mercoledì 4 maggio 2016

L'illusione di Aragonés e il primo trionfo del Bayern in Coppa dei Campioni

Merkel nelle vesti di Mr. Lastigo
Nell'estate del 1973, dopo aver condotto l'Atletico Madrid ad uno storico double (Liga e copa del Rey in acccoppiata), l'enigmatico Max Merkel viene silurato dal presidente Calderón. Mister Latigo - così come lo aveva ribattezzato la stampa iberica, riprendendo una vecchia foto dove si vedeva il tecnico austriaco vestito da novello domatore ad una rappresentazione popolare bavarese, con tanto di costume ghepardato, sandali ai piedi, occhialoni scuri e frustino in mano - era venuto ai ferri corti con la società. In un'intervista rilasciata al popolare quotidiano tedesco Bild Zeitung, che in quell'occasione vendette la bellezza di cinque milioni di copie, Merkel fece trasparire una certa insofferenza verso la società e la cultura spagnola, lasciandosi andare ad  un'espressione piuttosto infelice. "Hasta las narices de Espana" - che tradotto suona più o meno tipo "ne ho abbastanza della Spagna" - la dichiarazione attribuita a Merkel che desta scalpore, scatenando un vespaio di polemiche e incrinando irreversibilmente i rapporti tra l'allenatore austriaco e la caliente afición colchonera. C'è un solo metodo per redimersi: la società è disposta a sorvolare, a patto che Mister Latigo aggiusti il tiro, rettificando il tutto. Orgoglioso e caparbio, Merkel si rifiuta sdegnato, asserendo di non aver mai proferito quelle sillabe incendiarie. Il presidente Calderón è infastidito. Non vuole sentire più ragioni. Gli indica la porta e lo invita a fare le valigie.

L'Atletico in posa prima della finale
Mentre, a colpi di carte bollate e arringhe, nei vari tribunali del Lavoro va avanti la battaglia legale tra la società e l'ex tecnico, a cui, in seguito ad un ricorso, verrà riconosciuto un indennizzo di 646.000 pesos, i Colchoneros sono sulla breccia e hanno già individuato il sostituto: si tratta dell'argentino Juan Carlos Lorenzo, reduce dai trionfi in patria col San Lorenzo e di ritorno in Europa dopo le ottime impressioni destate nelle precedenti esperienze sulle panchine di Lazio e Roma. Con Don Juan al timone i madrileni si dimostrano all'altezza della situazione. In Liga, i biancorossi giungono secondi alle spalle del Barcellona. Ma è proprio in quella Coppa dei Campioni, lasciata in eredità dall'irriconoscente Merkel, che i biancorossi fanno faville, offrendo il meglio di loro stessi. Superati a fatica i turchi del Galatasaray, che tengono sulle spine i Colchoneros prima di arrendersi soltanto ai tempi supplementari, la cavalcata degli spagnoli diviene sensibilmente più fluida: nell'ordine la ciurma di Lorenzo si sbarazza dei rumeni della Dinamo Bucarest, dei jugoslavi della Stella Rossa, e in semifinale, in un duello al calor bianco, passano a fil di spada i sempre spigolosi scozzesi del Celtic. In finale l'Atletico Madrid  trova ad attenderlo un Bayern Monaco galvanizzato dalla conquista, una manciata di giorni prima della finale, del terzo Meisterschale consecutivo. Un dominio incontrastato in patria al quale, nella mente di un Latetk alla quarta stagione filata sulla panchina bavarese, deve al più presto affiancarsi una mostrina continentale. Insomma, il dominio nazionale, per ora inattaccabile, anche se il Borussia Mönchengladbach  si sta attrezzando per dare filo da torcere in futuro, comincia a stare stretto ai tedeschi. 
Il percorso dei Roten è decisamente più accidentato rispetto a quello dell'Atletico.  Al primo turno sono gli svedesi dell'Åtvidabergs a far barcollare i bavaresi, salvati soltanto dai calci di rigore. Se, possibile, l'ottavo di finale con gli est-tedeschi della Dinamo Dresda è ancora più palpitante: a spingere avanti il Bayern Monaco è un Gerd Müller in stato di grazia e autore di ben cinque reti nel doppio confronto. Sicuramente più malleabili i bulgari del CSKA Sofia, incrociati e asfaltati ai quarti, e gli ungheresi della Ujpest, che resistono stoicamente all'andata, inchiodando i più quotati bavaresi sull'1-1, ma che poi capitolano fragorosamente al ritorno, schiudendo le porte della finalissima al Bayern Monaco. 

Luis Aragones
L'epilogo va in scena a Bruxelles. I bavaresi, bloccati in aeroporto da un falso allarme bomba, sbarcano in Belgio con un leggero ritardo. Puntualissimi, invece, i Colchoneros, che però devono fare i conti con le pesanti assenze degli squalificati Ayala e Diaz, espulsi nella zuffa finale con il Celtic. I pronostici benedicono il Bayern, nelle cui fila militano ben sei futuri campioni del mondo. Lorenzo non si fida e manda Heredia, il libero, a francobollare Müller, il pericolo pubblico numero uno; al saettante Hoeneß e al suo proverbiale dribbling ci pensa invece capitan Adelardo, che ha il compito di sganciarsi dalla sue tradizionali posizioni  e seguirlo in ogno zona del campo. Nei primi minuti le squadre si muovono con circospezione: l'Atletico fraseggia, è un filino più educato nel gioco, mentre il Bayern Monaco domina dal punto di vista atletico. I settantamila dell'Heysel, che nel pre-gara hanno visto il podista Brydenbach  frantumare il primato belga sui 400 metri piani, hanno un doppio sussulto intorno alla mezzora: prima Müller, da avvoltoio qual è, colpisce tra una selva di gambe, ma senza centrare il bersaglio grosso; poi è una capocciata di Hoeneß, pescato da Zobel, a spaventare Reina.
La rete di Schwarzenbeck
Nella ripresa i Colchoneros sfiorano il vantaggio in contropiede: Irureta si beve Breitner, scarico per Garate, scattino di quest'ultimo e legnata centrale che Maier non ha alcuna difficoltà nel neutralizzare. Verso la mezzora della ripresa la gara si tinge di giallo: scodellata di Kappelmann, Reina ed Eusebio entrano in rotta di collisione, travolgendosi a vicenda; Muller, incredulo, tocca in rete. Ma prima che la palla rotolini nel sacco si ode il fischio del direttore di gara. Inspiegabilmente, tra i mugugni provenienti dallo spicchio riservato ai sostenitori bavaresi, il sig. Loraux fa uno strano cenno con la mano e annulla. Oltre al danno, per i bavaresi ,defraudati, potrebbe aggiungersi la beffa, ma Irureta da posizione invitante grazia Maier. Lo 0-0 è inschiodabile. Si va ai supplementari. Il primo scivola via senza scossoni. Nel secondo, l'Atletico comanda le operazioni, mentre il Bayern annaspa, indietreggia e fatica ad allentare la pressione spagnola. Al 113' l'episodio che ha tutta l'aria d'essere decisivo. Breitner arpiona Becerra al limite dell'area di rigore: punizione. La conclusione di Aragonés è affilata, la barriera, sistemata in modo non impeccabile, fa il resto: Maier, sconsolato, raccoglie il pallone in fondo al sacco. L'Atletico Madrid intravede lo storico traguardo; il Bayern, invece, pare spacciato. A trenta secondi dal gong, però, accade l'imponderabile. Scodellata di Kappelmann, la retroguardia colchonera libera l'area di rigore, ma sulla respinta si avventa Schwarzenbeck. "Katsche" si coordina in un amen ed esplode una bordata che fende l'aria prima di incenerire Reina. E' una mazzata tremenda per l'Atletico di Madrid; i bavaresi, invece, ormai rassegnati alla debacle, stentano a crederci. Non essendo contemplati i calci di rigori, la questione si risolverà allo spareggio: è la prima e (unica) volta che accade nella ultradecennale storia della Coppa dei Campioni.
Il Bayern con il trofeo appena conquistato
L'Atletico, però, è un habituè del desempate: nel 1962, a Stoccarda, vinse la Coppa della Coppe, sfilandola alla Fiorentina proprio nel replay. Come prevedibile, due giorni più tardi, non ci sarà storia. Usurati fisicamente più del Bayern, ma soprattutto stesi psicologicamente dal gancio letale assestato da Schwarzenbeck, Adelardo e compagni vengono spazzati via con apparente facilità. Le doppiette dei protagonisti più attesi,

Müller e Hoeneß, regaleranno la prima Coppa dei Campioni al sodalizio bavarese, rendendo lustro a tutto il movimento calcistico teutonico: l'albo d'oro, tappezzato finora dai trionfi spagnoli, italiani, olandesi, inglesi, portoghesi e scozzesi, accoglierà per la prima volta una formazione tedesca.

Vincenzo Lacerenza 

Fonti
elpais.com 
dfb.de
lastampaarchiviostorico
colchonero.com
sport.es.
elcomercio.pe
 

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