venerdì 24 giugno 2016

A dieci minuti dal sogno: quando all'Irlanda del Nord non bastò battere due volte la Germania Ovest per andare agli europei

Il gol di Whiteside
Belfast, 20 novembre 1983, una qualsiasi domenica pomeriggio d’autunno. In una delle tante case della capitale nordirlandese un ordinario signore di mezza età, dall’ancora folta chioma brizzolata e dallo sguardo sereno ma fiero, si sta dedicando al giardinaggio. Sono le 16.30 circa, comincia già ad abbuiarsi, ma l’uomo rimane in giardino, senza nemmeno apparentemente accorgersene, tanto è assorto nella cura dei suoi fiori e delle sue piante.
 

Quasi nello stesso momento, Saarbrücken, Ludwigsparkstadion, un ventitreene di Tirana, al debutto con la sua nazionale, raccoglie un cross dalla destra e di piatto anticipa Harald Schumacher, l’esperto estremo difensore della Germania Ovest, mettendo in rete. Gli oltre quarantamila rumorosi sostenitori teutonici, accorsi allo stadio con la convinzione di festeggiare una comoda vittoria, ammutoliscono. Sono le 16.52 circa, anche nella città ai confini con la Francia il pallido sole novembrino sta per cedere il posto alla sera. Ed il buio inizia a calare sulle speranze di successo dei tedeschi.

A Belfast e a Saarbrücken regna il silenzio. Billy Bingham ne è immerso nel suo verde cantuccio, Genc Tomori l’ha provocato nelle grigie gradinate dello stadio.
Una fase dell'incontro
A Belfast il silenzio viene rotto dallo squillo di un telefono; Bingham fa finta di niente e non entra a rispondere. Ha deciso che rimarrà in giardino almeno fino alle 18.00; di ciò che accade nella Saar non sa nulla e nulla vuole sapere. A Saarbrücken la quiete è interrotta da un certo Karl-Heinz Rummenigge, che con una punizione dal limite, deviata peraltro dalla barriera, riporta la Germania Ovest in parità e l’entusiasmo sulle tribune. Sono le 16.53.
 

Billy Bingham è il tecnico dell’Irlanda del Nord, Genc Tomori un centrocampista dell’Albania. Le due nazionali sono inserite nello stesso raggruppamento per le qualificazioni agli europei del 1984. Assieme a loro la Germania Ovest, l’Austria e la Turchia. Il match del Ludwigsparkstadion è l’ultimo in programma ed è decisivo per l’assegnazione del primo posto, l’unico che garantisce un posto in Francia. A contenderselo i tedeschi, campioni in carica e vice-campioni del mondo, e i nordirlandesi, che mai fino ad allora hanno preso parte alla fase finale di un campionato europeo. Con sorpresa di tutta Europa la truppa di Bingham comanda il proprio girone con undici punti, dietro la Germania è a nove, assieme all’Austria a cui però non rimangono incontri da disputare; già fuori dai giochi Turchia ed Albania appunto.
 

Un'uscita di Pat Jennings
Per raggiungere la Green and White Army, la Mannschaft deve battere ad ogni costo le Aquile. Non sembra certo un’impresa impossibile, dato che i balcanici hanno collezionato appena due punti (con due pareggi casalinghi), perdendo tutte le sfide in trasferta. Il risultato sembra già sicuro in partenza, l’unico dubbio è: con quanti gol di scarto si imporrà l’undici di Jupp Derwall? Invece, a dieci minuti dal termine il risultato è ancora di 1-1. Bingham non lo sospetta, - ha rivelato successivamente di aver preferito trascorrere quel pomeriggio facendo giardinaggio, piuttosto che infliggersi la pena di seguire l’incontro – non può immaginare che la sua nazionale stia per ottenere un risultato tanto inatteso quanto storico. Ma alle 17.35 – poco dopo che Tomori si è fatto espellere - il Ludwigsparkstadion esplode in un boato: un colpo di testa del difensore Gerhard Strack porta in vantaggio i teutonici, assicurandogli così il tanto agognato pass per la Francia.
 

Il sogno dell’Irlanda del Nord dura fino alle 17.35 di quel 20 novembre 1983; ma cos’era accaduto prima di quel giorno nel gruppo 6 di qualificazione? Un po’ di tutto in realtà: risultati mai scontati, continui avvicendamenti in vetta e nessuna compagine che sembrasse in grado di prendere definitivamente il sopravvento. Il cammino nordirlandese era iniziato con un secco ko per 2-0 a Vienna, il 13 ottobre 1982. D’altra parte Austria e Germania Occidentale erano unanimemente indicate come le favorite della vigilia; ma non bisognava dimenticare che i verdi erano reduci dall’exploit del mondiale spagnolo, nel quale erano riusciti a raggiungere la seconda fase a gironi contro ogni pronostico.
Un mese più tardi, infatti, arrivò il miglior riscatto possibile, col successo del Windsor Park sulla Germania Ovest per 1-0.
Un'azione di gioco
A segno Ian Stewart, giovane ala, ex raccattapalle in quel medesimo stadio, un ragazzo di cui si narrava che ad un certo punto avesse abbandonato gli scarpini tacchettati per intraprendere la carriera di chitarrista. Questo sconosciuto mise in scacco la ben più quotata nazionale tedesca, che annoverava tra le proprie fila nomi altisonanti: Harald Schumacher, Uli Stielike, Pierre Littbarski, Karl-Heinz Rummenigge… I nordirlandesi, al contrario, erano privi pure dei due elementi di maggiore esperienza della rosa: il portiere Pat Jennings (escluso da Bingham poiché aveva perso il posto da titolare all’Arsenal) ed il difensore Chris Nicholl (che non venne più convocato). La loro vittoria, perciò, fece ancora più scalpore.
 

A metà dicembre, tuttavia, una scialba prestazione a Tirana, sul campo di una nazionale che fin lì aveva sempre perso e senza mai andare a segno, portò ad un deludente 0-0, che sarebbe costato carissimo alla fine. Il ritorno alla vittoria si fece attendere con l’anno nuovo, il 30 marzo 1983. A Belfast i padroni di casa iniziarono fortissimo contro la Turchia, andando a segno con Martin O’Neill e John McClelland nei primi venti minuti. Gli ospiti accorciarono ad inizio ripresa, ma non fu sufficiente: l’Irlanda del Nord si impose 2-1.
Billy Bingham
Altro striminzito successo casalingo nel match di ritorno con l’Albania, deciso da una marcatura nuovamente di Ian Stewart. A questo punto, a fine aprile e col match successivo previsto a settembre, la Green and White Army aveva sette punti e si trovava momentaneamente secondo, davanti alla Germania a cinque, ma dietro all’Austria, capolista a quota nove. Lo scontro diretto di Windsor Park, che vedeva nuovamente tra i pali nordirlandesi Pat Jennings, fu un trionfo per gli uomini di Bingham: 3-1 con marcature di Billy Hamilton, Norman Whiteside (al suo primo gol in nazionale) e Martin O’Neill. L’aggancio in vetta era compiuto e gli austriaci, due settimane più tardi, persero nuovamente a Gelsenkirchen. La trasferta di Ankara del 12 ottobre rappresentava una seria occasione per volare al comando in solitaria. Un’occasione sprecata malamente, dato l’imprevisto ko per 1-0. Nel frattempo la Germania agganciò le due rivali a nove punti, vincendo agevolmente proprio contro i turchi, mentre proseguiva la crisi dei Burschen, usciti nettamente sconfitti dalla trasferta di Istanbul.
Rimanevano a questo punto due gare da disputare: Germania Ovest – Irlanda del Nord del 16 novembre e Germania Ovest – Albania del 20. Tutti i favori del pronostico erano dalla parte dei tedeschi, a cui sarebbe bastato il successo in uno di questi due confronti.
 

Come andò il 20 novembre a Saarbrücken l’abbiamo già visto; quello che accadde al Volksparkstadion di Amburgo quattro giorni prima fu clamoroso. L’Irlanda del Nord, per di più con una formazione in buona parte rattoppata, riuscì nell’impresa di vincere in suolo tedesco, cosa che non accadeva ad una compagine europea da più di nove anni. Il gol, al quinto della ripresa, fu di Norman Whiteside: travolgente azione personale di Ian Stewart sulla destra; conclusione respinta da Harald Schumacher; riprende Paul Ramsey il cui tiro diventa un assist per Whiteside, il quale si gira e trafigge il portiere tedesco. Da quel momento in avanti i verdi innalzano un vero e proprio muro davanti a Jennings e reggono fino al 90’.
 

Lo storico successo di Amburgo non garantisce la qualificazione, ancora abbondantemente alla portata dell’undici di Derwall, ma rimane uno dei momenti più importanti nella storia della nazionale nordirlandese. Gli arroganti teutonici -  che prima dell’incontro già avevano prenotato un tour in Spagna in preparazione agli europei – si ritrovano a dover battere l’Albania, in modo da raggiungere l’Irlanda del Nord a undici punti, ma qualificarsi in virtù di una miglior differenza reti.
È quello che fecero, come abbiamo visto, con estrema fatica e soltanto a dieci minuti da un’inopinata eliminazione. Quando Billy Bingham rientrò in casa e accese la televisione, in quel tardo pomeriggio di metà novembre a Belfast, scoprì quanto era successo e certamente un grande rammarico si dipinse sul suo volto. Non era bastato battere la Germania due volte per andare in Francia, alcuni ingenui passi falsi erano costati alla sua nazionale quello storico traguardo. Ebbe modo di rifarsi Bingham, conquistando il British Home Championship dell’anno dopo e conducendo il Norn Iron ai mondiali dell’ ’86, l’ultima partecipazione nordirlandese alla coppa del mondo.
Il giardino era perfetto, Bingham si affacciò alla finestra e lo constatò con soddisfazione. La stessa che provava pensando a quanto fatto con la sua squadra, sfiorando un sogno da cui erano stati svegliati a dieci minuti dalla sua realizzazione.


Roberto Pivato

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