzi a slalomeggiare tra di esse: era un esercizio mirato per affinare la tecnica. Altre volte, invece, per migliorare la precisione al tiro, con una corda assicurava un pneumatico alla traversa, facendolo oscillare lungo tutto lo specchio della porta. I giocatori, esterrefatti, avevano il compito di colpirlo con conclusioni dalla media distanza. Ultimamente, poi, la delirante, o forse geniale, mente di Pena aveva partorito l'ultima diavoleria. Uno stratagemma da mettere in pratica durante il campionato. La cosa appariva tanto semplice quanto folle. In caso di calcio punizione vicino alla propria area di rigore, l'ordine all'incaricato dell'esecuzione era quello di voltarsi e scaravantare il pallone volontariamente nella propria porta: naturalmente il portiere, rispettando le consegne, si sarebbe deliberatamente scansato senza batter ciglio. Il piano aveva un preciso fine e faceva affidamento sulla prepotenza aerea dei difensori del Globo, in particolare del roccioso Miguel Angel Vidal, ritenuto invalicabile:  siccome non sarebbe stato goal, ma, in linea con il regolamento, solamente corner, l'Huracan, avrebbe potuto trarre vantaggio agendo di rimessa. Fortunatamente, questo tragicomico stratagemma restò confinato nelle intenzioni di Pena, non venendo mai proposto in campo. 


Il 16 Aprile 1961, Josè Sanfilippo consumò la propria vendetta personale. Gli bastarono dieci minuti di gioco per castigare il Globo e regalare il vantaggio al Ciclón nel Clásico del Barrio. Facundo trovava il raddoppio, prima che un poderoso cabezazo  del "Nene" Sanfilippo, tre volte pichichi del torneo nelle annate precedenti, spegnesse le residue speranze dei Quemeros.
Una fase della partita
Nella ripresa un San Lorenzo bulimico, non si faceva impietosire, infierendo sull'Huracan. Hector "el Tingui" Facundo - che qualche anno più tardi chiuderà la carriera proprio nel Globo - concedeva il bis, mentre toccava a Miguel Angel Ruiz servire la manita: non potevano consolare il Globo i centri di Diz e Menendez, quest'ultimo dagli undici metri, con cui la truppa di Pena aveva alleggerito il passivo. *Per Pepe era l'inizio della fine. La batosta con il **San Lorenzo nel più
porteño dei Clásicos, seguita dal pirotecnico 2-2 col Velez, e la disfatta con l'Atlanta di un albeggiante Artime, portarono alle inevitabili dimissioni di Peña, che tornò ad essere quello che era sempre stato: un giornalista irriverente, ficcanaso, e senza peli sulla lingua. 

Vincenzo Lacerenza

Note 

*Ratificate le dimissioni di Pena, restituito al suo mondo, alla dodicesima giornata (prima si erano seduti sulla panchina del Globo solo tecnici pro tempore) prende il timone Carlos Zoppi: il nuovo allenatore condurrà la formazione di Parque Patricios ad un poco lusinghiero decimo posto in classifica. Si consideri che le partecipanti al torneo di Primera Division Argentina 1961 erano in totale sedici.

** Per il San Lorenzo si trattava del nono successo consecutivo nel Clásico con l'Huracan . Il Ciclon, trascinato a suon di gol da un "Nene" Sanfilippo, che a fine stagione si laureerà capocannoniere della massima divisione argentina per la quarta ed ultima volta (26 centri, uno in più di Artime), concluderà al secondo posto alle spalle del Racing di Avellaneda.

Fonti
elgrafico.com.ar
mundoazulgrana.com.ar
blogquemero.blogspot.it
josècarluccio.blogspot.it



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