giovedì 4 agosto 2016

Francia-Portogallo: il match più bello nella storia degli Europei

Platini esulta dopo la rete decisiva
Il Portogallo che si presentò al cospetto della Francia - il 23 giugno 1984 al Vélodrome di Marsiglia, per la semifinale del settimo campionato europeo – non partiva certo col favore dei pronostici. I lusitani erano alla loro prima apparizione nella fase finale del torneo, affrontavano i fortissimi padroni di casa e non potevano contare su una grande esperienza internazionale. Il loro miglior risultato fino a quel momento era stato il terzo posto alla coppa del mondo del ’66, dove erano stati battuti in semifinale proprio dalla nazionale del paese organizzatore, l’Inghilterra. Se nemmeno il grande Eusébio era stato capace di condurre i rosso-verdi al successo, pochi avrebbero scommesso che la squadra dell’ ’84 sarebbe riuscita in questa storica impresa. Già la qualificazione alla fase conclusiva in Francia – era la seconda volta che il paese organizzatore veniva scelto prima delle qualificazioni, facendo sì che la nazionale ospitante fosse ammessa di diritto – era avvenuta in maniera sorprendente, prevalendo su avversarie più quotate quali Polonia, terza al mondiale di due anni prima, ed Urss, che in Spagna erano stato eliminato nei quarti dagli stessi polacchi. L’eroe delle qualificazioni era stato Rui Jordão, autore della rete decisiva contro i sovietici, nel confronto del 16 novembre ’83: egli trasformò il rigore (concesso molto generosamente) che consegnò la vittoria ai portoghesi, i quali con quei due punti scavalcarono l’Unione Sovietica prendendosi il primo posto del girone 2.

Anche in Francia il team di Fernando Cabrita aveva dovuto attendere i minuti finali dell’ultima sfida del girone eliminatorio per poter festeggiare l’approdo in semifinale.
Domergue alla conclusione
Dopo i pareggi con Germania Ovest, campione in carica e vice-campione del mondo nell’ ‘82, e Spagna, infatti, il decisivo match di Nantes contro la Romania era stato deciso da una marcatura all’ ’81 da parte di Nené. Lusitani secondi per minor numero di reti realizzate rispetto agli iberici e costretti ad incrociare Michel Platini e compagni, fin lì sempre vittoriosi e autori di ben nove segnature in tre gare (di cui sette del solo capitano!).

Al Vélodrome l’urlo dei tifosi di casa si fece assordante dopo 24’: fallo di António Frasco su Platini e conseguente punizione dai venti metri; tutti si aspettano che calci Le Roi, il quale invece lascia l’incombenza a Jean-François Domergue, difensore del Tolosa che compiva quel giorno 27 anni. Domergue aveva debuttato in nazionale proprio in quell’europeo, undici giorni prima, nel successo per 1-0 sulla Danimarca, comparendo nell’undici titolare anche nelle successive vittorie su Belgio e Jugoslavia. Michel Hidalgo, quindi, decise di dargli fiducia anche per questa delicata sfida da dentro o fuori. Il terzino di Bordeaux lo ricompensò come meglio non avrebbe potuto. Il suo violento mancino scavalcò la barriera e andò ad infilarsi all’incrocio dei pali. A metà primo tempo i Galletti erano in vantaggio: tutti erano convinti fosse l’inizio di una goleada. Eppure, all’intervallo, il risultato era ancora di 1-0 e Cabrita decise di scoprirsi un po’ di più, a caccia del pari, inserendo l’attaccante del Porto Fernando Gomes al posto del centrocampista del Benfica Diamantino Miranda.

Ma i primi 20’ della ripresa furono un assedio francese, respinto dall’ultimo baluardo della retrovia portoghese: Manuel Bento.
Manuel Bento
Il portiere delle Aquile avrebbe compiuto di lì a due giorni 36 anni, ma in Portogallo non c’era ancora nessuno capace di emulare il suo talento tra i pali. Egli dimostrò tutto il suo valore quel giorno a Marsiglia, sfoderando una serie di interventi prodigiosi che resero vano ogni tentativo di raddoppio transalpino e, nel contempo, mantennero a galla un Portogallo alle corde. La prima parata avvenne su Luis Fernández, lanciato a rete da Platini: il destro dell’attuale tecnico della Guinea venne respinto in uscita, mentre il tentativo immediatamente successivo uscì di un soffio. Poco dopo fu Alain Giresse a provarci dalla distanza: Bento volò ad alzare sopra la traversa il violentissimo destro. Il numero uno ospite fu nuovamente provvidenziale sul centrocampista del Bordeaux, quando in disperata uscita bassa riuscì a fermarlo coi piedi, dopo una discesa del solito incontenibile Platini sulla sinistra.

Era una gara a senso unico; i francesi in campo e sulle tribune maledicevano quel dannato portiere portoghese, l’unico che ancora cocciutamente non voleva arrendersi all’inevitabile 2-0, alla rete che avrebbe regalato senza più alcun dubbio la finale ai beniamini locali.
PLatini in possesso palla
Egli, tuttavia, non si scompose, non si lasciò abbattere dalle ripetute ed ininterrotte offensive avversarie, a cui i suoi compagni parevano non opporre più alcuna resistenza, e persisté a parare tutto il parabile. Fu così che nemmeno un sinistro del numero 10 di casa, diretto veloce e preciso all’incrocio dei pali, lo sorprese: egli volò, leggero come l’aquila che aveva cucita sul petto nella sua squadra di club, e deviò in corner. Platini gli dette un’occhiataccia; il pubblico di Marsiglia rumoreggiava deluso, ma allo stesso tempo applaudiva tanto la conclusione di Le Roi, quanto il plastico intervento di quell’invalicabile muro vestito di verde.

Mancava un quarto d’ora al 90’; la Francia, incredibilmente per la mole di occasioni create, non aveva chiuso il match, ma conduceva comunque con un gol di vantaggio e gli avversari, fino a quel momento, non si erano praticamente mai affacciati dalle parti di Joël Bats. Lo fecero sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ed il numero uno transalpino dovette dimostrare di non essere da meno del suo collega per negare la rete al destro rasoterra ravvicinato di Fernando Chalana; l’estremo difensore dell’Auxerre ebbe un riflesso miracoloso e di piede respinse la minaccia. Nulla poté, tuttavia, pochi istanti dopo, quando lo stesso Chalana crossò da sinistra per la testa di Rui Jordão; la sfera si impennò beffardamente, scavalcò Bats e si infilò in rete, tra l’incredulità generale. 1-1, tutto da rifare per la Francia, che però non si abbatté e riparti all’attacco a testa bassa.
Bats abbraccia Le Roux
Verticalizzazione di Giresse che mise Platini davanti al portiere; Bento, con perfetta scelta di tempo, soffiò in uscita il pallone dai piedi del capitano transalpino; riprese Didier Six, che calciò di sinistro a botta sicura, ma dovette fare i conti per l’ennesima volta con la caparbietà del portiere, il quale riuscì, tra il frustrato sbigottimento generale, a deviare sulla traversa. In tribuna ogni possibile gesto scaramantico venne fatto; ogni imprecazione, dalla più tradizionale alla più fantasiosa, venne detta. Sembrava che la partita fosse maledetta. Sembrava che quell’omone in verde fosse stato mandato da qualche dispettosa divinità calcistica per rovinare la festa francese.

Si andò ai supplementari e per i padroni di casa ci fu subito un brivido enorme: traversone da destra di João Pinto, Nené incornò alla perfezione, ma Bats ebbe uno strepitoso riflesso e salvò a mano aperta. Ora erano i tifosi ospiti a maledire il portiere avversario. I lusitani però presero coraggio e insistettero: Chalana ubriacò di finte Domergue e crossò lungo sul secondo palo, dove Rui Jordão calciò al volo di prima intenzione.
Le Roi subito dopo aver siglato la rete del decisivo 3-2
La conclusione non era delle migliori, ma la palla batté per terra, si impennò con una traiettoria imprevedibile e terminò nell’angolo più lontano, dove Bats non poté arrivare. Era l’1-2, era ciò che fino ad una mezz’ora prima sembrava assolutamente impossibile. Il numero tre in maglia bianca – che in quel torneo non era ancora andato a segno - è incredulo, increduli sono i suoi compagni che lo abbracciano, increduli i pochi portoghesi in tribuna, increduli gli uomini della panchina. Anche Bento, lontano dall’azione quasi 100 metri, a fatica si capacita di quanto sta succedendo. E se fosse la volta buona? Se finalmente il Portogallo riuscisse a iscrivere il proprio nome nell’olimpo del calcio europeo? Sembra possa essere davvero così, quando Chalana e Nené imbastiscono un fulmineo contropiede che mette il secondo a tu per tu col numero uno di casa, il quale tiene aperta la contesa salvando prodigiosamente in uscita.

Rui Jordão, Manuel Bento, Joël Bats sono i grandi protagonisti dell’incontro, ma non bisogna scordarsi di colui che aveva aperto le marcature, quel terzino semisconosciuto rispondente al nome di Jean-François Domergue. Mancano sei minuti alla fine, la Francia attacca con la forza della disperazione. Batti e ribatti in area, Platini viene contrastato in qualche modo al momento di concludere; pare che la difesa portoghese se la sia cavata, di riffa o di raffa, anche stavolta; invece sul pallone vagante sbuca il numero tre in maglia blu e con tutta la sua forza calcia di sinistro. Bento ha parato tutto il parabile e anche qualcosa di più, ma quel 23 giugno 1984 il mancino del terzino di Bordeaux sembra troppo anche per l’aquila di Golegã. È 2-2, una gara memorabile, per molti la più bella ed emozionante di tutta la storia dei campionati europei di calcio (tanto da essere persino paragonata a Italia – Germania 4-3 del ’70), sta per volgere alla fine dei suoi 120’; lo spettro dei calci di rigore aleggia sempre più concretamente sul Vélodrome di Marsiglia.

Se non fosse per il quinto grande protagonista di quest’epico confronto, il più famoso di tutti: Michel Le Roi Platini. "Sua Maestà" c’ha già provato durante i 90’ e ha dato ancora una volta un saggio di tutta la sua straordinaria abilità tecnica. Quell’anno ha già vinto lo scudetto (laureandosi anche capocannoniere della serie A) e la Coppa delle Coppe con la Juventus, mentre l’anno precedente aveva conquistato il suo primo Pallone d’Oro. Due giorni prima, nel quartier generale dei Bleus, aveva festeggiato i suoi 29 anni. Ora, dopo i numerosi successi nei club e a livello individuale, voleva trionfare anche con la propria nazionale. Tutta la sua determinazione si era già palesata in maniera lampante durante le prime tre gare: gol decisivo alla Danimarca e triplette a Belgio e Jugoslavia, per un impressionante bottino di sette marcature in tre incontri. Roba da far tremare le vene ai polsi di qualsiasi difensore e portiere. Di tutti tranne che di Manuel Bento, almeno fino al minuto 119. Prolungata e caparbia azione personale di Jean Tigana -  29 anni quello stesso giorno -, cross basso a centro area dove Platini, tra due avversari, controlla di destro e col medesimo piede scaraventa alle spalle del portiere portoghese, proteso in un tuffo disperato. 3-2! Il Vélodrome esplode. La Francia è in finale, dopo 120’ di emozioni e sofferenze. Quattro giorni più tardi, al Parco dei Principi di Parigi, sarà trionfo: ancora Platini (nono centro per l’indiscusso capocannoniere della manifestazione) e Bruno Bellone annichiliscono la Spagna, regalando ai Galletti il loro primo titolo continentale.
La Francia festeggia la vittoria dell'Europeo
Le Roi avrebbe stravinto a Natale il suo secondo Pallone d’Oro; Domergue avrebbe collezionato solamente altre quattro presenze in nazionale, senza andare più a segno; Bats avrebbe difeso la porta transalpina anche nei mondiali messicani dell’ ’86, mettendosi in mostra soprattutto nel quarto di finale vinto contro il Brasile, parando i rigori di Zico, Sócrates e Júlio César; Rui Jordão giocò altri cinque anni, sia nei club che in nazionale, chiudendo la carriera a 37 primavere con quindici reti complessive con la maglia della Seleção das Quinas; Manuel Bento, infine, difese a 38 anni la porta della nazionale anche nella prima partita della coppa del mondo in Messico, perdendo poi il posto a causa di un infortunio in allenamento; il suo ritiro definitivo giunse nel ’92: aveva la ragguardevole età di 44 anni.

Sono passati 32 anni dall’indimenticabile sfida di Marsiglia, che rappresentò una cocente delusione per il Portogallo. Quella sconfitta è ora stata vendicata, il primo successo internazionale per i lusitani è finalmente giunto, quando nessuno se l’aspettava, quando tutti si aspettavano che la Francia ripetesse le gesta di quel giugno del 1984.


Roberto Pivato


Il tabellino 

Francia – Portogallo 3-2 (23/06/84, Marsiglia, Vélodrome, semifinali europeo)
Francia: Bats, Battiston, Bossis, Le Roux, Domergue, Fernández, Tigana, Platini, Giresse, Lacombe (66’ Ferreri), Six (104’ Bellone). All: Hidalgo

Portogallo: Bento, João Pinto, Pereira, Eurico Gomes, Magalhães, Frasco, Sousa (62’ Nené), Pacheco, Chalana, Diamantino (46’ Fernando Gomes), Rui Jordão. All: Cabrita

Arbitro: Bergamo (ITA)

Reti: 24’ e 114’ Domergue, 74’ e 98’ Rui Jordão, 119’ Platini


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