mercoledì 21 settembre 2016

La terza corona del Cruz Azul e la genesi del "Clásico Joven"

Una formazione del Cruz Azul '71-72
A undici anni dalla prima, storica promozione in Primera Division, concretizzatasi nel 1960, l'Estadio "10 de Diciembre", teatro anche dei due titoli, i primi ad ornare la bacheca del club, ottenuti a cavallo tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70, comincia a stare stretto al Cruz Azul, incompatibile con le pretese sempre più esigenti ed ai rinnovati desideri di grandeur di una società divenuta, nel frattempo, parecchio popolare nel Paese. Ed è per questo motivo che la giunta direttiva cementera, compatta, evita di tergiversare oltremodo, prendendo all'unanimità una decisione ormai improcastinabile: il Cruz Azul farà i bagagli e lascerà la Ciudad Cooperativa, abbandonando l'attuale dimora del 10 Diciembre per  trasferirsi al ben più accogliente Azteca di Città del Messico, già casa del Club America.

Questione trasloco a parte, il 1971 è l'anno che, tra cambiamenti radicali e gradite novità, segna lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo corso cementero: il Cruz Azul si libera definitivamente della minimalista etichetta di "squadra regionale", ed è finalmente pronto a diventare la "Maquina Celeste", così come passerà alla storia la spettacolare formazione che dominerà, a suon di titoli inanellati e vittorie sbalorditive, la scena calcistica messicana negli anni '70.

Fernando Bustos
E' proprio in quei mesi che il Cruz Azul, sin lì sempre irrorato da muscoli e talento autoctoni, si rifà il trucco, accantonando l'autarchia e dando il via libera all'ingaggio di manodopera forestiera. La convinta concessione all'esterofilia, scelta in palese discontinuità con il passato, è anche un'eloquente e ambiziosa dichiarazione d'intenti. Gia competitiva, e imperniata sullo zoccolo duro composto dai vari Guzmán, Pulido, Bustos e Victorino, la rosa nelle mani di Raul Cárdenas viene puntellata dall'arrivo in blocco di gente del calibro di Alberto Quintano, Miguel "Superman" Marín, Eladio Vera e Alberto "Hijitus" Gomez. I primi stranieri della storia cementera sono accompagnati da Horacio López Salgado, proprio lui che tre stagioni più tardi salirà sul trono dei bomber messicani, balza sull'altra sponda del Distretto Federale, lasciando il Club America e vestendosi d'azul.

Nonostante la dispendiosa campagna acquisti, però, la banda del "Rojo" Raul Cárdenas, condottiero tricolor al mondiale casalingo del 1970, stenta a decollare, rendendosi protagonista di un avvio di torneo alquanto accidentato. La Maquina Celeste incappa in una "derrota" all'esordio in quel del Jalisco, dove cede il passo (2-1) agli Azucareros padroni  di casa. Ancor più disastroso, se vogliamo, il debutto assoluto all'Azteca qualche giorno più tardi, quando il Monterrey, trascinato dal non ancora baffuto "Alacran" Jimenez, spazza via los Cementeros con un portentoso 3-1. Sembra il principio di un incubo, con l'1-1 della terza giornata maturato col Laguna che suffraga questa ipotesi, ed invece, di lì in poi gli azul recupereranno il terreno perduto, cambiando passo e guadagnandosi l'appellativo di "Maquina Celeste" attraverso un'impressionante striscia di sedici risultati utili consecutivi, tra cui dieci vittorie difilate impilate tra l'ottava e la diciassettesima giornata con la famelica prepotenza tipica delle grandi squadre: l'exploit consenitirà al Cruz Azul, capece di raggranellare ben cinquantuno punti, di sopravanzare l'America campione uscente (battuto 2-1 a Gennaio del '72, spezzando un'imbattibilità che per le Millonetas durava da ben ventiquattro tornate) di tre punti e di accedere alla Liguilla da vincitore del gruppo A.



Tuttavia, los Cementeros iniziano la Liguilla con il piede sbagliato. Nella semifinale d'adata, il Chivas di Guadalajara espugna l'Azteca grazie ad una rete sul filo di lana di "Willy" Gomez, lanciando una pesante ipoteca sul passaggio del turno. Una settimana più tardi, nel catino fiammeggiante dello Jalisco, il Cruz Azul non può fare calcoli: deve vincere.
Cruz Azul-Chivas 0-1
E, quando ormai la qualificazione sembra evaporare, con il risultato inchiodato sullo 0-0 iniziale, Bustos e Mucino tirano fuori los Cementeros dalla sabbie mobili in cui erano piombati, silenziando d'un colpo il sin lì chiassoso pubblico tapatino. Dall'altra parte del tabellone è battaglia tra Club America e Monterrey. Cremas e Rayados danno vita ad una contesa estenuante, logorante,  e avvicente. Sembra un duello infinito, tanto che due confronti non bastano a decretare l'altra finalista: l'America s'impone 1-0 all'Azteca, salvo poi perdere con il medesimo scarto (2-1) nel tempio del calcio regiomontano. A spuntarla, nello spareggio disputato sul neutro di Leon, sono Las Aguilas che, strapazzando i biancoblu con un rotondo 3-1, volano in finale, acquistando il diritto alla difesa del titolo.


I campioni in carica dell'America, fisicamente provati dalla scomoda appendice con il Monterrey, contattano il Cruz Azul, chiedendo di disputare la finale in gara unica all'Azteca: i Cementeros vengono incontro alle esigenze dei rivali e  acconsentono. In quegli anni il conjunto americanista è un'autentica corazzata. Nulla lascia presagire che la famigerata "America de Reinoso y Borja", - indubbiamente la squadra più popolare del Paese - guidata in panchina da Josè Antonio Roca, e con alle spalle una delle famiglie più facoltose e influenti di tutto l'universo messicano, quella dell'ambizioso Emilio Azcarraga Milmo, possa fallire la riconferma, lasciandosi sfilare la corona dai fastidiosi coinquilini.
Il Club America nell'annata '71-72
Il copione più gettonato sarebbe stato stravolto dai fatti. Allo scoccare del decimo minuti, infatti, il Cruz Azul trova il modo per punire las Aguilas. Elegante galoppata di Cesareo Victorino che, chioma fluente al vento e testa sempre alta per scrutare l'orizzonte, serve sulla destra l'accorrente Pulido. "Ocho Pulmones", a motivo della sua apparente infaticabilità, impatta la sfera di prima intenzione, infilando Cortes con un diagonale tutt'altro che irresistibile. L'Odissea per un'America in bambola, e completamente in balia delle trame ipnotiche della Maquina Celeste, è appena cominciata. Poco prima della mezzora le Millonetas concedono il bis: il carismatico Fernando Bustos, che serviva la causa azul dai tempi della seconda divisione - e che sette anni più tardi, a trentacinque anni, avrebbe perso la vita in un tragico incidente automobilistico - pennella al centro d'esterno, Vera spizza e anticipa gli intempestivi pugni di Cortes, prolugando per Victorino che, appollaiato sul secondo palo, ringrazia depositando in rete con uno spettacolare tuffo di testa.


Una fase della partita
L'America, asfissiata dal costante pressing portato dai cementeros, continua a non capirci niente, rendendosi pericolosa soltanto con qualche velenosa sortita del cileno Reinoso. E, di fatti, prima della fine del primo tempo c'è spazio anche per la terza rete cruzazulina. Una vera delizia per gli occhi della muraglia umana presente sugli spalti del Coloso di Santa Úrsula. Splendido dai e vai sull'asse Mucino-Bustos: Octavio avvia la "pared", Bustos gli restituisce la palla, liberandolo con un magnifico e geniale colpo di tacco, prima che lo stesso "Centavo" fulmini Cortés con una chirurgica rasoiata. E' la spallata decisiva. L'America è allo sbando e capitola per la quarta volta quando, Cesareo Victorino, evidentemente col piede caldo, esplode un bolide dai trenta metri. E' l'inizio di un giallo: la sfera sbatte sulla parte inferiore della traversa, ricadendo indecifrabilmente dalle parti della riga bianca, prima di venire scaraventata frettolosamente in calcio d'angolo da un difensore americanista. Per l'inflessibile Arturo Yamasaki, il peruviano che nel '70 aveva diretto all'Azteca la celeberrima e indimenticabile "Partita del Secolo" tra Italia e Germania Ovest, il terrificante dardo scagliato da Victorino non ha mai oltrepassato la fatidica linea di gesso. Furibondi, i calciatori del Cruz Azul circondano il guardalinee di competenza nel vano tentativo di convincerlo a tornare sui propri passi, capovolgendo il verdetto iniziale. Non ci riescono. A spegnere le polemiche è lo stesso Yamasaki che, parecchio irritato, si dirige autoritariamente verso il luogo del parapiglia, strappando prepotentemente la palla dalle mani dei giocatori cruzazulini e sistemandola con collera sulla lunetta del corner. Scena epica.

Tuttavia,  qualche attimo più tardi i dubbi sono fugati dal replay che fa gridare allo scandalo tutti i salotti messicani, suffragando le proteste cementere: come si vede dalle immagini rallentate, il pallone ha completamente varcato la linea. Seppur incresciosa e difficile da digerire, la svista di Yamasaki non ha conseguenze sull'esito della finalissima.
La rete ingiustamente non convalidataa Victorino
Nella ripresa, infatti, la Maquina Celeste continuerà a macinare gioco, mantenendo costantemente l'iniziativa nelle proprie mani, e calando addirittura il poker con Muciño, imbeccato ancora una volta dall'incorreggibile Bastos che, dopo aver messo a soqquadro la retroguardia cremas, chiama in causa il "Centavo" con un altro, superbo colpo di tacco. Miguel Marin, fino a quel punto prodigioso nel disinnescare i temibili piazzati dello specialista Reinoso, una vera sentenza su calcio di punizione, capitola solo ad una manciata di minuti dal triplice fischio finale, castigato da un' imparabile zuccata di Enrique Borja, che sigla il classico "gol de la honra" per l'America. Grazie anche agli strepitosi interventi di Marin, leggendario portiere argentino arrivato proprio quell'anno, e grande rimpianto di mercato di don Panchito Hernandez - che avrebbe potuto soffiarlo al Cruz Azul, portandolo, ironia della sorte, alle Aquile, ma che alla fine gli preferì Prudencio Cortes - il Cruz Azul conquistava il suo terzo titolo patrio, detronizzando i padroni di casa dell'America. Nasceva così il "Clásico Joven", una rivalità di nuova formazione destinata in futuro a vivere altre fiammate di rilievo e a movimentare la scena calcistica messicana.



Vincenzo Lacerenza


Il tabellino


Cruz Azul-Club America 4-1 (Città del Messico, 09/07/1972, finale unica Liguilla)

Cruz Azul: Marin, Ramirez, Guzman, Quintano, Galindo, Alejandrez, Victorino, Pulido, Bustos, Mucino, Vera. All: Raul Cardenas

Club America: Cortes, Trujllo, Hernandez, Santillan, Zamora, Hodge, Martins, Ceballos, Borja, Borbolla, Reinoso. All: Josè Antonio Roca

Reti: 10' Pulido, 28' 35', 47' Mucino, 35' Victorino, Borja

Arbitro: Arturo Yamasaki (PER)


Fonti fotografiche: 
univision.com
eluniversal.com.mx
reinoazul09.blogspot
referee.mx






Nessun commento:

Posta un commento