martedì 23 agosto 2016

La Roma a Caracas: caldo, infortuni e odissee aeree

Una formazione della Roma a Caracas
Dopo circa trenta ore di volo, il Super Constellation della Linea Aeropostal Venezolana, decollato da Roma il 26 giugno 1956 alle 10.30, atterrò finalmente a Caracas. Erano le 11 ora locale, le 17 in Italia, di mercoledì 27 giugno. Il lungo viaggio dalla capitale italiana a quella venezuelana era andato a buon fine, malgrado alcuni ritardi imprevisti e dopo le numerose soste che la traversata oceanica prevedeva: la prima a Madrid, poi a Lisbona, in seguito Azzorre e Bermuda. Quando scese dal velivolo, la comitiva della Roma venne accolta in maniera festosa sia dalla popolazione locale, sia dai tanti emigrati italiani nel paese sudamericano. Giocatori e staff apparivano naturalmente un po’ stanchi, ma nel complesso – se si tiene fede al resoconto di Ezio De Cesari, inviato al seguito della squadra per il Corriere dello Sport – il viaggio era stato tranquillo e le condizioni dei giallo-rossi ottimali, anche per quanto riguarda coloro che avevano ricevuto il battesimo del volo, cioè Romano Pontrelli, Paolo Pestrin ed Ermanno Alloni.
La Roma dal Papa prima di partire per il Venezuela
Ma che ci faceva la Roma in Venezuela in quell’estate di sessant’anni fa? La compagine del presidente Renato Sacerdoti era stata invitata alla Pequeña Copa del Mundo (letteralmente la “Piccola Coppa del Mondo”), un torneo amichevole che da cinque anni dava l’opportunità a formazioni europee e sudamericane di confrontarsi, riprendendo l’idea della Copa Rio e anticipando quello che verrà poi fatto ufficialmente, a partire dal 1960, dalla Coppa Intercontinentale. La quinta edizione della manifestazione – conosciuta all’epoca erroneamente anche come “Coppa Presidente del Venezuela” o semplicemente “Torneo di Caracas” – si sarebbe svolta dal 30 giugno al 19 luglio, con un girone all’italiana a cui avrebbero partecipato i campioni d’Europa del Real Madrid; il Vasco da Gama, vincitore del campionato Carioca; il Porto, campione di Portogallo; e la Roma, appunto, sesta in serie A ma invitata nuovamente dopo la bella impressione lasciata tre anni prima, quando vi prese parte in qualità di vincitrice del campionato di serie B, giungendo seconda.

Lo stadio Municipal di Caracas
Faceva caldo a Caracas, ad un passo dall’Equatore. Un caldo insopportabile per i calciatori romanisti, tutti belli eleganti nelle loro nuovissime divise preparate appositamente per l’occasione: giacca blu di lana con scudetto giallo-rosso sul petto, pantaloni grigi, camicia e cravatta bianche. Un completo certamente bello a vedersi, ma poco adatto al clima torrido di quella parte del mondo e al viaggio in pullman che li condusse dall’aeroporto al loro quartier generale, il lussuoso Hotel Ambassiador. Le difficili condizioni meteo avrebbero influito non poco sulla permanenza del sodalizio capitolino in terra venezuelana: gli allenamenti dovevano essere limitati alla sera, o al più al tardo pomeriggio, quando i raggi del sole picchiavano con meno insistenza; ma per permettere ciò si doveva disporre di riflettori, cosa possibile soltanto nell’impianto cittadino principale, il Municipal. Alla vigilia del debutto - previsto per la serata di sabato 30 giugno contro il Porto, match d’apertura del torneo – lo stadio risultò inutilizzabile, a causa di una parata militare. In tal modo la Roma non poté presentarsi alla sfida contro i lusitani nelle migliori condizioni atletiche.

Il Porto campione nazionale nel '55/'56
Era la prima volta che giallo-rossi e bianco-azzurri si trovavano davanti, ma mentre i Dragoni avrebbero schierato la miglior formazione possibile, György Sarosi optò per un undici ampiamente rimaneggiato, nel quale facevano il loro debutto alcuni nuovissimi acquisti quali gli ex genoani Ennio Cardoni e Paolo Pestrin, il mediano prelevato dalla Cremonese Ermanno Alloni, il modenese Giorgio Barbolini e l’attaccante scuola Monza Severino Lojodice. Il tecnico ungherese, insomma, voleva approfittare del carattere non ufficiale della sfida per iniziare a collaudare quella che sarebbe stata la Roma ‘56/’57.
Istvan Nyers, in azione con la maglia dell'Inter
Il confronto fu caratterizzato da un agonismo perfino eccessivo, dato il carattere amichevole della sfida. Furono soprattutto i portoghesi, secondo la testimonianza di De Cesari, a voler incanalare il match sui binari della vigoria fisica. A farne maggiormente le spese fu Cardoni, infortunatosi e costretto a saltare il successivo impegno, contro il Real Madrid, giovedì 4 luglio. Il primo tempo si chiuse coi lusitani in vantaggio, in virtù della marcatura di Hernâni Ferreira da Silva (o secondo altre fonti di António Dias Teixeira), ma i giallo-rossi potevano recriminare per delle buone chance sprecate sotto porta. Il meritato pareggio arrivò nella ripresa, su calcio di rigore concesso per fallo di mano di Virgílio Marques Mendes su conclusione di Barbolini. Dal dischetto la trasformazione fu affidata a István Nyers, il franco-ungherese alla sua ultima rete con la Lupa, prima del passaggio non troppo fortunato al Barcellona. 1-1 che sta un po' stretto alla truppa di Sarosi, ottenuto contro l’avversario sulla carta più abordabile. Di lì a quattro giorni c’erano le Merengues fresche vincitrici della prima Coppa dei Campioni della storia: una corazzata con terminali offensivi del calibro di Héctor Rial, Francisco Gento e la Saeta Rubia Alfredo Di Stéfano. La Roma se la gioca alla pari, passando addirittura in vantaggio con Luigi Giuliano dopo dieci minuti. Rial e Di Stéfano, tuttavia, ribaltano il punteggio e regalano la seconda vittoria agli iberici.

Alcune immagini del successo sul Real Madrid
Il girone d’andata dei giallo-rossi si chiude con un altro ko, il 7 luglio per 3-1 contro il Vasco da Gama (a segno Dino da Costa per gli italiani), cosicché a metà torneo il cammino è già compromesso: Roma ultima insieme al Porto. Il successo finale sarà un discorso tra spagnoli e brasiliani.
Gli uomini di Sarosi, in ogni caso, hanno ancora tempo per una grande impresa. Il 12 luglio il capolista e apparentemente imbattibile Real si arrende alla doppietta di Lojodice; inutile la segnatura del solito Di Stéfano: termina 2-1 per i capitolini. Sarà il loro ultimo lampo venezuelano. Due giorni dopo altra sconfitta (2-1 con fantastica doppietta di Vavá e gol della bandiera di Barbolini), contro il Gigante da Colina e infine, il 17 luglio, il concedo contro la stessa compagine dell’esordio: il Porto. Una gara buona soltanto per evitare l’ultimo posto, con cinque giocatori già partiti per il rientro in Italia: Giosuè Stucchi, Giacomo Losi, Alcides Edgardo Ghiggia, Cardoni ed Egisto Pandolfini, il cui addio è definitivo visto il passaggio all’Inter. Sono tutti acciaccati: un prezzo da pagare piuttosto alto per un torneo amichevole di fine stagione (che tanto amichevole in verità non si era dimostrato, se si tiene presente ad esempio quanto accaduto tra Real e Porto, dove era dovuta intervenire persino la polizia per placare gli animi).
Fasi di gioco di Vasco da Gama - Roma 2-1
Porto – Roma è solo un antipasto in attesa della sfida tra Vasco da Gama e Real Madrid, che assegnerà la coppa. Eppure l’avvio è scoppiettante e le occasioni, soprattutto di marca bianco-azzurra, non mancano. Dopo 45’, in ogni caso, le porte sono ancora inviolate. Il risultato si sblocca a favore dei Dragoni al quarto della seconda frazione: ingenuità di Alberto Eliani che dà via libera a Castao, il quale realizza il gol della vittoria (secondo altri la rete sarebbe da attribuire a Gaburu), malgrado i seguenti rabbiosi tentativi di pareggio dei giallo-rossi.
Si conclude così, con un deludente ultimo posto, un torneo durissimo (vinto per la cronaca dal Real Madrid), caratterizzato da ritmi serrati (si è giocato in sostanza ogni due giorni), da un agonismo a tratti esasperato (a cui la Roma ha pagato il fio con una lunga serie di infortuni), da arbitraggi piuttosto discutibili e da un caldo asfissiante. Non si può certo rimproverare ai giallo-rossi scarso impegno, anzi: la squadra è stata enconiabile, a tratti commovente, ha anche saputo far intravedere sprazzi di buon gioco; ma ciò non è stato sufficiente davanti ad oggettive e grandi difficoltà ambientali. L’unica vera delusione è quella dei molti italiani accorsi al Municipal nella speranza di vedere una loro compagine vincere. Per loro autentici riscatto e rivalsa ci sono stati solo il 12 luglio, con l’inatteso successo romanista contro i Blancos.
La Roma sale nuovamente sul Super Constellation per affrontare l’estenuante viaggio di ritorno. Finalmente un po’ di meritata vacanza, prima di ripartire con la nuova stagione, con le sfide che contano davvero. La tournée sudamericana, poco soddisfacente dal punto di vista dei risultati, non è stata tuttavia un banco di prova attendibile per giudicare i giallo-rossi stagione ‘56/’57. Sarà il campo ad emettere verdetti assai sotto le aspettative: quattordicesimo posto in campionato, appena due punti sopra la zona retrocessione, e avvicendamento in panchina a maggio tra Sarosi e Guido Masetti.

Il rientro all'aeroporto di Ciampino
Non sappiamo se le fatiche della Pequeña Copa del Mundo (la cui ultima edizione si sarebbe svolta nel luglio del ’57) avessero lasciato effettivi strascichi sull’annata romanista; fatto sicuro è che nessun giallo-rosso avrebbe voluto più sentir parlare di Venezuela molto a lungo.

Roberto Pivato

fonti iconografiche: www.asromaultras.org

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