domenica 10 luglio 2016

L'ultima apparizione dell'Italia targata Grande Torino

I due capitani Epi e Mazzola si salutano ad inizio gara
Il Grande Torino dominava in Italia ormai da anni, ma in campo internazionale i beniamini granata non avevano ancora potuto dare sfoggio della loro classe, se non in sfide amichevoli. La guerra infatti aveva interrotto lo svolgersi del campionato del mondo, che sarebbe tornato solamente nel ’50. Nel frattempo le nazionali sarebbero state impegnate nelle qualificazioni, ma l’Italia, essendo campione in carica, non vi avrebbe partecipato, dovendosi accontentare di gare senza i due punti in palio. Una lunga serie di risultati positivi venne interrotta dal brusco ko di Torino nel maggio del ’48, contro l’Inghilterra, che per la prima volta avrebbe preso parte alla coppa del mondo. Lo 0-4 rese chiaro a tutti che per essere realmente competitivi in Brasile si sarebbe dovuto migliorare parecchio.

Nel frattempo Vittorio Pozzo aveva lasciato il posto, alla guida della nazionale, proprio a colui il quale del Grande Torino era stato l’artefice primo: Ferruccio Novo. Per l’attesa sfida del Chamartin di Madrid, lo stadio del Real prima della costruzione del Santiago Bernabéu, egli schierò ben sei calciatori granata: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Mario Rigamonti, Eusebio Castigliano, Romeo Menti e Valentino Mazzola. Non si era ai livelli delle rappresentative del suo predecessore – nelle quali comparirono sino ad otto elementi del Toro -, ma l’ossatura dell’Italia era pur sempre quella della formazione che in campionato dominava oramai da cinque stagioni.
Le squadre schierate prima della partita
L’Italia non affrontava la Spagna da sette anni, dal largo successo per 4-0 a San Siro nel ’42; le sfide con le Furie Rosse erano state per lo più favorevoli agli azzurri, col tribolato successo nei mondiali del ’34 e le vittorie nelle olimpiadi del ’24 e del ‘28. Entrambe le nazionali avevano affrontato il Portogallo come ultima avversaria: ma se per gli azzurri, a febbraio, era stata una passeggiata (successo per 4-1); gli iberici, sette giorni prima, erano incappati in un poco onorevole 1-1. I padroni di casa, nelle dichiarazioni della vigilia, si mostravano tuttavia molto ottimisti e sicuri di sé, proclamando una grande confidenza col nuovo Sistema, tanto che la stampa iberica era quasi unanimemente convinta che i Rojos avrebbero avuto la meglio. In terra spagnola, in effetti, la nazionale italiana non aveva ancora mai vinto nei tre precedenti incontri disputativi.

Il 27 marzo 1949, tuttavia, apparve subito chiaro quale delle due formazioni fosse la migliore. Dopo nemmeno dieci minuti gli ospiti passarono, grazie all’interista Benito Lorenzi, «un uomo pericolosissimo, che ha un gioco così strano ed imprevisto che può da solo mettere in pericolo tutta una difesa.
Un intervento difensivo di Rigamonti
Ogni tanto si mette a danzare col pallone in modo pazzo, avanza piroettando, dimenando il corpo come una ballerina hawaiana e nessuno riesce a fermarlo» (L’Unità, 28/03/49). Lo shock iniziale viene presto superato dai padroni di casa, che cercano il pareggio fino a trovarlo a dieci dal 45’, su calcio di rigore concesso dall’arbitro inglese William Ling – lo stesso che ci aveva diretti nel quarto di finale olimpico contro la Danimarca, perso per 5-3, a Londra l’estate precedente – per un fallo di ostruzione (norma di recente inserimento nel regolamento) di Ballarin. L’attaccante dell’Athletic Bilbao Agustín Gaínza trasforma.

A fine primo tempo, dopo un’azione solitaria di Telmo Zarra, che non ha sentito il fischio dell’arbitro, è parità; ma i secondi 45 minuti sanciranno l’inequivocabile superiorità dell’undici di Novo. Nei primi cinque minuti giunge l’uno-due che schianta gli spagnoli, regalando uno storico successo all’Italia in terra iberica.
La rete di Carapellese
Al terzo serpentina in area del milanista Riccardo Carapellese e tiro imparabile sull’uscita di Ignacio Eizaguirre, il portiere del Valencia. Fu questo, stando all’autorevole parere di Vittorio Pozzo sulle colonne de La Stampa Sera del 29 marzo, il punto «più bello e il più convincente della giornata». Trascorrono 120’’ e La Roja capitola di nuovo: punizione di un altro giocatore rosso-nero, Carlo Annovazzi, l’estremo di casa smanaccia, ma il romanista Amedeo Amadei, «un tipo lunatico, poco continuo, ha un gioco più semplice, una corsa e un tiro velocissimo, egli segue sempre la via più breve» (L’Unità, 28/03/49), al debutto in azzurro, controlla ed insacca con un preciso tiro al volo.

I beniamini del pubblico madrilista sono ormai in completa balia della nostra nazionale, che sfiora ripetutamente il poker.
La traversa di Gonzalvo
L’unico serio pericolo corso da Bagicalupo è su un tiro dalla distanza del difensore del Barcellona José Gonzalvo, che colpisce il palo. Al 90’ Ling concede poi un nuovo penalty ai nostri avversari, sempre per un ingenuo fallo di ostruzione da parte del genoano Fosco Becattini: della battuta si incarica nuovamente Gaínza, il quale però stavolta calcia debole tra le braccia del nostro estremo difensore.
 

Finisce in tripudio per gli azzurri, accolti il giorno dopo, al rientro all’aeroporto di Torino, da numerosi sostenitori. Questo 1-3 rimarrà l’unico successo della nostra nazionale in suolo spagnolo. Non poteva che essere quella squadra, incentrata sull’ossatura del Grande Torino, ad ottenere questo storico risultato. Dopo il trionfo del Chamartin l’ottimismo in casa azzurra, in vista del mondiale dell’anno successivo, crebbe a dismisura.
Una tifosa consegna dei fiori a Mazzola al rientro in patria
Con quei grandi giocatori davvero si poteva pensare di andare a conquistare per la terza volta consecutiva la Coppa Rimet. Ma i sogni di gloria si spensero ben presto, il 4 maggio 1949, sulla collina di Superga, dove persero la vita tra gli altri anche i sei giocatori granata reduci dalla vittoria di Madrid. Era la fine del Grande Torino, era una perdita incommensurabile anche per la nazionale, che difatti in Brasile venne eliminata al primo turno.

L’ultima fulgida apparizione dell’Italia targata Grande Torino andò in scena a Madrid: fu l’ennesimo spettacolo indimenticabile offerto da quei straordinari calciatori.


Roberto Pivato


Il tabellino

Spagna – Italia 1-3 (27/03/49, Madrid, Estadio Chamartin, amichevole)
Spagna: Eizaguirre I., Riera, Lozano, Gonzalvo, Aparicio, Puchades, Epi, Silva, Zarra, Hernandez (46’ Cesar), Gainza. All: Eizaguirre G.

Italia: Bacigalupo, Ballarin, Becattini, Annovazzi, Rigamonti, Castigliano, Menti, Lorenzi, Amadei, Mazzola, Carapellese. All: Novo

Arbitro: Ling (Inghilterra)

Reti: 9’ Lorenzi, 34’ rig. Gainza, 48’ Carapellese, 50’ Amadei

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